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Settembre positivo per le industrie

Settembre molto buono per quanto concerne la produzione industriale in Italia, elevatasi dello 0,4% in confronto ad agosto 2020, mese in cui si era invece registrata una riduzione dello 0,3 per cento come ha confermato oggi l’Istat. A bilanciare il lieve incremento della produzione industriale è il Centro studi Confindustria, che parla di un -25,3% per ciò che riguarda la distanza dell’ultimo dato dal picco di attività pre-crisi, il quale risale all’aprile del 2008.

Ragionando da trimestre a trimestre, per il terzo trimestre di questo anno il Csc ha stimato un passo indietro netto della produzione dello 0,9% sul precedente. In calata anche il dato del secondo trimestre in confronto al primo trimestre: la stima è al -1 per cento. Il quarto trimestre ha ereditato dal precedente una variazione congiunturale di +0,2 per cento. Per il Centro studi Confindustria, il dato Istat relativo ad agosto risente «del calo nel settore energetico, senza il quale la variazione sarebbe risultata nulla». Dalla composizione per prodotti e tipologie emergono «segnali importanti e coerenti con le prime fasi di ripresa»: beni di consumo +2,2% (+8,9% i durevoli); beni intermedi +1,3%; beni d’investimento +0,1%».

Si tratta dunque di un autunno positivo per le imprese manifatturiere. I dati qualitativi rilevati presso le imprese manifatturiere, prosegue il Csc, «sono molto positivi e indicano più forti progressi dell’attività industriale in autunno. In settembre sono migliorati le attese a tre mesi sulla produzione e i giudizi sugli ordini. Secondo i direttori degli acquisti (indagine Mar-kit) in settembre è aumentata l’attività industriale: la relativa componente del PMI mani-fatturiero si è attestata a 52,9 (da 54,4), sopra la soglia di neutralità di 50 per il quarto mese consecutivo».

LE REGIONI

Digital Paper: Top Aziende

# EMILIA ROMAGNA # MARCHE

EMILIA ROMAGNA

Un altro anno chiuso in positivo
Ma l’export è un osservato speciale

La regione resta al vertice in Italia, preoccupa il rallentamento dell’economia internazionale. Le previsioni per il 2020 restano buone. Lieve crescita anche per il tasso di occupazione

di Marco Principini

L’economia dell’Emilia Romagna ha chiuso il 2020 in positivo e la regione si è confermata tra quelle che crescono di più in Italia. Ma, visto il rallentamento degli scambi a livello globale, la sua forte vocazione all’export la mette più a rischio rispetto ad altre realtà di «un forte contagio internazionale». Questa analisi è contenuta nel Rapporto 2020 sull’economia regionale di Unioncamere, dal quale emergono appunto luci e ombre: le prime riguardano l’export e il rilancio di alcuni settori in difficoltà come le costruzioni, le seconde raccontano, invece, di una contrazione del numero delle imprese e di nuove figure professionali che si fa ancora fatica a formare e trovare.
Secondo le ultime analisi di Prometeia, la crescita del Pil a fine anno è stata del +0,5%, con un incremento che nel 2020 potrebbe salire al +0,8%. E’ stato il settore delle costruzioni a contribuire maggiormente a questa crescita: +4,1% rispetto al 2020, mentre industria e servizi si fermano a un +0,1%. A sostenere il manifatturiero sono, ancora una volta, le esportazioni, in crescita del 3,7%. Variazione positiva anche per gli investimenti (+2,9%), così come la domanda interna che segnerà a fine anno un +1,1%. Sul fronte del lavoro, il numero degli occupati è invece stimato in aumento di un ulteriore 1,4% e contestualmente il tasso di disoccupazione si è ridotto al 5,5% nel 2020. Per quanto riguarda le imprese, a fine settembre quelle attive in regione erano poco più di 400mila, lo 0,7% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a fronte di un aumento del numero degli addetti dell’1,9%. La flessione, hanno spiegato da Unioncamere, «non va interpretata negativamente in quanto associata a una crescita occupazionale e, quindi, a un rafforzamento delle imprese esistenti». Le aziende straniere in Emilia Romagna sono oltre 49mila, il 12% del totale e il 2% in più rispetto all’anno precedente. Gli imprenditori con nazionalità estera maggiormente presenti in regione provengono dalla Cina, che nel 2020 ha sopravanzato il Marocco, quest’ultimo nel 2020 superato anche dall’Albania. Variazioni ancora negative per quanto riguarda le imprese giovanili, diminuite nell’ultimo anno del 2% in termini di aziende, mentre l’occupazione è cresciuta del 2%. Analizzando i settori, crescono le costruzioni, seppur con diffusi segnali di rallentamento, tanto che il volume d’affari nei primi nove mesi del 2020 è aumentato solo dello 0,1%. Agricoltura e allevamento vanno a marce alterne, anche se in un anno sono andate perse quasi 2mila imprese. Segno meno, invece, dopo 16 trimestri di crescita ininterrotta, per l’industria: nei primi nove mesi del 2020 la produzione è calata dell’1,1%, nonostante una crescita dell’export manifatturiero del 4,6%.
Guardando al futuro, sarà positivo secondo le previsioni di Unioncamere, perché – si legge nel rapporto – «nonostante il rallentamento, l’Emilia Romagna si prospetta comunque al vertice tra tutte le regioni italiane per capacità di crescita nel 2020 e lo sarà anche nel 2020, insieme al Veneto». Così, se da un lato la crescita del valore aggiunto reale prodotto dall’industria si ridurrà sensibilmente nel 2020 (+0,3%), «la tendenza positiva sarà prontamente ripresa nel 2020 (+1,7%)». Analogamente, «il tasso di occupazione raggiungerà il 46,1% nel 2020 e dovrebbe giungere al 46,3% nel 2020». Il dato di quest’anno «risulterà inferiore di solo un decimo di punto percentuale rispetto al livello del 2008 e di 1,1 punti al di sotto del precedente massimo risalente al 2002». Le esportazioni sono previste in salita del 2,1%. Guardando a dati più recenti, si accentua e si fa evidente la frenata dell’industria in Emilia-Romagna nel terzo trimestre del 2020. Lo ha evidenziato l’indagine congiunturale realizzata da Unioncamere Emilia Romagna nell’ambito della collaborazione con Confindustria e Intesa Sanpaolo. Dal dossier emerge che la produzione dell’industria in regione è scesa dell’1,7% rispetto all’analogo periodo del 2020, confermando la tendenza negativa del trimestre precedente (-0,8%). Il fatturato a valori correnti si è ridotto dell’1,3%, mentre il fatturato estero ha contenuto la correzione (-0,4%). La prospettiva, spiega Unioncamere, non appare incoraggiante considerato che l’acquisizione degli ordini mostra una tendenza peggiore (-1,8%). L’unico conforto, secondo gli analisti, viene dalla tenuta degli ordini esteri, rimasti invariati. Quanto ai singoli settori, la crescita procede ancora bene per l’industria alimentare, con la produzione in aumento del 2,6%, e a livelli molto più contenuti per l’aggregato delle «altre industrie» (+0,4%). L’industria del legno e del mobile fa solo un lieve passo indietro (-0,4%). Invece, per le industrie meccaniche, elettriche e mezzi di trasporto (-2,7%) e per la metallurgia (-3,2%) il passo indietro è ampio, ma la flessione è pesante per le industrie della moda (-6,1%). Secondo l’indagine Istat, l’occupazione dell’industria in senso stretto dell’Emilia- Romagna ha chiuso il terzo trimestre nuovamente in aumento, giungendo quasi a quota 548 mila unità, con una crescita del 2,1%, pari a poco più di 11 mila unità rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso.

LA SCHEDA

Le costruzioni danno un colpo

Le imprese attive sono poco più di 400mila, in leggero aumento

1- Lavoro
Il numero degli occupati è stato stimato per il 2020 in aumento di un altro 2%.

2- Edilizia
Le costruzioni crescono, seppur con diffusi segnali di rallentamento, tanto che il volume d’affari nei primi nove mesi del 2020 è aumentato solo dello 0,1%.

3- Le imprese
Per quanto riguarda le imprese, a fine settembre quelle attive in regione erano poco più di 400mila, lo 0,7% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

4- Agricoltura e allevamento
Vanno a marce alterne, anche se in un anno sono andate perse quasi 2mila imprese.

MARCHE

Fatturato ok per le piccole imprese
Si fatica sui mercati internazionali

Il Pil marchigiano è inferiore dell’8,4% rispetto a quello di 11 anni fa, non si recupera il gap con l’Italia. Soffrono i distretti della calzature, dell’abbigliamento e delle cucine. Sorride solo l’alimentare

di Marco Principini

Come sta l’economia delle Marche? Il fatturato è in crescita (+4,3%) per le imprese sotto i 20 dipendenti nel primo semestre dell’anno, ma con un trend che rallenta; mentre nei primi 11 mesi del 2020 è proseguita l’emorragia di piccole aziende (da 148.858 a 147.448; -1.410). I dati sono emersi dal periodico rapporto dell’Osservatorio congiunturale Trend Marche presentato da Cna, Confartigianato e Ubi Banca, e realizzato analizzando i bilanci di un campione di 3mila imprese. Tra i protagonisti del report anche il rettore della Politecnica Marche, Gian Luca Gregori, e Ilario Favaretto (Università di Urbino), componenti del comitato scientifico.
Analizzando il trend delle Marche, emerge un andamento positivo dei ricavi ‘per conto terzi’ (+8,1%) e delle spese per retribuzioni (+21,2%); in calo le spese per i consumi (-8,7%). L’export rimane stagnante: nei primi nove mesi del 2020 è cresciuto del 3,3% in pratica solo grazie ai settori della nautica e della farmaceutica. Entrando nel dettaglio, le esportazioni regionali (8,9 miliardi di euro) sono salite di 286,3 milioni e settori come nautica e farmaceutica hanno fatto registrare rispettivamente +355,8 e +169,3 milioni di euro. Ci sono segnali di ripresa per i ricavi delle piccole e medie imprese: sono 125.325 con meno di 50 dipendenti (99,4% del totale) e 119.139 con meno di 10 addetti (94,5%); ma non bastano alle Marche per recuperare il gap con l’Italia e con i dati precrisi del 2008: il Pil marchigiano è inferiore dell’8,4% rispetto a quello di 11 anni fa (38,2 miliardi contro 41,7 del 2008); -3,4% il divario nello stesso periodo per l’Italia. In crescita in particolare il fatturato delle imprese di costruzioni (+14,1), servizi (+4,8%), ristorazione e turismo (+4,4%); in diminuzione i ricavi per manifatturiero (-3,4%), tessile abbigliamento e calzature (-13%) e meccanica (-12,2%) con l’eccezione della meccanica di base (+4,3%). Segnali preoccupanti per il calo delle imprese arrivano da commercio (-750 unità in 11 mesi), agricoltura (-688), manifatturiero (-258) e costruzioni (-334). In controtendenza attività di noleggio, agenzie viaggio e supporto imprese (+172), immobiliari (+160) e professionali tecniche e scientifiche (+141). «La Regione si è messa in campo con forza per sostenere il sistema produttivo regionale» ha ricordato Manuela Bora, assessore regionale all’Industria, all’Artigianato e al Commercio. «Complessivamente sono stati attivati 562,2 milioni di euro delle risorse del Fesr (92% del totale). Di questi fondi, il 47,2% pari a 248,6 milioni di euro, sono stati destinati alle imprese per favorire innovazione, diffusione digitale, competitività, sostenibilità, ambiente, cultura, turismo e ricostruzione. Le aziende coinvolte sono state 1.682 con una stima di 1.335 nuovi occupati».
Per analizzare lo stato dell’economia delle Marche, si possono osservare anche i dati dell’export dei nove distretti marchigiani, con risultati – secondo l’ultima rilevazione – che non sono incoraggianti. Continua, infatti, il trend negativo relativamente al secondo trimestre 2020: – 8,8%. Solo il settore Cartario di Fabriano riesce a conservare un dato positivo al termine del primo semestre dell’anno, +5,8%. Questi numeri emergono dal Monitor dei Distretti industriali delle Marche, curato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo. Nessun Distretto registra risultati positivi e solo uno riesce a mantenersi positivo nel dato complessivo del primo semestre 2020: il Cartario di Fabriano. Per il resto Calzature di Fermo -8,8 la variazione tendenziale, penalizzato dal calo subito in Russia, Germania e Francia; Pelletteria di Tolentino -8,5%; la Jeans valley del Montefeltro -24,4% e l’Abbigliamento -13,1%; Cucine di Pesaro -11%; Cappe aspiranti ed elettrodomestici di Fabriano -3,1%; Macchine utensili e per il legno di Pesaro -15,1%; Strumenti musicali di Castelfidardo -0,4%. Il trend sfavorevole è determinato sia dai mercati emergenti (-10,9%), sia da quelli maturi (-7,3%). In evidenza i cali registrati in Russia -21%, in Turchia, in Oman e in Algeria, non compensati dalla buona crescita in Cina e in Indonesia. Nei mercati maturi si è registrata una riduzione dei valori esportati in Svizzera e in Francia, non compensati dai progressi sviluppati negli Stati Uniti e in Giappone.
Da segnalare, infine, che arrivano segnali positivi dall’export alimentare marchigiano nei primi nove mesi del 2020: le esportazioni (164 milioni di euro) in questo settore sono aumentate del 9,2% (+13,8 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2020, una dinamica che quasi triplica il +3,2% del periodo gennaio- settembre 2020 ed è più intensa del +4,2% della media nazionale e del +3,3% dell’export manifatturiero marchigiano. Risulta dalle elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confartigianato Marche. «Quello dell’alimentare – fa notare Giuseppe Mazzarella, Presidente di Confartigianato Imprese Marche – è uno dei comparti a maggiore concentrazione di Medie e piccole imprese e di artigianato». Nelle Mpi fino a 49 addetti sono occupati 3 addetti su quattro (74,8%; 8.944). La crescita di export nel settore alimentare è stata determinata principalmente dalle vendite negli Usa (3,3 milioni di euro; +39,0%), seguono Francia (+2,9 milioni; +21,3%), Germania (+2,6 milioni; +13%) e Regno Unito (+1,7 milioni; +29%).

LA SCHEDA

Emorraggia di mini realtà

Andamento positivo per i settori della nautica e della farmaceutica

1- Trend negativo
Nei primi 11 mesi del 2020 è proseguita l’emorragia di piccole aziende (da 148.858 a 147.448; -1.410).

2- L’export
L’export rimane stagnante: nei primi nove mesi del 2020 è cresciuto del 3,3% in pratica solo grazie ai settori della nautica e della farmaceutica.

3- Pmi
Ci sono segnali di ripresa per i ricavi delle piccole e medie imprese: sono 125.325 con meno di 50 dipendenti (99,4% del totale) e 119.139 con meno di 10 addetti (94,5%).

4- In aumento
Nei primi nove mesi del 2020 le esportazioni (164 milioni di euro) nel settore alimentare sono aumentate del 9,2% (+13,8 milioni di euro) rispetto al 2020.

INTERSCAMBIO COMMERCIALE EXTRA-UE: SETTEMBRE IN TREND POSITIVO

A settembre 2020 si stima, per l’interscambio commerciale con i paesi extra Ue, un aumento congiunturale sia per le esportazioni (+2,5%) sia per le importazioni (+2,0%). L’incremento congiunturale delle esportazioni interessa tutti i raggruppamenti principali di industrie, risultando più sostenuto per i beni di consumo non durevoli (+3,3%) e i beni strumentali (+2,6%). Dal lato dell’import, l’aumento congiunturale è più intenso per l’energia (+4,2%) e i beni di consumo non durevoli (+4,1%). Gli acquisti di beni strumentali (-4,1%) sono invece in diminuzione”. A renderlo noto è l’Istituto Nazionale di Statistica – Istat, con il suo consueto aggiornamento mensile sull’interscambio commerciale.

Nell’ultimo trimestre mobile (luglio-settembre 2020), la dinamica congiunturale dell’export verso i paesi extra Ue risulta debolmente positiva (+0,1%). Al netto della crescita dell’energia (+21,9%) si registra una flessione (-0,6%). Nello stesso periodo, le importazioni mostrano un contenuto aumento congiunturale (+0,5%), determinato dai beni strumentali (+4,6%).

A settembre 2020, le esportazioni sono in marcato aumento su base annua (+9,4%). L’incremento è rilevante per i beni di consumo non durevoli (+24,6%) e i beni intermedi (+10,5%). A differenza delle esportazioni, le importazioni registrano una lieve flessione tendenziale (-0,1%) determinata dall’energia (-8,7%).

Il saldo commerciale a settembre è stimato pari a +1.530 milioni, in forte aumento rispetto a +91 milioni di settembre dello scorso anno. Da inizio anno aumenta l’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici (da +47.789 milioni di gennaio-settembre 2020 a +50.864 milioni di gennaio-settembre 2020).

A settembre 2020 un marcato aumento tendenziale contraddistingue le vendite verso Giappone (+39,5%) e Svizzera (+31,5%). Al contrario, l’export verso paesi MERCOSUR (-7,9%), paesi OPEC (-5,5%) e Cina (-2,6%) è in forte diminuzione.

Gli acquisti dai paesi OPEC (-18,0%) e ASEAN (-5,9%) registrano flessioni tendenziali molto più ampi della media delle importazioni dai paesi extra Ue. In aumento gli acquisti da Giapppone (+15,4%), Turchia (+14,9%), India (+13,2%) e USA (+10,1%).

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