Italia il 60% dello stipendio in mutuo e bollette

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Il 60% dello stipendio degli italiani va in mutuo e bollette

Le spese obbligate portano via più della metà dei nostri stipendi: i dati della Confederazione italiana agricoltori.

Sono sempre di più le spese che ogni mese erodono lo stipendio degli italiani. Secondo i Dati della Confederazione Italiana agricoltori, ben 60% degli stipendi viene distribuito nel pagamento delle così dette “Spese obbligate“, come il mutuo, l’affitto, le bollette di acqua, gas e luce e la rata della macchina.

La conseguenza primaria di questa tendenza è un ulteriore arresto dei consumi. Come riferito dal sito “Today”, l’allarme della Confederazione italiana agricoltori è questo: “è inevitabile che si è poi costretti a tagliare su tutto il resto”. Ogni famiglia, nel suo piccolo, dovrà rinunciare a qualcosa scegliendo fra ciò che reputa meno prioritario.

Le famiglie italiane sono ormai abituate a “tagliare“, ogni giorno si taglia su tutto, dalle spese destinate al vestiario, all’alimentazione, ecc. Il risultato? Il piano generale di recessione viene confermato anche dai dati: i consumi delle famiglie italiane, nel primo trimestre dell’anno, sono scesi del – 4,2%.

Nella disperata ricerca del risparmio, si finisce inevitabilmente per rinunciare alla qualità. La stima fatta dalla Confederazione stessa parla di circa 13,8 milioni di famiglie che sono costrette agli acquisti alimentari presso gli hard-discount, rinunciando ai marchi commerciali italiani per prodotti di primo prezzo e senza logo. Gli italiani sono sempre più costretti a “tagliare” sulle spese e la corsa al risparmio penalizza soprattutto i generi alimentari.

In un panorama come questo, è normale che anche un’operazione semplice, come quella di fare la spesa, viene affrontata con maggiore attenzione verso eventuali “offerte speciali“, come sconti e promozioni. La comparazione dei prezzi diventa un’esigenza e la scelta, sempre più spesso, va a penalizzare la qualità.

Affitto e bollette: allarme stipendio troppo basso

Indagine Adoc rivela il forte disagio economico e sociale degli italiani.

Affitto e bollette costano il 60% dello stipendio: questa volta è stata l’Adoc a lanciare l’allarme, segnalando che il costo dell’affitto di una casa e quello delle bollette di luce e gas, assorbe la maggior parte del reddito di un italiano ed è il 7,6% più alto della media europea.

La causa principale di questo enorme disagio, è il salario: secondo l’indagine, sarebbe del 25% più basso rispetto alla media europea: ad esempio in Germania il guadagno netto è del 36% in più, in Svezia oltre il 50%.

Questo costituisce per il Bel Paese un impatto molto più importante delle spese di gestione, portando meno liquidità nelle case e che comporta una maggiore difficoltà per l’italiano di acquistare una casa.

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Sulla base di quanto rinvenuto, sarebbe necessario un pronto controllo dei prezzi da parte del governo, sia sulle tariffe di luce e gas che sulle locazioni immobiliari, e di stabilire un tetto massimo per garantire un sostentamento soprattutto alle famiglie che hanno più difficoltà e che non riescono ad acquistare una casa nemmeno attraverso un mutuo, vista la continua chiusura dei rubinetti da parte delle banche.

Questo potrebbe dare fiato ad un mercato completamente bloccato e ridurre il disagio economico e sociale che sta colpendo sempre più regioni del Bel Paese, impantanato in una situazione politica ancora da definire.

Italia

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Coronavirus, mutui e le tasse sospesi: Cig a tutti, in bilico stop alle bollette

Il decreto salva imprese e salva famiglie è in preparazione. L’obiettivo è portarlo in consiglio dei ministri immediatamente. Ieri si sono susseguite le riunioni e i contatti tra i tecnici e i ministri per definire i contenuti del provvedimento che, ormai, sta prendendo la fisionomia e le dimensioni di una vera e propria manovra economica. Il testo avrà diverse gambe. La prima riguarda i fondi per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Si tratta dell’assunzione straordinaria di medici e infermieri per dare sollievo agli ospedali che sono allo stremo nelle aree del Nord dove il contagio continua ad avanzare. Un capitolo sul quale dovrebbero essere investiti 1,5 miliardi. La seconda gamba del provvedimento riguarderà l’emergenza liquidità delle imprese.

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Arriverà il fondo di garanzia per sostenere la moratoria sul pagamento dei debiti delle piccole e medie imprese già decisa dall’Abi. C’è poi il capitolo della sospensione del pagamento delle tasse. Un tema di cui nel governo si è molto discusso. Sospendere le scadenze per tutti non è possibile, anche perché lo Stato rischierebbe di rimanere senza liquidità per pagare stipendi pubblici e pensioni. La sospensione, dunque riguarderà soltanto gli autonomi e le piccole imprese in difficoltà. Per chi ha le spalle larghe o un lavoro sicuro le scadenze rimarranno in piedi. Non dovrebbe arrivare invece la sospensione delle bollette elettriche e del gas. Ieri le associazioni delle imprese energetiche hanno inviato una lettera al governo paventando uno shock di liquidità per i venditori, grandi imprese pubbliche e private, nel caso dovesse arrivare una moratoria generalizzata. Ci dovrebbe essere invece la sospensione delle rate dei mutui fino a fine anno. Così come i congedi straordinari fino a 12 giorni per chi si assenta dal lavoro e ha figli.

Assunzione straordinaria di medici
La prima emergenza alla quale il decreto darà una risposta sarà quella sanitaria. Sul tavolo sarà messo un miliardo e mezzo di euro. Verrà attuato quanto già deciso nei giorni scorsi. Il governo provvederà all’assunzione di circa 20 mila medici e personale sanitario per far fronte alla situazione d’emergenza. Verranno stipulati contratti di sei mesi ai quali si avrà accesso senza la necessità di sostenere un concorso pubblico. I fondi serviranno anche a potenziare le terapie intensive e i reparti più direttamente coinvolti nell’emergenza determinata dal coronavirus.

Autonomi e pmi congelati i versamenti
Nel governo il confronto sulle tasse è stato acceso. Sospendere tutti i versamenti di imposte e contributi come avviene in caso di terremoto, non sarà possibile. Anche perché sarebbe lo Stato stesso a rischiare una crisi di liquidità. Dunque il congelamento delle scadenze dovrà necessariamente riguardare platee ristrette di contribuenti. Si è pensato di limitarla a dei settori (turismo, fiere), o usare criteri come il calo del fatturato. O limitarla solo per le partite Iva e per le piccole e medie imprese messe in difficoltà dall’emergenza del coronavirus. Sul perimetro della misura comunque, i tecnici sono ancora al lavoro.

Mutui, stop per 1 anno ma la durata sarà allungata
Una delle misure sul tavolo, è la sospensione fino a fine anno del pagamento delle rate dei mutui per le prime case delle famiglie. Una misura che potrebbe essere limitata alle partite Iva (ma non è ancora deciso) e dovrebbe essere in qualche modo accompagnata da misure di liquidità per le banche da parte della Banca Centrale europea. Ovviamente le rate dei mutui non verrebbero cancellate, ma sarebbe semplicemente allungata la scadenza dei finanziamenti. Se, per esempio, si hanno 15 anni residui di mutuo, la scadenza finale del finanziamento slitterebbe di nove mesi.

Cassa integrazione in deroga concessa a ogni settore
Il governo lo ha ribadito. Nessun lavoratore sarà lasciato indietro. La Cassa integrazione in deroga sarà estesa a tutte le aziende. Accanto alla Cig opererà anche il Fondo integrazione salariale che sarà rafforzato con un contributo di 500 milioni di euro. In tutto, come ha spiegato ieri il ministro del lavoro Nunzia Catalfo, per il rafforzamento della Cassa saranno stanziati 2 miliardi di euro. Saranno coperte anche le aziende da 5 a 15 dipendenti, che oggi non rientrano nell’ammortizzatore sociale. Non ci saranno limiti temporali di impiego per l’accesso all’aiuto.

Moratoria sui debiti e fondo di garanzia
La parola d’ordine è rifornire di liquidità le piccole e medie imprese per non farle fallire. Per questo nel decreto ci sarà un capitolo completamente dedicato a questo tema al quale il governo sta lavorando a stretto contatto con la Banca d’Italia. La moratoria dei crediti già decisa dall’Abi verrà sostenuto con un rafforzamento del fondo di garanzia in modo da permettere comunque al sistema bancario di rifornire di liquidità le aziende. C’è poi il capitolo indennizzi. Andranno a specifici settori e alle attività che avranno registrato un calo del fatturato del 25% rispetto allo scorso anno.

Voucher per congedi e baby sitter
Uno dei problemi al quale il decreto proverà a dare risposta è quello delle famiglie che hanno i figli a casa dopo la chiusura fino al 3 aprile delle scuole. Chi deve gestire figli che hanno fino a 14 anni di età, potrà ottenere un congedo straordinario di 12 giorni (potrebbero salire a 15) retribuiti al 30% dello stipendio. In alternativa si valuta anche un parametro commisurato al reddito che poterebbe l’indennizzo fino al 60% nel caso di famiglie con Isee inferiore a 20 mila euro. Ci sarà anche un bonus di 600 per le baby sitter che potrà però essere utilizzato da chi non fruisce del congedo.

Ultimo aggiornamento: 12:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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