IT la nuova sfida di FB ha impatto sul titolo

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IT: la nuova sfida di FB ha impatto sul titolo?

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Nata come l’esperimento di uno studente di college, in poco più di cinque anni Facebook è diventata un gigante da 500 milioni di utenti. È cresciuta a un ritmo vertiginoso come poche altre aziende nella storia ed è ormai parte integrante della vita sociale non solo degli adolescenti, ma di centinaia di milioni di adulti in tutto il mondo. Si sta diffondendo ovunque, con effetti imprevedibili: fino a diventare un fattore decisivo dell’azione politica, dalla Colombia all’Egitto, agli ultimi eventi in Medio Oriente. David Kirkpatrick, giornalista di lungo corso ed esperto di tecnologia, ha potuto contare sulla piena cooperazione dei dirigenti e collaboratori di Facebook per ricostruire la storia dell’azienda e dell’impatto che ha avuto sulle nostre vite. Kirkpatrick ci racconta le origini di Facebook, i motivi del suo successo, le prospettive per il suo futuro. Ne ripercorre i trionfi e le battute d’arresto, offrendo ai lettori un ritratto a tutto tondo di Mark Zuckerberg, fondatore e amministratore delegato: figura centrale nell’ascesa strepitosa della sua azienda, da Harvard a Wall Street, passando per il mondo.

Facebook lancia la nuova app Poke

Facebook ha recentemente lanciato sul mercato la nuova applicazione di messaggistica istantanea Poke. Particolarità del servizio è che una volta mandati messaggi, foto o video, questi scompariranno nel giro di pochi secondi senza lasciare traccia. Le caratteristiche appena descritte non sono una novità. Il servizio, infatti è già offerto da un’altra applicazione presente sul mercato, Snapchat, alla quale sembra che Facebook voglia cominciare a fare concorrenza.

Rimanendo sulle particolarità di Poke, nell’ultimo post sul Blog di Facebook fanno sapere che “puoi mandare poke ad uno o più amici contemporaneamente. Ogni messaggio sparirà dopo aver scelto quando, se dopo 1,3,5 o 10 secondi.”

Nello specifico, Poke, disponibile al momento solo per iPhone, consente all’utente di fare poche e veloci operazioni, che si traducono, oltre alla caratteristica sparizione a tempo dei messaggi, nell’invio dei classici “poke”, disponibili già da tempo su Facebook e che hanno lo scopo di attirare l’attenzione di altri utenti (i più nostalgici magari potranno associarli agli “squilli” sul cellulare o ai “trilli” di messenger”).

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La strategia del social network sembra essere ormai rivolta prevalentemente verso le applicazioni mobile e Mark Zuckerberg non sembra tenerla segreta affermando che la compagnia si sta concentrando “principalmente sul mobile”. In questo senso, Poke si inserisce in quella schiera di applicazioni che, insieme a Messanger, Camera e Instagram, rendono Facebook una delle società maggiormente “in movimento”.

Non sempre le strategie vanno però secondo i piani. Le applicazioni come Snapchat o la nuova Poke, sono state già criticate per l’utilizzo che ne fanno gli utenti. La possibilità di vedere un proprio messaggio cancellarsi automaticamente, può generare l’invio di materiali dai contenuti inopportuni. Ma a questo proposito, fa sapere Facebook, che ha previsto un sistema di segnalazioni per chi diffonderà materiali inappropriati nonché avviserà chi ha inviato un messaggio se chi l’ha ricevuto ne farà uno screenshot dello stesso per salvarlo sul proprio dispositivo

Mondo Sfida finale contro i giganti hi-tech: Facebook, Google, Amazon…

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in campo anche il congresso usa

Sfida finale contro i giganti hi-tech: Facebook, Google, Amazon e Apple nel mirino

  • –di Marco Valsania
  • 04 giugno 2020

New York – Anche il Congresso degli Stati Uniti vuole intervenire in una nuova campagna antitrust nei confronti delle grandi aziende tecnologiche e di Internet. Accanto alle iniziative considerate delle autoritа americane sulla concorrenza, la Commissione Giustizia della Camera ha indicato di aver avviato la propria inchiesta sull’economia e i mercati digitali.

Sono in programma audizioni e richiesta di consegna di informazioni a numerose aziende. I deputati intendono inoltre esaminare se le attuali leggi e norma antitrust siano adeguate alla sfida del cambiamento tecnologico o richiedano aggiornamenti da parte del Parlamento.

INCHIESTE IN ARRIVO

Google e Facebook nel mirino dell’Antitrust Usa: titoli a picco. Tremano anche Amazon e Apple

La combinazione di interventi – del Congresso e delle due principali authority antitrust, la Ftc e il Dipartimento della Giustizia, che hanno messo nel mirino anzitutto Facebook e Google di Alphabet – dа conto dell’accresciuta preoccupazione per le posizioni dominanti conquistate dai protagonisti hi-tech e i loro effetti sull’innnovazione, sull’economia e sulla societа americane. Preoccupazioni rispecchiate dalle dichiarazioni del presidente della commissione Giustizia della Camera che ha rivelato i nuovi sforzi: «L’Internet aperto ha portato con sи enormi benefici per gli americani – ha affermato Jerrold Nadler – Ma ci sono sempre piщ prove che una manciata di “guardiani” ha catturato il controllo su arterie essenziali del commercio, del contenuto e delle comunicazioni online».

Di questa realtа il Congresso и divenuto cosciente anche per le maggiori attivitа di lobby, di pressione, da parte dei protagonisti del settore a Washington. Il comparto Internet, guidato da Google, Facebook e Amazon – ha fatto segnare nuovi record. L’anno scorso, stando ai dato del think tank Center for Responsive Politics, la cifra totale ha raggiunto 77,9 milioni di dollari, rispetto ai soli 16,4 milioni di neppure dieci anni or sono. Alphabet da sola ha investito 21,7 milioni, Amazon 14,4 e Facebook 12,6 milioni. Google e Amazon hanno inoltre finanziato una trentina di centri di ricerca, tanto progressisti quanto conservatori, che intervengono nei dibattiti antitrust e di regolamentazione.

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Apple lancia il login anonimo anti Facebook e Google. Le principali novitа della WWDC 2020

I nuovi sforzi antitrust hanno colpito i titoli del settore, che risentono della prospettiva di giri di vite che ne ostacolino il business. Il Nasdaq, ricco di societа tecnologiche e di Internet, и arretrato ieri dell’1,6%, tanto da far sм che la flessione dai recenti massimi sia salita al 10% portando cosм l’indice in territorio di aperta correzione al ribasso. Facebook ha ceduto il 7,5%; Google ha bruciato il 6,1 per cento. Amazon и scivolata del 4,6% e anche Apple dell’1 per cento. Assieme questi titoli, a fine seduta, hanno visto evaporare 130 miliardi di market cap. La Ftc secondo quanto emerso si prenderebbe in carica eventuali indagini su Facebook e anche Amazon, il Dipartimento della Giustizia avrebbe giurisdizione su Google e anche su Apple.

Gli analisti di D.A. Davidson, in un rapporto preparato anzitutto su Amazon, hanno indicato il «potenziale di regolamentazioni di indagini antitrust a livello globale», che potrebbe frenare piani di espansione dei gruppi. Numerosi governi, hanno aggiunto, «stanno rendendosi conto del pericolo di consentire a pochi giganti tech di avere una tale enorme influenza sulle vite quotidiane dei consumatori, da Amazon a Apple, Facebook e Google, e il potenziale di una scossa nelle regole aumenta di giorno in giorno e va monitorato attentamente».

Un maggior interventismo delle autoritа antitrust non и del tutto imprevisto. La Ftc ha in corso da oltre un anno un’indagine sul mancato rispetto della privacy da parte di Facebook, decollata dal caso di Cambridge Analytica dove dati di utenti erano stati passati irregolarmente ad un societa’ assoldata dalla campagna di Donald Trump. Facebook, secondo le previsioni, potrebbe ricevere una super-multa da 5 miliardi di dollari. L’agenzia ha inoltre dato vita nei mesi scorsi a una task force sull’intero comparto Internet e il clima concorrenziale, con particolare focus sulle politiche di acquisizione da parte delle grandi aziende in passato approvate dalle autoritа, se hanno danneggiato concorrenza e innovazione. Nel mirino di un riesame sarebbero anzitutto le acquisizioni di WhatsApp e di Instagram da parte di Facebook.

Ma il corso adesso adottato riguarda interrogativi ancora piщ ampi sull’intero impatto di comportamenti e acquisizioni da parte della nuova generazione di giganti hi-tech. In gioco и un aggiornamento e ampliamento dell’interpretazione delle norme antitrust, in anni recenti ridimensionate spesso a un ristretto esame dell’impatto su prezzi e scelta per i consumatori. Invocando potere e diritto a indagare sul gruppo di Mark Zuckerberg, la Ftc non ha necessariamente indicato l’avvio imminente e ufficiale di una azione; ha fatto perт capire che intende tenerlo senza indugi sotto stretta osservazione. Il Dipartimento della Giustizia, da parte sua, sta approntando un’inedita indagine sulle pratiche di Google nel settore informazione e pubblicitа, che rappresenta gran parte delle sue entrate, sospettate di abusi di posizione dominante. La stessa Facebook e Amazon stanno marciando alla conquista delle spoglie della pubblicita’ digitale. Anche Apple potrebbe non essere immune da preoccupazioni antiturst, considerando il ruolo – se non nell’e-commerce, nei social media e nelle inserzioni online – quantomeno negli smartphone e nelle app.

giganti del web

Il Dipartimento di giustizia Usa prepara indagine antitrust su Google

La discussione, a livello di autoritа e accademia, riguarda concetti quali il network effect, leva usata per aumentare il valore di prodotti e servizi sulla base del numero degli utenti permettendo ai giganti di ottenere e difendere posizioni di monopolio e bloccare l’ingresso di concorrenti. I re del tech sono anche sospettati di collusione per mantenere bassi i salari e la mobilitа di molti dipendenti.
La questione del prezzo dei servizi digitali, secondo critici che trovano crescente eco, va ripensata in termini innovativi. La posizione dominante dei colossi di nuova generazione и costruita su un inconscio “patto faustiano” con i consumatori: i primi ricevono servizi sovente o in parte gratuiti, “pagati” perт con l’offerta dei propri dati alle societа, che poi li rivendono per lauti profitti. C’и chi suggerisce che in un mercato davvero funzionante i consumatori verrebbero ricompensati ben di piщ, letteralmente oppure sono forma di maggiori protezioni e privacy, per i loro dati e quindi che il “prezzo” dei servizi sarebbe inferiore. La privacy и insomma un costo non-monetario addebitato agli utenti che troverebbe soluzioni con una maggior concorrenza.

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