Italia ufficialmente fuori dalla procedura

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Italia: ufficialmente fuori dalla procedura

Una buona notizia che arriva dal vertice UE è che finalmente l’Italia è uscita dalla procedura di deficit eccessivo che aveva costretto la politica a manovre molto dure che, a cascata, avevano condizionato il bilancio delle famiglie.

Il vertice UE, finalmente, fa tirare un sospiro di sollievo a chi aveva creduto nella capacità dell’Italia di risanare i conti e mantenere l’impegno anche con il dopo Monti. Letta, commentando il meeting di Bruxelles si è detto soddisfatto per aver ottenuto più di quanto avesse chiesto.

I temi all’ordine del giorno erano l’Unione bancaria, il commercio e la Serbia ma le orecchie erano tese in ascolto di quello che c’era da dire riguardo l’occupazione giovanile. Dall’Europa, infatti, dovevano arrivare delle notizie riguardo un fondo per i paesi in cui la disoccupazione giovanile supera il 25 per cento.

Il fondo è stato definito, ma è stata dura, perché l’approvazione di questa manovra di bilancio ha trovato l’opposizione di Cameron. Alla fine dei conti è stato stabilito che nel periodo che va dal 2020 al 2020 saranno messi a disposizione dei paesi con il più alto tasso di disoccupazione fino a 9 miliardi di euro.

Dall’anno prossimo e per due anni, però, la disponibilità è soltanto di 6 miliardi di euro con l’obiettivo di rifinanziare il programma. Tra i primi paesi beneficiari della misura ci sarà anche l’Italia, insieme a Spagna, Grecia e Portogallo.

Ue: Italia fuori dalla procedura per deficit

Dopo le anticipazioni dei giorni scorsi ora è finalmente ufficiale, l’Italia è fuori dalla procedura di deficit eccessivo avviata dall’Unione europea nel 2009. La Commissione Ue infatti dopo la riunione di oggi ha raccomandato al Consiglio europeo di abrogare la procedura per i disavanzi eccessivi per cinque paesi: Italia, Lettonia, Ungheria, Lituania e Romania. Nella nota diffusa da Bruxelles per confermare la scelta dell’Esecutivo europeo, si ricorda che la decisione è arrivata perché l’Italia ha messo in campo le iniziative necessarie a contenere entro il 3% del Pil il deficit nazionale dopo che questo era salito nel 2009 al 5,5% del prodotto interno lordo. La commissione europea inoltre indica chiaramente che il nostro Paese ha già messo in atto nuove misure per accelerare il rientro dal debito che nei programmi ufficiali dovrà attestarsi al 2,9% del Pil nel 2020 e all’1,8% del Pil nel 2020.

Esulta il Premier Letta che ha commentato: “L’uscita del nostro Paese dalla procedura europea per i disavanzi eccessivi è motivo di grande soddisfazione. Il merito è dello sforzo sostenuto da tutti gli Italiani, che devono essere orgogliosi di questo risultato”. Il Presidente del Consiglio non ha mancato di ringraziare il precedente governo Monti per il lavoro svolto impegnandosi a rispettare gli obblighi assunti in sede europea. Il Presidente della commissione Barroso, come anticipato nei giorni scorsi, ha ribadito invece che dall’Ue arriveranno anche periodicamente alcune raccomandazioni all’Italia e agli altri Paesi usciti fuori dalla procedura di deficit. Tra le linee guida di Bruxelles oltre al pareggio di bilancio strutturale si chiede di insistere sulla ripresa economica, sulle riforme strutturali per lavoro, giustizia, scuola e fisco. Nel suo rapporto finale la commissione europea ha confermato anche la concessione di una proroga di due anni a Francia e Spagna per la correzione del deficit . Infine il governo europeo ha raccomandato di concedere una proroga anche a Olanda, Polonia, Portogallo e Slovenia.

Italia fuori dalla procedura di infrazione

“Italia più credibile e più forte”. L’effetto dell’uscita dalla procedura di infrazione, materializzatasi ufficialmente mercoledì, viene così sintetizzato dal ministro per le Politiche europee Enzo Moavero Milanesi nel corso di un’audizione al Senato. Parole che nascondono la vera speranza del Governo: più che dagli investimenti produttivi l’idea è incassare risorse extra dal calo dello spread, che potrebbe valere circa cinque miliardi di euro all’anno, se il differenziale con i titoli di stato tedeschi dovesse sgonfiarsi fino a quota 200.

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Italia in prima divisione

Il ragionamento di Moavero evidenzia come l’uscita dalla lista nera dei paesi sotto osservazione cambi radicalmente alcuni rapporti di forza in Europa. “Se si pensa che paesi come Francia, Olanda, Spagna, Belgio e Polonia vi sono ancora soggetti, si può dire che quanto da noi fatto è un’operazione di cui possiamo essere effettivamente fieri”. Secondo il ministro, “si tratta di un riconoscimento importante che certifica l’azione di più Governi”. E che, soprattutto, ci colloca “in prima divisione insieme a paesi come Germania, Finlandia e Svezia”.

Possibile ridurre la montagna degli interessi

Insomma, Roma esce definitivamente dalla fase acuta della crisi, almeno sul fronte del debito pubblico, e stacca paesi come Grecia, Portogallo, Spagna ai quali nei mesi scorsi è stata costantemente accostata. Questo dovrebbe portare un effetto sui mercati che il governo Letta spera possa essere molto consistente. Le voci che circolano al ministero dell’Economia parlano di uno spread che potrebbe calare stabilmente sotto quota 200, vale a dire 70/80 punti base rispetto al livello attuale. Tradotto in numeri, questo allentamento porterebbe a liberare risorse per oltre cinque miliardi di euro ogni dodici mesi. Una parte ancora piccola del monte di interessi che, ogni anno, l’Italia paga ai suoi creditori: nel 2020 erano circa 95 miliardi di euro, secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato.

Investimenti produttivi a lunga gittata

E’ questo quello che Moavero intende quando spiega che, dopo la chiusura della procedura diinfrazione, ci sarà “un effetto sui mercati, con la riduzione dei tassi di interesse sul debito che ridurrà anche la spesa dello Stato”. Più lento, invece, sarà l’effetto dello svincolo degli investimenti pubblici produttivi, perché richiederà un negoziato con Bruxelles sull’estensione che questa spesa “in conto capitale” potrà materialmente avere. Per questo, secondo le previsioni del ministro, gli effetti di questo secondo “bonus” non si vedranno prima del 2020.

Le (pessime) stime dell’Ocse

Il doppio effetto positivo serve come l’aria all’Italia, come testimoniano le nuove (pessime) stime dell’Ocse sulla nostra economia. Secondo l’organizzazione parigina, la recessione porterà un calo del prodotto interno lordo dell’1,8% nel 2020; le vecchie stime parlavano di un -1,5 per cento. Mentre per il 2020 la crescita sarà pari a un misero +0,4%, contro la vecchia stima di +0,5 per cento. E anche l’impatto del decreto sul pagamento dei debiti della Pa sarà inferiore alle attese: mezzo punto di Pil tra il 2020 e il 2020. Il motivo è che “il governo stesso dovrà contrarre prestiti per ottenere i fondi necessari”. E restano drammatiche le cifre legate alla disoccupazione. Per l’Ocse la percentuale di disoccupati nel nostro paese passerà dal 10,6% del 2020 all’11,9% nel 2020, per arrivare fino al 12,5% nel corso del 2020. Alla luce di questo, da parte della Bcepotrebbe servire una politica monetaria “ancora più accomodante”, con un ulteriore abbassamento dei tassi di interesse”.

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