Opzioni binarie la teoria economica dell’austerity e sbagliata

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Opzioni binarie: la teoria economica dell’austerity è sbagliata

Ogni volta che bisogna scegliere e delinare una linea economica e politica si fa sempre riferimento ad algoritmi e teorie. In alcuni casi, a distanza di anni, questi calcoli possono risultare erronei.

Immaginate di avere per le mani una teoria economica e di testarla su una situazione nazionale. Il risultato che vi dà, autorizza la politica a comportarsi di conseguenza, con grandi sforzi da parte di tutto il paese. Poi a distanza di qualche anno provate la stessa teoria in una condizione analoga alla precedente e ottenete un risultato opposto. Il primo dubbio che vi assale è: non si tratta di una teoria assoluta.

Così per la teoria di Rogoff e Reinhart che nel 2020 avevano teorizzato una relazione inversa tra il debito pubblico e la crescita economica. La teoria ha giustificato l’avvento della famosa austerity ma a distanza di 3 anni il calcolo è stato messo in discussione.

L’errore, secondo un altro gruppo di studiosi, sarebbe stato nell’aver preso in esame dei dati e aver fatto una media in modo che fossero rilevanti, con riferimento però a periodi troppo brevi per essere “significativi”.

Adesso Rogoff e Reinhart sono pronti a rivedere il loro lavoro ma non ritengono di aver sbagliato di molto visto che in ogni caso è vero che con elevati livelli di debito c’è una crescita più lenta del paese, magari non negativa ma sicuramente rallentata.

Categoria: Strategie

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Managing Editor: Alex Zarfati

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Tag: capitalismo

Confessioni di un marxista irregolare nel mezzo di una ripugnante crisi economica europea

Il neoministro Yanis Varoufakis è diventato in pochi giorni una sorta di icona pop , il personaggio più noto accanto a Alexis Tsipras del governo di Syriza. Vi propongo grazie a Federico Vernarelli la traduzione di un suo lungo intervento che aiuta a comprendere il suo punto di vista sulla crisi e sui compiti della sinistra radicale in Europa. Il testo originale lo trovate sul blog di Varoufakis. Segnalo che l’editrice Asterios ha meritoriamente pubblicato in Italia il libro di Varoufakis Il Minotauro Globale. Buona lettura!

  1. 1.Introduzione. Una confessione radicale
  1. 3.La fantascienza diventa documentario
  1. 5.Perché eretico? I due errori imperdonabili di Marx
  1. 7.La lezione della signora Thatcher per i radicali europei di oggi
  1. 8.Conclusione: quale è il compito dei marxisti?

Marx aveva ragione. Cinque punti sorprendenti. Karl Marx aveva predetto il 2020

Marx aveva avvertito che la tendenza del capitalismo a conferire un valore elevato a prodotti arbitrari, avrebbe portato nel corso del tempo, a quella che ha chiamato: “una ben congegnata e calcolata sottomissione ad appetiti inumani, sofisticati, innaturali e immaginari”. È una maniera brutale ma accurata di descrivere l’America contemporanea, dove godiamo di un lusso incredibile, eppure siamo spinti da un bisogno incessante di avere sempre di più. Guardate l’iPhone 5S, è davvero tanto meglio dell’ iPhone 5 che avevamo l’anno scorso, o dell’iPhone 4S di un anno prima?

3. L’IMF (La Globalizzazione del Capitalismo)

L’idea di Marx sulla sovrapproduzione delle merci lo ha portato ad anticipare il concetto di ciò che oggi chiamiamo globalizzazione, l’ espansione del capitalismo su tutto il pianeta alla ricerca di nuovi mercati. “La necessità di una costante espansione del mercato per i suoi prodotti, perseguita la borghesia lungo tutta la superficie del globo”, egli scrisse. “ “Deve annidarsi ovunque, insediarsi ovunque, stabilire connessioni in tutto il mondo.” Anche se questo può sembrare un dato evidente ora, Marx scrisse queste parole nel 1848, quando la globalizzazione era lontana più di un secolo. Ed egli aveva ragione non tanto su quello che è accaduto nel ventesimo secolo, quanto sul perché è accaduto. La ricerca incessante di nuovi mercati e manodopera a basso costo, così come la richiesta incessante di maggiori risorse naturali, sono delle fiere fameliche che richiedono di essere alimentate costantemente.

4. Walmart (Monopoli)

La teoria economica classica sosteneva che la competizione fosse un fatto naturale e per tale motivo auto-sostenentesi. Marx d’altro canto, ha sostenuto invece che il potere del mercato avrebbe portato alla costituzione di grandi monopoli e che le aziende avrebbero cercato di divorarsi a vicenda. Tutto ciò può essere apparso strano ai suoi lettori del diciannovesimo. Come scrive Richard Hofstadter: “gli americani davano per scontato che la proprietà sarebbe divenuta largamente diffusa e che il potere economico e politico si sarebbe decentrato”. Fu solo più tardi, nel ventesimo secolo, che la tendenza prevista da Marx apparve evidente. Oggi, i negozi mom-and-pop sono stati sostituiti da monolitici negozi big-box come Wal-Mart, piccole banche di comunità sono stati sostituite da banche globali come JP Morgan Chase e piccoli agricoltori sono stati sostituiti da colossi del calibro di Archer Daniels Midland. Anche il settore tech si sta centralizzando, con le grandi aziende che risucchiano le start-up a ritmi elevati. I politici a parole perorano quel minimo di tutela alle piccole imprese, perseguendo al contempo una violenta politica antitrust, ma al di là delle parole, abbiamo ormai capito che le grandi imprese sono qui per rimanere.

5. Bassi Salari, Elevati Profitti (L’Esercito Industriale di Riserva)

Traduzione per doppiocieco di Franco Cilli

«Questo capitalismo è in guerra e il debito è la sua arma»

Questa economia è fondata sul debito che diventa una leva nello scontro tra modello Usa e modello renano. Parla Alessandro Somma di Insolvenzfest.

di Checchino Antonini da popooffglobalist

«Questo capitalismo è in guerra e il debito è la sua arma». Seconda edizione, stavolta a Ferrara, di “InsolvenzFest – Confronti pubblici interdisciplinari sull’insolvenza”. Ancora una rivelazione del diritto dell’insolvenza, da condurre fuori dai suoi confini. Questa la sfida culturale riproposta dall’OCI, l’Osservatorio sulla crisi d’impresa, che attraverso una serie di dialoghi tra giuristi, docenti universitari di economia aziendale, filosofia e diritto comparato, giornalisti ed esperti in altre discipline, propone un incontro trasversale tra mondi – l’impresa, l’etica pubblica, il mercato del lavoro, il credito e la giurisdizione, l’associazionismo consumeristico – che raramente si confrontano, se non per controversie su casi singoli. Un festival in cui i temi dell’insolvenza vengono liberati dal loro tecnicismo ed offerti alla curiosità culturale di tutti, con una particolare apertura verso i giovani e gli studenti delle università.

Tra i Relatori di IF 2020 ci saranno Marco Revelli, il magistrato antimafia Raffaele Cantone, Marco Bersani di Attac, il giornalista Luca Martinelli, Andrea Fumagalli, economista.

Il Coordinamento scientifico del festival è a cura di Massimo Ferro ed Alessandro Somma. Il primo è magistrato, il secondo è professore ordinario di diritto privato comparato a Ferrara, autore – tra l’altro – di “Economia di razza. Dal fascismo alla cittadinanza europea” (2009).

«Insolvenzfest – spiega proprio Somma a Liberazione – serve a comprendere il ruolo del debito nella nostra società, come impatta sulla vita di cittadini e lavoratori. Parleremo di debito pubblico e debito privato. Il debito è centrale per capire le trasformazioni di oggi perché la nostra è un’economia fondata sul debito».

Il ragionamento del docente parte dall’esame dell’«unica fase in cui il capitalismo ha prodotto livelli accettabili di esistenza. E’ stato nel secondo dopoguerra quando s’è affermato il modello del fordismo: consumo e produzione di massa». Tutto ciò, in Europa, è stato possibile grazie allo stato sociale che consentiva di liberare reddito per il consumo e, negli Usa, dal credito al consumo anche per i beni primari. «Negli Usa oggi il debito contratto dagli studenti per pagarsi le università ammonta a 700 miliardi di euro, pensa che l’intero debito pubblico italiano è di 2000 miliardi di euro. Questo per dire come una società ha prodotto benessere solo perché c’era credito al consumo oppure un welfare più o meno adeguato. Dunque questa non è una crisi momentanea ma è l’affermazione di un sistema fondato sul debito e questo diventa sempre più grande, gli Usa sono il primo debitore al mondo». L’ipotesi, appunto, è che il debito sia lo strumento di una «guerra tra modelli di capitalismo», spiega ancora Somma che, a If2020, presenterà “Oltre il pubblico e il privato”, il libro di Maria Rosaria Marella, docente a Perugia, e dialgherà con Geminello Preterossi, filosofo del diritto, su “Chi è il debitore?”. La guerra di cui parla Somma è quella del capitalismo Usa al modello europeo, renano, il debito è lo strumento per questa guerra.

«Non a caso Jp Morgan ha individuato con precisione nelle costituzioni prodotte dalla reazione al fascismo (in Italia, Spagna, Grecia e Portogallo) un ostacolo per il liberismo. Non solo c’è la democrazia politica, in quelle costituzioni, ma ci sono elementi di democrazia economica. Lo Stato regola sempre il mercato. La differenza è se lo fa per garantire la concorrenza, le guerre per procurare fonti energetiche sono interventi dello Stato, o per bilanciare gli effetti della concorrenza, della disuguaglianza, per combattere con la forza pubblica la debolezza sociale. Anche la miriade di Authority (il mercato senza regole crea un monopolio) sono un intervento dello Stato ma senza emancipare le persone, senza rimuovere le differenze sociali».

Ecco che si sta affermando in Europa il modello americano che deve semplicemente alimentare la concorrenza, «il fascismo è nato da un cocktail di questo tipo, doveva servire a “riformare” il capitalismo senza il vincolo delle libertà politica, del conflitto sociale – avverte Somma – e anche ora si sta sospendendo la democrazia, si impone agli ordinamenti di superare il compromesso keynesiano e questo avviene disprezzando i parlamenti, imponendo il pareggio di bilancio e il rientro dal debito. Da questo punto di vista siamo tutti molto fuori, direi irrecuperabili. L’Italia è 130% per quanto riguarda il rapporto debito/Pil. Ma, come nella logica dell’usura, il creditore non ha interesse a recuperare il credito ma a controllare il debitore mantenendolo indebitato sempre secondo il medesimo schema: prestito in cambio di tagli a salari e diritti e servizi, dismissioni del patrimonio pubblico e liberalizzazioni, sempre cercando di legare salario alla produttività (creare così l’operaio cooperativo non più conflittuale).

E’ una trasformazione violenta: i lavoratori non rivendicano più diritti, i cittadini non reclamano più servizi, ecco cosa succede con la leva del debito pubblico». Racconta ancora il docente come anche la Germania sia investita da questo processo: lì la Conferenza contro la povertà (i sindacati, l’associazionismo e le chiese) denuncia da tempo redditi di cittadinanza così bassi da non riuscire a garantire la cittadinanza. «Diciamo che esiste una versione esteticamente più forte in Grecia di questo modello e altre varianti negli altri paesi ma sempre su indicazioni della Troika. L’ultimo suo documento contiene le condizioni per interrompere la procedura di infrazione: la ricetta è quella applicata in Grecia e Portogallo, tagli servizi, dimagrimento della pubblica amministrazione e maggiori entrate da ottenere con le dismissioni nei prossimi vent’anni per un gettito di un miliardo di euro l’anno. In Italia la Cassa depositi e prestiti compra, con soldi pubblici, tutto quello che il mercato non riesce ad assorbire».

Perché i soldi non è vero che non ci sono e sarebbero sufficienti per invertire la rotta ed impostare un nuovo modello sociale, basato sulla riappropriazione sociale dei beni comuni e sulla riconversione ecologica dell’economia. Dodici milioni di persone, infatti, affidano i propri risparmi a Poste Italiane, attraverso i libretti di risparmio postale e i buoni fruttiferi postali. La massa di questi risparmi viene raccolta dalla Cassa Depositi e Prestiti, che, dalla sua nascita nel 1860 e fino al 2003, li utilizzava per permettere agli enti locali territoriali di poter fare investimenti con mutui a tasso agevolato. Nel 2003, la Cdp è stata tramutata in società per azioni e nel suo capitale societario sono entrate (30%) le fondazioni bancarie. Da allora, la Cdp si è progressivamente trasformata in una merchant bank che continua a finanziare gli enti locali ma a tassi di mercato e che investe in diversi fondi con finalità di profitto. La massa di denaro mossa annualmente dalla Cassa Deposti e Prestiti è enorme: circa 250 miliardi di euro, con una liquidità disponibile di quasi 130 miliardi di euro. Soldi con cui si potrebbe immaginare un futuro socialmente diverso, ma l’unica attuale finalizzazione è la produzione di profitti.

Anche di questo si parlerà (specie nel dialogo con Marco Bersani) a Insolvenzfest, un evento attento a ogni aspetto della questione debito: lavoro, crisi di impresa, criminalità economica, qualità del ceto manageriale. Perché il liberismo sta stravolgendo la politica, il diritto e la società: «in una situazione in cui molti hanno debiti, chi ha i soldi? – si chiede infine Somma – la criminalità organizzata (agevolata dal ritiro dello stato), ecco ad esempio una delle conseguenze del credit crunch». Appuntamento a Ferrara, il 25 e 26 ottobre.

Il lavoro cannibale

Ci sarà un motivo se i boscimani e gli irochesi lavoravano per nutrirsi un’ora al giorno e oggi dobbiamo lavorare per 8/10 ore al giorno per 40 anni, fino alla soglia della morte, per sopravvivere. Il lavoro ci divora. Cos’è cambiato in peggio da allora? Qual è il significato della parola “lavoro“? A cosa serve l’aumento del lavoro? A consumare la propria esistenza in una miniera o in un ufficio 2×2 fino alla consunzione, spegnendosi come delle candele? All’acquisto di beni inutili per far crescere il Pil? Ad accumulare ricchezze materiali che non ci seguiranno nell’aldilà? A pagare le tasse a uno Stato ipertrofico? Quando è iniziata questa follia che ormai non riusciamo più a vedere, che ci ha trasportati in un “altrove” cognitivo che scambiamo per l’unico mondo possibile? Il tempo, la felicità, la crescita interiore sembrano scomparsi. Al loro posto ci sono solo il lavoro e il suo opposto: “la mancanza di lavoro“, la disoccupazione, temibile come e più della schiavitù quotidiana a cui siamo soggetti.
“Gli imprenditori europei furono i primi a svolgere i loro affari senza che qualche “ufficio del saccheggio interno” cercasse di ridimensionarli. Essi potevano accumulare ricchezze senza preoccuparsi di dividerle. Gli imprenditori accumulavano ricchezze spingendo i loro seguaci, chiamati ora dipendenti, a lavorare più sodo. Grazie al possesso di capitali, potevano comprare aiuto e noleggiare mani (oltre a schiene, spalle, piedi e cervelli). L’imprenditore non era obbligato a promettere di consumare tutto alla prossima festa del villaggio e poteva facilmente disattendere le richieste di una più ampia partecipazione al prodotto. Inoltre, la forza-lavoro, manuale o intellettuale, aveva ben poca scelta. Privi di accesso alle terre e alle macchine, non potevano lavorare in nessun modo se non accettavano la legittimità delle pretese dell’imprenditore. Essi assistevano l’imprenditore semplicemente per evitar di morire di fame. L’imprenditore era finalmente libero di considerare l’accumulazione di capitale come un obbligo superiore a quello della redistribuzione della ricchezza e del benessere. Il capitalismo è un sistema che tende a un aumento illimitato della produzione in vista di un illimitato accrescimento dei profitti. Ma la produzione non può crescere in modo illimitato. Liberi dalle restrizioni di despoti e di poveri, gli imprenditori capitalisti debbono comunque fare i conti con le restrizioni imposte dalla natura. La redditività della produzione non può estendersi indefinitamente. Ogni aumento della quantità di suolo, acqua, minerali o piante impiegati in un particolare processo produttivo per unità di tempo costituisce un’intensificazione che porta a una diminuzione del rendimento. E questo diminuito rendimento ha effetti negativi sullo standard di vita medio … secondo la legge della domanda e dell’offerta, la scarsità porta a prezzi più elevati che tendono a ridurre il consumo pro capite.” Marvin Harris, antropologo, autore di “Cannibali e re

Come Ronald Reagan ha involontariamente spianato la strada alla fine del capitalismo

Organismi Geneticamente Monetizzati

I robot non fanno la spesa

In origine l’impulso venne dalla gratitudine nei confronti dei reduci della Guerra, ma in seguito ottenne un’accettazione più estesa. Il patto era che il big business era libero di innovare e fare profitti nella misura in cui i lavoratori avessero la loro parte dell’aumento di produttività che l’innovazione avrebbe creato. In tal modo, anche se la tecnologia avesse minacciato alcuni posti di lavoro, l’insieme della forza lavoro avrebbe beneficiato di salari più alti e quelli che si fossero ritrovati a spasso sarebbero stati protetti da istituzioni come l’assistenza ai disoccupati e altri aspetti del New Deal, e sarebbero rientrati presto nei ranghi degli occupati a causa della relativa dinamicità dell’economia.

Shadow Banking – Il Sistema Bancario Ombra

(Sleep-At-Night-Money Lost in Lehman Lesson Missing $63 Billion, Bloomberg)

La notizia che il Primary Reserve aveva sfondato al ribasso la fatale quota di un dollaro per azione diffuse il panico in tutti i mercati del mondo, mandando i titoli in caduta libera. È stato il Primary Reserve la causa prossima della crisi finanziaria e del crollo globale, non i mutui subprime o il fallimento della Lehman Brothers. È un fatto che i media trascurano per nascondere i pericoli intrinseci del sistema ombra, un sistema che è traballante e prono alla crisi oggi come lo era nel settembre 2008.

Sebbene esistano metodi per rendere il sistema bancario ombra più sicuro, le banche e i loro lobbisti si sono opposti a qualsiasi cambiamento del sistema attuale. Di recente le banche hanno inferto una bruciante sconfitta alla presidente della Securities and Exchange Commission, Mary Schapiro, che stava premendo per piccole modifiche nella rendicontazione del mercato monetario che avrebbero reso l’area critica del sistema ombra più sicura e meno suscettibile agli “assalti allo sportello”. La bastonatura inflitta a Schapiro dalla strapotente industria dei servizi finanziari ha propagato la sua onda d’urto per tutta Washington, dove perfino i compagni di merende di Wall Street – come Ben Bernanke e il Segretario al Tesoro Timothy Geithner – si sono dati una svegliata. Si sono perciò uniti alla lotta per introdurre modeste regolamentazioni in un sistema di mercato monetario fuori controllo che minaccia di far crollare il sistema finanziario per la seconda volta in meno di un decennio.

Tenete conto che, da qualsiasi punto di vista, i cambiamenti desiderati da Geithner, Bernanke e Schapiro sono ben poca cosa. Si tratterebbe di istituire “un valore delle quote al netto oscillante, al posto dell’attuale prezzo fissato,” o maggior capitale per salvaguardare gli investimenti nei fondi del mercato valutario (solo un 3%) nel caso si scatenasse il panico e gli investitori volessero subito indietro i loro soldi. Sembra ragionevole, non è vero? Ma anche così, le banche hanno rifiutato qualsiasi cambiamento. Ritengono di avere il diritto di ingannare gli investitori sui rischi che si corrono mettendo il proprio denaro in depositi monetari non assicurati. Non ritengono di dovere avere abbastanza riserve da coprire i prelievi in caso di una “corsa allo sportello”. Hanno deciso che i profitti sono più importanti delle responsabilità sociali e della stabilità del sistema. Finora Wall Street ha scongiurato tutti i tentativi di riforma delle regolamentazioni. Le banche e i loro alleati al Congresso hanno fatto polpette della Dodd Frank, la legge di riforma che avrebbe dovuto prevenire un’altra crisi finanziaria. Ecco come ha riassunto la vicenda Matt Taibbi in un articolo su Rolling Stone:

“Con le sue 2300 pagine, la nuova legge apparentemente doveva riscrivere le regole per Wall Street. Doveva mettere fine ai prestiti predatori del mercato dei mutui, dare un giro di vite alle tariffe e more occulte nei contratti creditizi, e creare un potente e nuovo Consumer Financial Protection Bureau [Ufficio per la Protezione Finanziaria del Consumatore] per salvaguardare il comune consumatore. Alle grandi banche sarebbe stato vietato di giocare d’azzardo coi soldi dei contribuenti, e una nuova serie di norme avrebbero frenato gli speculatori il genere di scommesse spericolate che causano violenti saliscendi nei prezzi di cibo ed energia. Non ci sarebbe stata più nessuna AIG, e il mondo non avrebbe più dovuto affrontare un’apocalisse finanziaria nel caso una banca come la Lehman Brothers dovesse fallire.

Cosa più importante, anche nel caso che una merdata infernale come quella dovesse capitare di nuovo, la Dodd Frank garantiva che non avremmo dovuto pagare di tasca nostra. “Non verrà mai più chiesto al popolo americano di pagare il conto per gli errori di Wall Street,” prometteva Obama. “Non ci saranno altri salvataggi a spese dei contribuenti. Punto e basta.”

A due anni da allora, la Dodd Frank sta tirando gli ultimi sul suo letto di morte. Il mastodontico piano di riforma ha fatto la fine del pesce di Il Vecchio e il Mare di Hemingway – non si fa in tempo a prenderlo all’amo che gli squali lo scarnificano, molto prima di giungere a riva.”

(How Wall Street Killed Finacial Reform [Come Wall Street Ha Fatto Fuori la Riforma Fiannziaria], Matt Taibbi, Rolling Stone)

Il Congresso, la Casa Bianca e la SEC sono tutti rersponsabili dello stato di fragilità del sistema finanziario e del fatto che il sistema bancario ombra continui a sfuggire a una normativa di controllo. A questo caos si sarebbe dovuto rimediare molto tempo fa, e invece il sistema bancario fantasma sta conoscendo una crescita impetuosa, aggiungendo migliaia di miliardi al flusso monetario e portando il sistema ulteriormente verso il disastro. È sconvolgente.

Mike Whitney vive nello stato di Washington. È coautore di Hopeless: Barack Obama and the Politics of Illusion (AK Press) . Hopeless è anche disponibile nella versione Kindle. Lo si può contattare all’indirizzo [email protected].

Alcune frasi sono rese in neretto per iniziativa del traduttore.

L’Età Oscura del Denaro

La chiave di volta del principio corruttore di Friedman è che l’investitore (cioè il denaro, a essere precisi) non conosce né doveri, né obblighi, né impegni contrattuali nei confronti di niente e nessuno. Il “Mercato” di Friedman non soggiace a “qualsiasi” criterio umano di moralità, discrimine politico o interesse nazionale. Il denaro è libero di agire senza vincoli materiali o sociali. Nulla è proibito, finché il mercato può fornire un “prezzo di equilibrio” [1].

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