Via alla modifica delle banche centrali

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Via alla modifica delle banche centrali

Chi investe in opzioni binarie deve essere sempre pronto a riconoscere i segni del cambiamento insiti nella società. Ecco perchè è importante illustrare il cambiamento che sta interessando le banche centrali alle prese con scelte politiche e scelte monetarie molto difficili.

Il cambiamento delle banche centrali può essere esemplificato citando soltanto le ultime scelte fatte dalla Banca Centrale Europea, dalla Federal Reserve americana o dalla Banca centrale inglese, che con un acronimo è indicata come BoE.

Partiamo dalla Federal Reserve che ha deciso di mantenere i tassi inalterati ancora per un po’ perché l’America affronta un momento molto difficile e quindi i tassi contenuti possono favorire la ripresa. Tra gli obiettivi della FED c’è dunque la riduzione della disoccupazione entro la soglia definita.

La BCE, invece, ha pensato di mantenere i tassi bassi per dare nuova liquidità al settore bancario e rilanciare l’accesso al credito e di conseguenza anche i consumi.

Ma forse, il cambiamento più interessante riguarda la Bank of England il cui neogovernatore s’interroga sull’opportunità d’insistere ancora sul tema dell’inflazione. Quest’ultima deve essere ancora un obiettivo? Dipende dal ruolo che la banca centrale di turno vuole avere rispetto allo sviluppo economico del paese e dipende anche dall’intenzione di modificare o meno le aspettative degli investitori.

Chi investe in opzioni binarie deve tenere d’occhio il panorama.

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Banche centrali in azione, anche quella Indiana taglia i tassi di interesse

Alla lunga lista delle banche centrali che hanno deciso di intervenire con misure espansive per combattere gli effetti del coronavirus, si aggiunge anche quella dell’India. La Reserve Bank of India infatti ha ridotto inaspettatamente il suo tasso di interesse chiave di 75 punti base, con un voto di 4-2 del comitato di politica monetaria, portandolo al 4,40% (i due voti contrari avrebbero voluto un taglio di 50 pb). La riunione di politica monetaria (con cadenza bimestrale) era prevista per il 31 marzo, 1 e 3 aprile, ma è stata anticipata per via del precipitare della situazione.

La mossa della banca centrale indiana

Il governatore Shaktikanta Das ha anche annunciato altre misure per stimolare la liquidità, preservare la stabilità finanziaria e combattere la recessione economica causata dalla diffusione del coronovirus. La RBI ha anche deciso di mantenere la sua posizione accomodante fintanto che sarà necessario per rilanciare la crescita e mitigare l’impatto del coronavirus. “Questa decisione e il suo avanzamento sono stati causati dalla forza distruttiva del virus corona“, ha detto il governatore della RBI. “Dobbiamo mettere in atto uno sforzo bellico per combattere il virus, con misure convenzionali e anche non convenzionali“. A tal proposito, la RBI ha anche annunciato una moratoria di tre mesi sul rimborso dei prestiti a termine di tutte le banche e istituti di credito, a partire dal 1 marzo.

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Le misure del governo

L’azione della RBI si affianca a quella del governo indiano, che giovedì ha svelato un pacchetto di stimoli economici di 1,7 trilioni di Rupie, mentre la nazione deve affrontare un blocco completo per contenere la diffusione ddei contagi. Le misure mirano ad aiutare le famiglie a basso reddito, i lavoratori dipendenti e le piccole imprese, ovvero quelli più vulnerabili al blocco di 21 giorni.

Rupia indiana in netto calo a marzo

Sul fronte valutario, la Rupia indiana è crollata in questo periodo, come tutte le valute dei mercati emergenti (qui ad esempio si parla del cambio euro try previsioni 2020). Dalla fine di febbraio ad oggi, il cambio USD-INR è cresciuto da 72 fino a 75 (dopo aver raggiunto un nuovo massimo storico a quota 77).

Bond, come i gestori si preparano all’ondata di liquidità delle banche centrali

Nonostante il supporto delle politiche monetarie, gli investitori temono che gli effetti economici del coronavirus possano portare ad una nuova spirale di deficit e debito dei Paesi. Ecco cosa sta accandendo sui mercati obbligazionari

di Paola Valentini 23/03/2020 14:55

tempo di lettura

Per far fronte all’emergenza economica del coronavirus, le banche centrali e i governi stanno scendendo in campo con un arsenale monetario e fiscale senza precedenti. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve nell’arco delle ultime due settimane, ha ridotto di 150 punti base i tassi di interesse, introdotto un programma di allentamento quantitativo (Qe) da 700 miliardi di dollari e ampliato le operazioni di Repo per 1,5 trilioni.

Anche sul fronte fiscale, il Tesoro americano è ormai dichiaratamente in modalità whatever it takes. In Europa, sul fronte monetario, nonostante non abbia tagliato i tassi, la Bce ha fornito una potente risposta alla crisi del Covid-19. Nella riunione del 13 marzo aveva dapprima annunciato misure per sostenere il prestito bancario e ampliato il suo programma di acquisto di attività da 120 miliardi di euro.

In seguito, il 18 marzo, ha annunciato l’inizio di un nuovo programma, Pandemic Emergency Purchase Programme (Peep) di acquisto di attività da 750 miliardi di euro. Dal punto di vista fiscale, il governo italiano ha approvato un pacchetto di salvataggio pari a 25 miliardi. In Francia sono stati approvati 45 miliardi di sostegni finanziari per aziende e lavoratori colpiti dalla pandemia di coronavirus e sono stati previsti circa 300 miliardi di garanzie statali per prestiti bancari alle imprese. Sulla stessa linea della Francia, anche la Gran Bretagna. Fino ad oggi, le misure adottate da Berlino per fronteggiare il coronavirus riguardano l’attivazione di garanzie statali, fino a circa 600 miliardi di euro.

Il mercato si augura inoltre passi in avanti in termini di condivisione dei rischi tra Paesi attraverso l’avvio dell’atteso programma congiunto di emissioni di titoli di stato dell’Eurozona.

Cosa sta accadendo nel frattempo sui mercati obbligazionari? “Nonostante il supporto delle banche centrali, i mercati obbligazionari temono che gli effetti economici del coronavirus possano portare ad una nuova spirale di deficit e debito dei Paesi. Ricordiamo che, a novembre 2020, l’indebitamento globale aveva già raggiunto il valore record di 251 trilioni di dollari, equivalenti al 320% del pil mondiale. Il peggioramento della liquidità e del sentiment hanno generato nelle ultime settimane la crescita dei rendimenti nei bond dei Paesi non-core”, osserva Vittorio Fontanesi, portoflio manager dei mercati obbligazionari di AcomeA Sgr.

Anche il repentino e brusco calo del prezzo del petrolio sotto i 30 dollari al barile ha contribuito negativamente sull’andamento degli asset, bond e valute, delle economie maggiormente dipendenti dall’export di greggio e delle commodities legate al ciclo. “Tra queste si segnalano Ecuador, Angola, Libano, Zambia, Ghana, Nigeria e Oman che hanno fatto registrare i ribassi più marcati sul mercato obbligazionario dell’ultimo mese”, aggiunge il gestore di AcomeA.

Fontanesi si concentra sugli gli spread del credito di grado speculativo (high yield) che si sono ampliati nelle ultime settimane. “Tuttavia, i ribassi dei prezzi sono ancora distanti rispetto a quelli registrati nel 2009. Per questo motivo, riteniamo che ai livelli attuali quest’area mostri ancora più rischi che opportunità”, aggiunge.

Invece, i mercati obbligazionari dei Paesi periferici dell’Eurozona hanno accolto positivamente l’annuncio del Pepp da parte della Bce. “Prima dell’annuncio, lo spread contro Bund dei Btp italiani era passato da 135 punti a 300 punti, del decennale spagnolo da 62 a 148 punti e del decennale portoghese da 62 a 170 punti. Dopo tutte le curve dei paesi periferici dell’eurozona hanno abbassato i loro rendimenti, pur mantenendosi leggermente sopra i livelli di un mese fa”, osserva Fontanesi che indica come sta operando sui fondi obbligazionari.

“In questa fase riteniamo che possano emergere opportunità di rendimento interessanti, ma è determinante adottare una strategia di bond-selection accurata. Attraverso una serie di studi e analisi che abbiamo condotto, abbiamo individuato quelle economie che potenzialmente potrebbero assorbire meglio shock negativi. Ad esempio, quei Paesi che presentano una bassa correlazione al prezzo delle materie prime o che godono di ampi buffer di liquidità per sostenere la loro divisa e fronteggiare pressioni della bilancia dei pagamenti”, aggiunge il gestore di AcomeA.

In termini di operatività, negli ultimi giorni, “abbiamo investito in Cct italiani con scadenze 2024 e 2025, sfruttando l’opportunità offerta dalla finestra temporale di allargamento dello spread tra Btp e Bund. Preferiamo comunque mantenerci su scadenze medio/brevi evitando un’eccessiva esposizione alla duration. Nei fondi Breve termine e Eurobbligazionario abbiamo incrementato al margine la nostra esposizione ai subordinati bancari italiani: il T2 di Monte dei Paschi e i T1 di Intesa, Banco Bpm e Unicredit”, rivela Fontanesi.

Sul fronte dei Paesi emergenti, “abbiamo aumentato la nostra esposizione sul Sud Africa a lunga scadenza, sfruttando il recente ribasso dei prezzi. Abbiamo acquistato emissioni dell’Egitto e incrementato il peso della Turchia 2045 sul fondo Performance”, conclude l’esperto di AcomeA.

“Una cosa buona che possiamo dire è che oggi la leva finanziaria è molto più bassa rispetto all’ultima crisi finanziaria, quindi la vendita indotta dai margini è ancora presente, ma non come abbiamo visto nel 2008 e nel 2009”, premette di Mark Holman, ceo di Twenty Four Asset Management, ricordando che la parte del mercato che dovrebbe sentire maggiormente lo stress di liquidità è il credito, e così è stato.

“Il vuoto di liquidità ha fatto sì che i prezzi delle obbligazioni siano scesi a questi livelli a un ritmo mai visto prima. Anche se questo è un momento doloroso, forse in qualche modo è stata una buona cosa perché gli investitori probabilmente non dovrebbero vendere rendimenti di questa portata. In molti casi, il ritmo delle mosse ha impedito loro di farlo, il che dovrebbe essere il motore di un lungo periodo di performance migliore”, nota ancora il gestore.

La logica di tutto questo è semplice: gli investitori sono alla ricerca di contanti. Quando potrebbe finire? “Siamo già a livelli che pensiamo si riveleranno il miglior punto di ingresso per il prossimo decennio. Abbiamo visto un incredibile volume di flussi in un lasso di tempo molto breve e i prezzi degli asset hanno reagito. Pensiamo che il miglior barometro per quando questa situazione sarà finita sia quando le vendite forzate finiranno o saranno travolte da acquirenti opportunisti, e contemporaneamente gli investitori avranno di nuovo i loro saldi di cassa a livelli in cui si sentiranno di nuovo a proprio agio. I fondi comuni d’investimento americani hanno aggiunto 95 miliardi di dollari ai saldi di cassa solo nell’ultima settimana, quindi siamo sulla buona strada”, conclude il money manager. (riproduzione riservata)

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