La Bce prepara nuovi Stress Test per le banche in Europa

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La Bce prepara nuovi Stress Test per le banche in Europa

Con gli stress test, saranno valutati anzitutto la qualità degli attivi che verranno utilizzati per aggiustare il punto di partenza della prova di stress. Sono trascorsi tre anni dai primi stress test fatti per determinare il livello di robustezza delle banche a probabili shock finanziari.

La crisi del debito in Eurozona era all’apice e la Banca Centrale Europea aveva garantito che non si sarebbe più verificato che un Istituto di credito minacciasse la salute della finanza europea. Oggi, l’Eurotower si prepara a condurne altri con criteri e metodiche molto diverse e, particolarmente, con un più grande rigore. Non soltanto perché le banche sotto esame sono 37 in più (128 contro le 91 della prima volta, che stabilì la bocciatura di soli otto Istituti), ma anche perché gli stress test saranno solo un facciata della review.

Con gli stress test, saranno valutati anzitutto la qualità degli attivi che verranno utilizzati per aggiustare il punto di partenza della prova di stress. La metodologia di questi esami verrà resa nota nella prima metà di agosto. A condurre tali esami saranno sia le banche che una serie di esperti guidati a livello centrale presso la BCE.

Economia

Bce prepara il paracadute anti-Brexit per evitare il panico sui mercati

Nuovi stress test sulle banche. Nouy: siamo pronti al peggior scenario. Il presidente Draghi potrebbe lanciare altre misure non convenzionali

La Bce è «pronta a ogni evenienza», ha detto Mario Draghi. Gli analisti sono certi che una “Brexit” scatenerebbe turbolenze sulle piazze continentali. E alimenterebbe un’ondata di vendite delle azioni considerate più a rischio, anzitutto le banche.

All’Eurotower condividono il timore e preparano un paracadute per i mercati.

«Ci siamo disposti per il peggior scenario», ha assicurato ieri in un’audizione al Parlamento europeo Danièle Nouy, responsabile della vigilanza creditizia alla banca centrale: «Abbiamo chiesto dei piani agli istituti che potrebbero più patire gli choc e li collaudiamo per essere sicuri che siano adeguati». E’ un nuovo di tipo di stress test, una pratica ormai comune dalle nostre parti. Salvo che le prove di sforzo fatte sinora erano esercitazioni e questa, se va male, è una guerra senza quartiere.

«Ci sarà una reazione severa, questo è certo», concede Paola Subacchi, economista della londinese Chatham House. La ricercatrice italiana prevede «un massiccio flusso di capitali in uscita dal Regno Unito dall’Ue», se non altro «perché sarà l’inizio di una fase di grave incertezza». «I mercati sono stati sequestrati dall’imminenza del voto britannico – ammette Ken Peng, analista della Citi Private Bank di Hong Kong nel commentare la caduta dei listini asiatici – E’ difficile persuadere qualcuno a prendere delle decisioni prima del voto. Una Brexit condannerebbe l’Europa a anni di indeterminatezza». Siamo in terra incognita, ha ammesso a Nbcnews Zeg Choudhry, managing director del broker Lontrad: «Tutte le banche muovono in calo visto che, in caso di Brexit, saranno loro a essere più colpite».

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La Bce prende le misure. A Francoforte hanno identificato le banche che ritengono più esposte, anzitutto quelle che hanno un profilo anche britannico. E’ seguito un lavoro caso per caso, anche perché ha sottolineato la signora Nouy, «i rischi legati all’uscita del Regno Unito dall’Ue variano da una banca all’altra». Comunque, ha aggiunto «per le banche questo è “business as usual”: è una buona cosa essere pronti per possibili eventi previsti che potrebbero causare turbolenze; vedremo se questo lavoro servirà oppure no».

E’ un copione già recitato, anche se la portata era minore, come le conseguenze possibili. La vigilanza Ue si era intonata al dramma anche in occasione del referendum greco del giugno 2020 sugli accordi europei, anche quello un voto che avrebbe potuto segnare la spaccatura dell’Unione. All’epoca, racconta una fonte, fecero tre scenari. Uno per il «sì», uno per il «no» e anche uno per un «sì» così debole da sembrare un «no». Adesso si opera su piattaforme non dissimili, che potrebbero concretizzarsi in immediate richieste di rafforzamento patrimoniale. Serve per assicurarsi che il sistema sia preparato, si fa sapere. Che ci sia un cuscinetto di protezione per riparare dall’instabilità. Si tiene anche da conto il fatto che la Brexit non porterà uno choc, ma una serie di choc che varieranno nel tempo. La crisi andrà gestita settimana per settimana.

La preparazione di tutta la Bce viene definita «molto forte», ha richiesto il lavoro di tutte le direzioni, a partire dai «market specialist». Jonathan Loynes, capo economista del centro indipendente londinese Capital Economics, stima che un voto contro l’Europa potrebbe spingere la Bce a lanciare nuove misure non convenzionali di politica monetaria, di cui potrebbero far parte il sostegno al settore finanziario britannico e intervento sul mercato dei campi. L’economista immagina anche il ricorso all’«helicopter money», il denaro distribuito gratuitamente per sostenere economie ed affari di cui si parla da mesi, sempre fra le decise smentite della Bce. Di tutto questo, oltre che del futuro delle riforme istituzionali e nazionali dell’Ue, Draghi ha parlato ieri sera col presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. Alla fine, bocche cucite, come da copione. Ma sui volti di chi li ha visti, c’erano solo sorrisi di circostanza.

Banche, la Bce prepara una stretta anche sulle vecchie sofferenze

Tajani a Draghi: sui crediti deteriorati rispettare le prerogative del Parlamento

La Bce, dopo la proposta sui nuovi crediti deteriorati resa pubblica la settimana scorsa, sarebbe orientata ad una nuova stretta anche sui crediti esistenti. Secondo una serie di indiscrezioni circolate da Francoforte, sarebbe questo l’orientamento della Banca centrale, che aveva già annunciato, presentando le misure sui nuovi crediti non performanti, di avere intenzione di occuparsi anche dello stock esistente.

La linea della Bce «non sorprende, da tempo la linea della Banca centrale è quella di una stretta sullo smaltimento rapido anche dello stock arretrato», spiega un banchiere d’affari. L’impressione, in ambienti finanziari, è che questa stretta potrebbe però portare nuovi problemi ad un sistema bancario ancora convalescente. Esacerbando crisi in corso o scatenandone di nuove, spiega un analista, in un sistema che per allinearsi alle richieste della Bce avrebbe bisogno di nuovi aumenti di capitale.

La stretta della Bce è giustificata dai numeri. Sono circa 915 miliardi di euro i crediti non performanti delle banche europee, dei quali circa un quarto in pancia alle banche italiane. Non a caso da giorni il tema degli Npl sta tenendo banco nel dibattito economico nazionale e non solo. Ieri il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha scritto a Mario Draghi. Senza entrare nel merito della proposta, Tajani chiede il coinvolgimento del Parlamento nel processo decisionale, chiedendo al presidente della Bce di «compiere i passi necessari» affinché «la prerogative del Parlamento siano rispettate, anche per evitare una disputa interistituzionale su questo argomento».

La presa di posizione di Tajani arriva dopo le parole di Pier Carlo Padoan, che a margine dell’eurogruppo ha espresso «perplessità sia sui modi che sui contenuti della comunicazione» della Bce. A scatenare le ire da parte italiana è stato, la scorsa settimana, l’annuncio (con un addendum sottoposto a consultazione pubblica), per i crediti in default garantiti che emergeranno a partire dal 1 gennaio, l’obbligo di azzerarli entro sette anni, dando due anni di tempo per quelli non garantiti. Una proposta che sarà sottoposta a consultazione fino all’8 dicembre prossimo. Ma che ha da subito scatenato le ire da parte italiana. «Non si tratta di misure rivolte ad un solo Paese» e «l’intenzione non è limitare la capacità di credito ma avere un sistema bancario sano», dice Yves Mersch, membro del direttorio della Bce.

Buone notizie per le banche europee – e italiane – sono arrivate dai risultati degli stress test sui tassi d’interesse. «Il rischio è ben gestito nella maggior parte delle banche europee», ha reso noto Francoforte. I risultati pubblicati dalla Bce non entrano nel dettaglio dei singoli istituti. Ma tra i gruppi meglio posizionati in uno scenario di tassi al rialzo come quello attuale, secondo quanto ricostruito, ci sarebbero tre italiani: Ubi Banca, Mediobanca e Intesa.

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