Italia Italcementi in difficolta in Egitto

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Italia: Italcementi in difficoltà in Egitto

Italcementi è un’azienda bergamasca che gestisce circa il 20 per cento del suo business in nord Africa. Questo territorio, però, è adesso in fibrillazione per ciò che sta succedendo in Egitto e a perdere sono soprattutto le aziende come Italcementi. L’Egitto è in un momento politico ed economico molto critico, infatti la violenza è diventata all’ordine del giorno e l’instabilità politica e finanziaria è praticamente immancabile. Com’è facile immaginare non si possono fare grandi affari né nel Paese in questione, né tanto meno nell’Africa settentrionale, intrisa della matrice egiziana.

L’azienda Italcementi è penalizzata da questo contesto e la famiglia Pesenti comincia a risentirne in modo profondo. Per esempio, dopo i nuovi focolai generatisi in Egitto, l’agenzia Moody’s ha pensato di tagliare il rating di Italcementi che sicuramente avrà una riduzione dei margini di guadagno.

L’azienda bergamasca ha risposto per le rime accusando l’agenzia di rating di essere stata molto approssimativa e affrettata nelle decisioni. E’ vero che il 18-20 per cento dei margini del gruppo italiano è fatto dagli affari in Egitto ma questo non vuol dire che debba essere penalizzata la gestione aziendale.

Crédit Suisse ha provato a fare luce sulla situazione di Italcementi ipotizzando una riduzione del 3-5 per cento dei margini di gruppo e di una riduzione del business del 30 per cento nel periodo 2020

Tag: italia

Italia: Italcementi in difficoltà in Egitto

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Italia: Italcementi in difficolta in Egitto

Dopo le difficoltà per l’economia egiziana degli anni successivi alla rivoluzione del 25 gennaio 2020, è tornato un cauto ottimismo sulle possibilità di ripresa del paese. Nei mesi scorsi sono stati diffusi dati positivi sull’andamento economico egiziano, come quello sulla crescita del Pil dell’ultimo trimestre 2020 (+3,7%), in deciso aumento rispetto al 2,5% dello stesso periodo nell’anno precedente. Questo ha convinto le principali agenzie di rating ad aumentare l’outlook dell’Egitto da “negativo” a “stabile”. Un riconoscimento che si spiega anche con la stabilità garantita dal nuovo corso politico iniziato a maggio 2020 dopo l’elezione a presidente di Abd al-Fattah al-Sisi, che ha annunciato un ambizioso piano per incrementare il volume degli investimenti esteri.

Il primo atto di questo nuovo corso economico è stata la decisione del presidente di costruire una nuova tratta del canale di Suez per ridurre il tempo massimo di attesa delle navi da 11 a 3 ore e aumentare il volume di traffico. Al-Sisi vorrebbe che quest’opera diventasse il simbolo del nuovo Egitto, il primo di una serie di progetti che, secondo Roberto Vercelli, amministratore delegato di AlexBank (gruppo Intesa-San Paolo), presentano «spazi di sviluppo fantastici» per le imprese italiane. Un’occasione che il banchiere invita a cogliere in fretta, poiché diverse aziende russe e cinesi stanno già cercando di ottenere i progetti più redditizi.

È importante rilevare che i programmi di sviluppo economico e territoriale sono una priorità per il nuovo presidente, anche perché il consenso interno si basa soprattutto sulla sua capacità di modernizzare il paese. Tuttavia l’Egitto non ha al suo interno il tessuto imprenditoriale e il know how per portare a termine alcuni dei nuovi progetti recentemente approvati ed è perciò necessario che le compagnie estere tornino a investire al Cairo per garantire il successo del programma economico di al-Sisi. In questo contesto, le aziende italiane possono fornire competenze tecniche e industriali, anche grazie a un sistema produttivo complementare rispetto a quello egiziano e alla vicinanza geografica.

L’Italia è il terzo partner commerciale dell’Egitto, il primo tra i paesi europei, con un interscambio totale di poco inferiore ai 5 miliardi di euro nel 2020(1). L’Italia è inoltre il principale mercato per le esportazioni egiziane (8,6% del totale nel 2020(2)), che hanno un valore superiore ai 2 miliardi e 200 milioni di euro (dati Unctad). La maggior parte dell’export egiziano verso l’Italia è rappresentato dai prodotti energetici (900 milioni di euro) e dalla manifattura (420 milioni di euro). Tra i settori in maggior espansione c’è quello agricolo, che ha raddoppiato il valore delle sue esportazioni verso il nostro paese dal 2020 al 2020, a seguito di un accordo stipulato tra i governi del Cairo e di Roma.

Nel 2020 il valore dell’export dall’Italia è stato di poco inferiore ai 3 miliardi di euro, una percentuale che rappresenta circa il 5% sul totale delle importazioni egiziane(3). I macchinari industriali costituiscono la voce più importante delle nostre esportazioni, ma molto significativo è anche il valore dell’export nel settore della chimica, dell’arredamento e della metallurgia.

Gli investimenti diretti italiani (Ide) in Egitto sono stati di 1 miliardo e 100 milioni di euro nel 2020(4). L’Egitto presenta diversi punti di forza per le aziende italiane, come un costo della manodopera compreso tra gli 80 e i 250 euro, spesso più qualificata rispetto agli altri paesi emergenti, e un prezzo molto basso delle materie prime e dell’energia. Diversi grandi gruppi italiani sono già presenti al Cairo, soprattutto nel settore energetico (Eni, Enel, Edison) delle costruzioni (Impregilo), dell’impiantistica (Ansaldo) e della produzione di materie prime (Italcementi), ma non mancano anche le aziende tessili (Cotonificio Albini), le compagnie di comunicazione (Alcatel) e i gruppi attivi nella produzione alimentare (Pedon).

Tuttavia rimangono alcuni ostacoli da superare per aumentare ancora gli investimenti italiani in Egitto. Il primo è la sicurezza per le aziende e per il loro personale, che il Cairo fatica a mantenere in diverse zone del paese. È un problema particolarmente grave nella zona del Sinai settentrionale, dove opera il gruppo terrorista Ansar Bayt al Maqdis, che recentemente ha giurato fedeltà all’Isis. Un secondo problema è quello del ritardo dei pagamenti da parte dello stato e dei privati. Nel settembre 2020, ad esempio, l’Egitto aveva ancora un debito con l’Eni di 800 milioni di euro e recentemente è stato reso noto che il Cairo deve corrispondere alle aziende petrolifere internazionali quasi 4 miliardi di euro.

Questi problemi non hanno però scoraggiato la compagnia energetica italiana dall’investire ancora in questo paese nel 2020, come dimostra la decisione di avviare la produzione di gas in un grande giacimento che si trova nella zona nord dell’Egitto, dove verranno estratti 6 milioni e 500 mila di metri cubi di gas a partire dal prossimo anno(5). Anche Edison ha siglato recentemente un accordo di 136 milioni di euro per sfruttare alcuni importanti giacimenti petroliferi e di gas che si trovano a pochi chilometri dalla costa del Sinai settentrionale, una delle regioni più pericolose dal punto di vista della sicurezza.

Il rafforzamento delle relazioni commerciali tra Roma e il Cairo è cruciale per il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo. Tra il 2001 e il 2020, il nostro paese ha incrementato il suo export verso l’altra sponda del Mediterraneo del 107%, un aumento inferiore soltanto a quello della Germania (138%) tra tutti i paesi europei. Oggi il valore delle nostre esportazioni in quest’area è di 29 miliardi, una cifra che supera quella dell’export verso gli Stati Uniti (27 miliardi)(6). La presenza di aziende italiane in Egitto consente al nostro paese di rafforzare la sua proiezione in Medio Oriente e Nord Africa, due zone sempre più importanti per il nostro interscambio commerciale.

Tuttavia la geografia economica della regione sta cambiando ed è perciò necessaria una nuova strategia che consenta alle aziende di competere con i nuovi attori economici internazionali, in particolare Russia e Cina. Le grandi compagnie di questi paesi stanno investendo soprattutto nel settore delle infrastrutture e dell’estrazione di materie prime, settori che vedono una consolidata presenza di gruppi italiani in questa zona del mondo.

Matteo Colombo, ISPI Research Trainee

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