Vaticano il papa contro il riciclaggio

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Il Vaticano contro il riciclaggio

Dopo la denuncia accorata, e senza precedenti, rivolta da monsignor Carlo Maria Viganò direttamente al Papa circa l’esistenza di «corruzione e e prevaricazioni da tempo radicate nella gestione delle diverse direzioni» del Governatorato, la Santa Sede ha reagito facendo proprie tre convenzioni internazionali per rendere più incisiva la prevenzione contro forme di riciclaggio, traffico di droga e criminalità organizzata.
Sarà semplice coincidenza temporale, ma le accuse di Viganò rese pubbliche prima da Libero e poi durante la trasmissione di Gianluigi Nuzzi, Gli Intoccabili, andata in onda il 25 gennaio su La7, forse hanno dato una spinta Oltretevere. Certo è che l’inchiesta un primo effetto lo ha avuto, visto che la Segreteria di Stato e il Governatorato, ha fatto sapere il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, «si sentono impegnati a perseguire tutte le vie opportune, se necessario legali, per garantire l’onorabilità di persone moralmente integre e di riconosciuta professionalità».

Nel mirino narcotraffico, crimine organizzato, terrorismo

La Santa sede ha infatti ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro il traffico illecito di narcotici e sostanze psicotrope del 20 dicembre 1988. Inoltre è stata sancita l’adesione alla Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo del 9 dicembre 1999, e alla Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, del 15 novembre 2000.
LA FIRMA DI BERTONE. I documenti di ratifica e adesione firmati dal Segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, portano la data del 24 gennaio. Il giorno successivo a Palazzo di Vetro a New York, monsignor Francis Assisi Chullikat, Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu, ha depositato la documentazione presso il Segretario Generale Onu.
LA SVOLTA DEL 2020. a decisione ha rinforzato quella presa alla fine del 2020, quando il Vaticano, per volere del Papa, decise di dotarsi di una nuova normativa antiriciclaggio, in linea con le leggi internazionali. E rappresenta un ulteriore passaggio verso il possibile ingresso dello Stato più piccolo del mondo nella white list dell’Ocse dei Paesi virtuosi.
«Il passo compiuto vuole essere un ulteriore riconoscimento da parte della Santa sede del fattivo impegno con cui la comunità degli Stati previene e combatte gravissime attività criminali transnazionali, di tragica attualità, attraverso appropriati strumenti di cooperazione internazionale», ha spiegato monsignor Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti tra Oltretevere e gli Stati, in sostanza il ministro degli Esteri vaticano, ricordando tra l’altro il «Motu Proprio» di Benedetto XVI per la prevenzione ed il contrasto delle attività illegali in campo finanziario e monetario. RINFORZARE LA PREVENZIONE. «Molto opportunamente», affermava il Papa in quel documento, «la comunità internazionale si sta sempre più dotando di principi e strumenti giuridici che permettano di prevenire e contrastare il fenomeno del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. La Santa Sede approva questo impegno e intende far proprie queste regole».
Il passo compiuto dal Vaticano, ha spiegato Mamberti, riflette la determinazione di adeguare l’ordinamento interno ai più rigorosi parametri normativi concordati a livello internazionale, e in particolare alle raccomandazioni in materia di finanziamento del terrorismo e di antiriciclaggio che arrivano dal Gafi/Fatf, l’organismo intergovernativo che elabora e sviluppa le strategie di lotta al riciclaggio del denaro sporco a livello internazionale. «Nell’odierno contesto internazionale, marcato da gravissime e ripetute violenze per motivi religiosi troppo spesso ai danni dei cristiani», ha fatto notare Mamberti, «ritengo doveroso sottolineare che tali tipi di cooperazione internazionale in futuro potranno anche giovare a prevenire e contrastare dette gravi offese alla vita e alla libertà religiosa di ogni essere umano».

Papa Francesco contro il riciclaggio: ecco il testo del Motu Proprio

Papa Francesco ha emesso un Motu Proprio per la prevenzione ed il contrasto del riciclaggio, del finanziamento del terrorismo e della proliferazione di armi di distruzione di massa. Ma con esso la Santa Sede vuole puntellare sopratutto il proprio sistema finanziario, rendendo trasparente e riconosciuto a livello internazionale. E’ stato infatti istituito un “Comitato per la Sicurezza Finanziaria”, il cui testo stabilisce la funzione di vigilanza e di regolamentazione dell’Aif, l’Autorità di Informazione Finanziaria. In tal senso, Papa Francesco raccoglie l’eredità di una riforma che era già iniziata sotto Benedetto XVI, e la porta avanti sulla base di quelle stesse linee guida. Se l’estensione delle leggi vaticane a tutti gli enti vaticani è quasi una “prassi” (vedi per il nuovo codice penale e la legge antiriciclaggio vaticana nel 2020), il percorso della Santa Sede verso un sistema finanziario puro e non era assolutamente da trascurare.

Queste le funzioni del Comitato di Sicurezza Finanziaria, come definite dal Motu Proprio: stabilisce criteri e modalità per l’elaborazione della valutazione generale dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo e della proliferazione di armi di distruzione di massa; approva la valutazione generale dei rischi e il suo regolare aggiornamento; individua le misure occorrenti per la gestione ed il contenimento dei rischi; coordina l’adozione ed il regolare aggiornamento di politiche e procedure per la prevenzione ed il contrasto del riciclaggio, del finanziamento del terrorismo e della proliferazione di armi di distruzione di massa; promuove l’attiva collaborazione e lo scambio di informazioni tra le Autorità competenti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano; assicura agli organismi interessati un’informazione appropriata sui rischi rilevati; adotta procedure e linee guida interne; chiede informazioni alle Autorità ed agli enti che operano nell’ambito della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano; domanda studi e pareri ad esperti esterni.

Ecco il testo: La promozione dello sviluppo umano integrale sul piano materiale e morale richiede una profonda riflessione sulla vocazione dei settori economico e finanziario e sulla loro corrispondenza al fine ultimo della realizzazione del bene comune. Per questo motivo la Santa Sede, in conformità con la sua natura e missione, partecipa agli sforzi della Comunità internazionale volti alla protezione e alla promozione dell’integrità, stabilità e trasparenza dei settori economico e finanziario e alla prevenzione ed al contrasto delle attività criminali.

In continuità con l’azione già intrapresa in questo ambito a partire dal Motu Proprio del 30 dicembre 2020 per la prevenzione ed il contrasto delle attività illegali in campo finanziario e monetario, del mio predecessore Benedetto XVI, desidero rinnovare l’impegno della Santa Sede nell’adottare i principi e adoperare gli strumenti giuridici sviluppati dalla Comunità internazionale, adeguando ulteriormente l’assetto istituzionale al fine della prevenzione e del contrasto del riciclaggio, del finanziamento del terrorismo e della proliferazione delle armi di distruzione di massa.

Con la presente Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio adotto le seguenti disposizioni.

Articolo 1
I Dicasteri della Curia Romana e gli altri organismi ed enti dipendenti dalla Santa Sede, nonché le organizzazioni senza scopo di lucro aventi personalità giuridica canonica e sede nello Stato della Città del Vaticano sono tenuti ad osservare le leggi dello Stato della Città del Vaticano in materia di:
a) misure per la prevenzione ed il contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo;
b) misure contro i soggetti che minacciano la pace e la sicurezza internazionale;
c) vigilanza prudenziale degli enti che svolgono professionalmente un’attività di natura finanziaria.

Articolo 2
L’Autorità di Informazione Finanziaria esercita la funzione di vigilanza prudenziale degli enti che svolgono professionalmente un’attività di natura finanziaria.

Articolo 3
I competenti organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano esercitano la giurisdizione nelle materie sopra indicate anche nei confronti dei Dicasteri e degli altri organismi ed enti dipendenti dalla Santa Sede, nonché delle organizzazioni senza scopo di lucro aventi personalità giuridica canonica e sede nello Stato della Città del Vaticano.

Articolo 4
È istituito il Comitato di Sicurezza Finanziaria con il fine di coordinare le Autorità competenti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano in materia di prevenzione e di contrasto del riciclaggio, del finanziamento del terrorismo e della proliferazione di armi di distruzione di massa. Esso è disciplinato dallo Statuto unito alla presente Lettera Apostolica.
Stabilisco che la presente Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio venga promulgata mediante la pubblicazione su L’Osservatore Romano.

Dispongo che quanto stabilito abbia pieno e stabile valore, anche abrogando tutte le disposizioni incompatibili, a partire dal 10 agosto 2020.
Dato a Roma, dal Palazzo Apostolico, l’8 agosto dell’anno 2020, primo del Pontificato.
FRANCISCUS PP.

STATUTO DEL COMITATO DI SICUREZZA FINANZIARIA
Articolo 1 – Composizione.
1. Il Comitato di Sicurezza Finanziaria è composto da:
a) l’Assessore per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, che lo presiede;
b) il Sotto-Segretario per i Rapporti con gli Stati; c) il Segretario della Prefettura per gli Affari Economici;
d) il Vice-Segretario Generale del Governatorato; e) il Promotore di Giustizia presso il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano;
f) il Direttore dell’Autorità di Informazione Finanziaria; g) il Direttore dei Servizi di Sicurezza e di Protezione Civile del Governatorato.

Articolo 2 – Funzioni.
Il Comitato di Sicurezza Finanziaria:
a) stabilisce criteri e modalità per l’elaborazione della valutazione generale dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo e della proliferazione di armi di distruzione di massa;
b) approva la valutazione generale dei rischi e il suo regolare aggiornamento;
c) individua le misure occorrenti per la gestione ed il contenimento dei rischi;
d) coordina l’adozione ed il regolare aggiornamento di politiche e procedure per la prevenzione ed il contrasto del riciclaggio, del finanziamento del terrorismo e della proliferazione di armi di distruzione di massa;
e) promuove l’attiva collaborazione e lo scambio di informazioni tra le Autorità competenti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano;
f) assicura agli organismi interessati un’informazione appropriata sui rischi rilevati;
g) adotta procedure e linee guida interne;
h) chiede informazioni alle Autorità ed agli enti che operano nell’ambito della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano;
i) domanda studi e pareri ad esperti esterni.

Articolo 3 – Sedute
1. Il Comitato di Sicurezza Finanziaria è convocato dal Presidente, di norma ogni quattro mesi, nonché ogni qualvolta lo ritenga necessario.
2. In caso di assenza del Presidente le sedute sono presiedute dal Sotto-Segretario per i Rapporti con gli Stati.
3. Il Presidente fissa l’ordine del giorno della seduta, ne coordina i lavori e provvede affinché adeguate informazioni sulle materie indicate nell’ordine del giorno vengano fornite a tutti i membri.
4. L’avviso di convocazione, contenente l’ordine del giorno, è inviato ai membri di norma cinque giorni prima di quello fissato per la riunione. Nei casi di urgenza, l’avviso di convocazione è effettuato almeno un giorno prima della seduta con telefax, posta elettronica o altro mezzo immediato di comunicazione.
5. Le deliberazioni del Comitato di Sicurezza Finanziaria sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti.
6. Il ruolo di Segretario è svolto dal Direttore dell’Autorità di Informazione Finanziaria.
7. Il Presidente può invitare a partecipare alle sedute del Comitato esperti e tecnici nelle materie di competenza.

Repubblica.it Vaticano

Nuovo fronte dopo i corvi: indagato Nattino per i conti dirottati in Svizzera. I pm italiani sullo Ior: “Per quarant’anni ha operato senza autorizzazioni”

di MARCO ANSALDO

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RepTv News, Ceccarelli: il vero mistero Вќ una Chaouqui in Vaticano

CITTÀ DEL VATICANO. Per Vatileaks 2 non ci sono al momento altri indagati, dice il portavoce papale, padre Federico Lombardi. Ma sulla trasparenza finanziaria un nuovo fronte si apre in Vaticano per sospetto riciclaggio di denaro, insider trading e manipolazione del mercato. Il promotore di giustizia pontificio ha avviato le indagini su operazioni di compravendita di titoli e transazioni riconducibili a Giampietro Nattino, presidente di Banca Finnat Euramerica. Un provvedimento scattato dopo un rapporto dell’Autorità di informazione finanziaria. “Il medesimo ufficio – ha detto Lombardi – ha richiesto la collaborazione dell’autorità giudiziaria italiana e svizzera mediante lettere rogatorie”.

Il nome di Nattino era emerso martedì in un rapporto pubblicato dall’agenzia Reuters, su possibili reati che avrebbero coinvolto l’Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica che gestisce finanze e immobili. Secondo il dossier di 33 pagine gli inquirenti vaticani sospettano che Nattino abbia utilizzato conti Apsa con un saldo di oltre 2 milioni di euro, poi spostati in Svizzera alcuni giorni prima che il Vaticano introducesse regole più severe contro il riciclaggio. Il presidente di Finnat ha replicato: “Ribadisco di avere sempre operato nel pieno rispetto delle normative in vigore con la massima trasparenza e correttezza. Sono ovviamente a disposizione delle autorità competenti per ogni chiarimento”.

Una nuova indagine è anche quella della procura di Roma sugli ex dirigenti dello Ior, Paolo Cipriani e Massimo Tulli. Sono accusati di abusiva attività bancaria e finanziaria per fatti avvenuti prima del 2020. Fino a quella data, infatti, lo Ior avrebbe gestito fondi e finanziamenti senza esserne autorizzato.

Prosegue intanto a fasi serrate l’inchiesta su Vatileaks 2, alla ricerca di altri corvi oltre a quelli già individuati. Il sito cattolico spagnolo ” Religion digital” sostiene che la Gendarmeria vaticana starebbe indagando sul marito di Francesca Chaouqui, la pierre arrestata assieme a monsignor Lucio Vallejo Balda. La ex esponente della Commissione referente per l’Economia, che sta collaborando con gli inquirenti, era stata subito rilasciata. Il marito, Corrado Lanino, è un informatico che ha contribuito alla realizzazione della rete intranet del Vaticano. A questo proposito padre Lombardi ha detto che “una cosa è che alla luce delle risultanze degli interrogatori si facciano altre verifiche, altro è che vengano interrogate delle persone come indagate”.

Sui due libri in uscita che pubblicano diversi documenti segreti il portavoce ha detto che le rivelazioni di entrambi sono già superate dalle riforme del Papa: “La riorganizzazione dei dicasteri economici, la nomina del revisore generale, il funzionamento delle istituzioni di controllo delle attività economiche e finanziarie”. Il Pontefice “va avanti molto sereno”. Ma è “assolutamente surreale” pensare che il Vaticano decida cosa fare, sulla riforma economica e amministrativa, in base “ai libri di Nuzzi o Fittipaldi”.

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Ieri il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, ha anche rinnovato il consiglio direttivo della Fondazione Bambin Gesù, al centro delle polemiche per i soldi destinati ai lavori nell’attico del cardinal Bertone. Per garantire “trasparenza, solidarietà e innovazione” sono stati nominati sei consiglieri i cui nomi più noti sono quelli di Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera, Anna Maria Tarantola, ex presidente Rai, e il diplomatico Antonio Zanardi Landi, già ambasciatore italiano presso la Santa Sede.

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