L’apprezzamento del dollaro e l’oro

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L’apprezzamento del dollaro e l’oro

Ultima seduta settimanale aperta da $ forte e GOLD che ha visto nella giornata di Giovedì un ribasso del 2% tornando ai minimi dello scorso Giugno, con minimo a 1,186$ l’oncia. Cosa ha causato la rottura del supporto psicolgico a 1,200$? Apparentemente l’indebolimento della domanda da parte dei paesi emergenti è andato a sommarsi all’effetto causato dalle decisioni della Fed ed ai dati poco positivi rilasciati ieri per la prima economia mondiale. Nonostante la fiducia mostrata dagli investitori verso la Fed sembra iniziare a diffondersi il timore per il rischio deflazione causata dalla riduzione degli stimoli ad un economia ancora non del tutto stabilizzata. In un clima di panico deflazionistico l’oro perde pertanto la sua funzione classica di bene rifugio rispetto alla volatilità delle valute.

Questo fattore è andato a sommarsi ad un forte indebolimento della domanda dei paesi emergenti, dove, mentre la domanda cinese rimane tutto sommato stabile, l’India ha visto un calo delle importazioni nell’ultimo quarto pari al 32%. Questo calo è dovuto a limitazioni imposte dal Governo Indiano finalizzate al controllo del deficit della propria bilancia commerciale. È stato stabilito un rapporto 80:20 per cui le importazioni vengono bloccate fino a che il 20% dell’oro importanto non è stato esportato come prodotto finito. SPDR Gold Trust, l’ETF sul Gold maggiore al mondo, considera possibile una stabilizzazione del metallo intorno al valore 1,180$ e continua a vedere il trend per i prossimi 12 mesi prevalentemente ribassista. Anche in questo caso, gli analisti SPDR sottolineano come il fattore cruciale per un inversione di questo trend, che si è protratto per tutto il 2020, sia l’inflazione che resta positivamente correlata agli acquisti sul metallo prezioso. Sul fronte valutario, il rafforzamento del $ ha portato l’EUR\USD fino ad 1.3624 e questa spinta al ribasso sembra non essere terminata, supporto fissato a 1.3585$. Anche il pound è in sofferenza rispetto al $ con GBP\USD quotato al momento 1.6333$ a ridosso del supporto 1.6330 che se rotto potrebbe vedere un’ulteriore calo fino a 1.6255. Possibili ribassi in chiusura di settimana su USD\JPY con supporto 103.90 yen. BITCOIN in forte ripresa ma attenzione alla resistenza subito sotto gli 820$.

Oro Analisi Fondamentale Giornaliera, Previsioni – L’apprezzamento del dollaro e l’inversione del momentum premono sui prezzi

Giovedì a inizio giornata i future sull’oro si muovono in ribasso in risposta all’apprezzamento del dollaro USA. Dietro l’azione di prezzo ci sarebbero i dati economici dagli USA superiori alle aspettative e la violazione di un importante livello tecnico.

Alle ore le 8.21 GMT, su Comex, i future sull’oro con scadenza a febbraio si attestano a $ 1329,30, in ribasso di $ 9,90 (-0,74%).

Dal punto di vista tecnico, l’oro è passato sul lato ribassista di un’importante linea di tendenza che funge da supporto e che per 23 sessioni ha guidato il mercato in rialzo. A inizio giornata, per la prima volta da inizio dicembr,e i venditori hanno spinto il mercato verso il secondo minimo decrescente consecutivo: l’azione di prezzo ha creato un nuovo massimo principale a $ 1345,00.

Se fra il minimo di dicembre a $ 1238,30 e il massimo di gennaio $ 1345,00 si formerà una gamma di oscillazione, potremo aspettarci l’inizio di una correzione a breve termine all’interno di $ 1291,70-$ 1279,10.

Fra le altre notizie del giorno, mercoledì il dollaro USA è stato favorito da un rapporto sull’utilizzo della capacità e sulla produzione industriale superiore alle aspettative. Il tasso di utilizzo delle capacità si attesta al 77,9%, sopra il 77,3% stimato, mentre la produzione industriale sale dello 0,9%, a fronte di un incremento dello 0,4% previsto.

Previsioni

Il trend è rialzista, ma il momentum ha subito un’inversione ribassista: per tornare al rialzo dovrà superare i $ 1335,00. Anche se il mercato il trend potrebbe non invertire al ribasso, potremmo comunque andare incontro a una correzione significativa all’interno di una zona di valore identificata da $ 1291,70-$ 1279,10.

Nella giornata di giovedì gli occhi saranno puntati sui dati economici che potrebbero favorire un rialzo del dollaro.

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I dati USA sui permessi di edificazione sono previsti a 1,29 milioni di unità contro gli 1,30 stimati. L’avvio di nuove case è previsto a 1,28 milioni, a fronte di una stima di 1,30 milioni.

L’indice della Federal Reserve di Philadelphia del settore manifatturiero è previsto in calo da 26,2 e 24,9, mentre il rapporto settimanale sulle richieste di sussidi di disoccupazione è previsto in calo da 261 mila a 250 mila.

La direzione del mercato è ora in mano al dollaro USA. Se il rally di copertura short dovesse continuare a causa di dati economici positivi, i trader probabilmente continueranno a realizzare profitti sul mercato dell’oro e questo potrebbe infine portare a una rottura all’interno di un’importante area di valore.

Quali fattori influenzano la quotazione dell’oro?

Scopri quali fattori impattano il prezzo dell’oro e se è sempre un buon investimento.

L’oro è da sempre il metallo prezioso più importante, ricercato sia per il suo valore simbolico sia per il suo valore commerciale. Più recentemente, l’oro è diventato un asset negoziabile. E’ considerato un bene rifugio, in quanto tende a preservare il suo valore anche in periodi di forte volatilità. Vediamo quali sono i fattori che influenzano la quotazione dell’oro.

Selezionane uno e clicca su ciascun punto per scoprire di più.

La domanda di oro nel 2020

I trader che operano sull’oro prendono spesso in considerazione la domanda dei consumatori, dato che quando questa aumenta, il prezzo dell’oro tende a crescere. In realtà è la domanda degli investitori (in particolare gli ETF) ad avere maggiore impatto sul prezzo dell’oro. Vediamo ora quali mercati hanno consumato più oro nel 2020.

Turbolenze finanziarie e instabilità politica

Nei periodi di turbolenze finanziarie e/o di instabilità politica, l’oro viene utilizzato come bene rifugio, in quanto il suo valore tende a rimanere quasi invariato. Data la considerevole incertezza che ruota intorno all’economia mondiale dal 2008, l’oro è diventato un vero e proprio asset di investimento. Anche la crisi greca e i timori di un rallentamento della Cina hanno contribuito più di recente a rendere l’oro più appetibile.

Tassi d’interesse

I tassi d’interesse sono un altro fattore che può influenzare la quotazione dell’oro. Dalla crisi finanziaria del 2008, la relazione inversa tra prezzo dell’oro e tassi d’interesse si è rafforzata. I periodi di tassi d’interesse bassi possono spingere al rialzo i prezzi dell’oro. In questo momento, i segnali di ripresa che arrivano dagli Usa incoraggiano la Federal Reserve ad aumentare i tassi d’interesse, elemento questo che può abbassare la domanda di oro degli investitori.

Inflazione

L’inflazione e i tassi d’interesse sono strettamente correlati. Un aumento sostanziale dei prezzi porta a un aumento dei tassi d’interesse. L’andamento dell’oro tende a migliorare sostanzialmente durante i periodi di alta infazione e deflazione, quindi quando si verifica un aumento dello stress finanziario. Il periodo di deflazione da dicembre 2020 a marzo 2020 ha, infatti, significato un aumento del prezzo dell’oro

Dollaro

L’andamento del prezzo dell’oro è spesso inversamente proporzionale all’andamento del dollaro statunitense. Un dollaro forte spesso penalizza le quotazioni di tutte le materie prime che, come l’oro, sono negoziate in dollari. Tuttavia, la correlazione tra il dollaro e l’oro potrebbe cambiare nel lungo periodo.

Cento anni fa con pochi grammi d’oro avresti potuto acquistare un vestito d’alta moda in via Montenapoleone a Milano o via Condotti a Roma. Probabilmente, la stessa quantità sarebbe sufficiente all’acquisto anche oggi. L’oro, però, non ha forse lo stesso valore di un tempo nel portafoglio di un investitore.

Un paradiso sicuro?

Per gran parte della nostra storia, oro e denaro sono state due entità quasi identiche. L’equazione ha iniziato a frammentarsi con l’introduzione della carta-moneta, per poi scomparire del tutto quando le economie occidentali hanno abbandonato il sistema monetario aureo (detto anche gold standard). Da quel momento in poi le riserve monetarie non dovettero più essere garantite da depositi in oro presso le banche centrali.

Anche senza il collegamento con le valute, l’oro continua a esercitare un notevole fascino sugli investitori grazie all’impiego quale salvadanaio di valore. Tradizionalmente, infatti, il metallo giallo è visto come un limite all’inflazione, visto che tende a conservare bene il proprio valore anche in contesti di aumento dei prezzi.

È un buon investimento?

L’oro occupa a buona ragione un posto nel portafogli d’investimento. A volte conviene trattenerne solo una piccola quantità, solo per diversificare il rischio. Durante i periodi di alta inflazione si può aumentare il suo peso in portafoglio. Normalmente, però, dovrebbe essere valutato in base a pregi e difetti proprio come qualsiasi altro investimento. La mancanza di rendita e la limitata capacità di aumentare il capitale (escluse le fasi di stress finanziario) ne riducono il potenziale rispetto alle azioni e ad altri tipi di asset.

L’oro annovera i suoi più devoti sostenitori tra coloro che lo considerano un elemento imprescindibile di qualsiasi strategia d’investimento, ma come tanti altri fedeli anche gli ammiratori del metallo giallo spesso perdono di vista il quadro generale. La loro propensione a stipare oro contro ogni supposta tempesta inflazionistica in arrivo li induce a trascurare altri asset che consentono profitti maggiori come le azioni.

Oro e banche centrali

Le banche centrali posseggono grandi quantità di riserve auree (anche se la quantità fluttua). Da un certo punto di vista, si tratta di un’eredità dell’epoca in cui le valute si potevano scambiare con l’oro; gli Stati Uniti posero fine alla convertibilità del dollaro durante gli anni Settanta. Oggi, anche se l’oro continua a espletare quella funzione di garanzia valutaria pensata in origine, la forza economica della nazione ha molta più importanza.

Acquisti e vendite d’oro da parte degli istituti nazionali di credito possono ovviamente agire quali fattori di fluttuazione dei prezzi, ma la rivelazione nel luglio 2020 che le riserve auree della Cina erano lontane dalla quantità precedentemente stimata ha giocato un ruolo importante rispetto al crollo del prezzo che ne è seguito.

L’Oro e il Dollaro Statunitense

Il modo classico di misurare il valore dell’oro è esprimendo il prezzo in dollari americani per ogni oncia di metallo, ad esempio $1200/oz (un’oncia equivale a 28 grammi). Il dollaro americano e il prezzo dell’oro hanno un rapporto inversamente proporzionale; quando il biglietto verde statunitense si apprezza, la quotazione dell’oro scende, poiché il dollaro aumenta il proprio potere d’acquisto. Il prezzo dell’oro scende anche quando aumenta il rendimento dei titoli di Stato, soprattutto i buoni del Tesoro americano a 10 anni, che sono da più parti considerati come il punto di riferimento assoluto del rendimento.

A differenza di altre forme d’investimento, l’oro non paga interessi. In un contesto con bassi tassi d’interesse, che normalmente si realizza in periodi d’incertezza economica, l’oro tende a fare bene perché gli investitori tendono ad acquistarne di più perché lo ritengono ottima riserva di valore. Quando tassi d’interesse e rendimenti cominciano a salire, invece, l’oro conosce perfomances peggiori, poiché gli investitori preferiscono investimenti a maggiore rendimento.

Oro, domanda e offerta

Nonostante l’industria mineraria sia un business globale, l’ammontare di produzione annua è ancora ridotta, se si considerano le migliaia di tonnellate di metalli base minati ogni anno. Comunque, anche se il prezzo è crollato, la produzione ha toccato nuovi livelli record, oltre 3000 tonnellate nel 2020 rispetto alle 2400 tonnellate registrate nel 2008. Questo è in parte dovuto al fatto che le aziende minerarie stentano a tenere il passo con la domanda, soprattutto in relazione alla produzione passata; montagne di debiti, accumulati durante gli anni del boom quando il prezzo non faceva altro che salire, devono ancora essere saldati, quindi anche se adesso il prezzo è in caduta libera la produzione continua ad aumentare. Il più grande produttore al mondo è la Cina, che nel 2020 ha messo sul mercato il 15% della produzione globale, a cui si aggiunge un 20% minato in Africa e un 14% dalla Russia e Paesi vicini. Uno dei motivi per cui la Cina è diventata leader mondiale è la forte domanda popolare interna.

Sono quattro le aree che guidano la domanda di oro: l’oreficeria, la tecnologia, l’uso per investimenti e le richieste delle banche centrali. Quest’ultimo uso è stato già menzionato, mentre il penultimo sarà discusso in chiusura di questo articolo, quindi passiamo al settore che tradizionalmente guidava la domanda. L’oreficeria rappresenta la domanda ‘classica’ di oro, specialmente in India e in Cina dove i gioielli in oro hanno valutazione superiore agli altri. La domanda dal settore tecnologico continua ad aumentare, grazie alla possibilità di usare il metallo giallo come conduttore di elettricità. Ogni processore informatico richiede l’utilizzo dell’oro, creando una richiesta bassa, ma stabile.

Come fare trading sull’oro

Quando si decide di fare trading sull’oro, è importante ricordare che ci sono diversi modi per comprare e vendere il metallo. Il primo è l’acquisto materiale del bene, sia in forma di lingotti che di monete, normalmente sterline. Si tratta del metodo più antico, ma anche del più costoso poiché bisogna considerare i costi per la conservazione del bene. Il mercato è anche molto meno liquido, fattore che può condurre a un rapido aumento dei costi di transazione.

Il secondo metodo è tramite un ETF (Exchange Traded Fund), un fondo indicizzato per la compravendita dell’oro. Questo strumento è congegnato per tracciare il prezzo dell’oro sui mercati globali. Ha il vantaggio di essere uno strumento liquido, con bassi costi transazionali. Per gli investitori privati, questo è forse il modo più semplice ed efficiente di acquisire esposizione sul mercato dell’oro.

Il terzo metodo è l’uso dei CFD, i contratti per differenza. Questi offrono gli stessi vantaggi degli ETF: le transazioni sono rapide e hanno costi inferiori. In questo caso si tratta di prodotti a leva, vanno dunque affrontati con attenzione per evitare d’incorrere rapidamente in perdite. I CFD consentono agli investitori di maturare profitti sia che il prezzo salga che scenda, aprendo posizioni long o short.

In conclusione, si può fare trading sull’oro anche acquistando o cedendo pacchetti azionari delle industrie minerarie. Il valore delle azioni è ovviamente correlato a quello dell’oro e rappresenta un modo interessante per speculare sull’oro, tenendo in considerazione i livelli di produzione, i margini di profitto e altri dati fondamentali.

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