Immobiliare in Italia serve una riforma del catasto

Miglior broker di opzioni binarie 2020:
  • BINARIUM
    BINARIUM

    Il miglior broker di opzioni binarie!
    Allenamento gratuito!
    Ideale per i principianti!
    Ottieni il tuo bonus di iscrizione!

Riforma del Catasto: le ultime novità sul decreto

Quali dati verranno utilizzati per determinare i valori delle unità immobiliari?

Le ultime novità sulla riforma del catasto riguardano ancora una volta i dati di riferimento per i valori immobiliari. Le modifiche più rilevanti del decreto sulla riforma del catasto, proposte da Confedilizia e dal presidente della Commissione Finanze, Capezzone, riguardano la base dati e l’invarianza del gettito. Ecco di cosa si tratta.

Base dati per la riforma del catasto

Inizialmente, la proposta per la formulazione della base dati del nuovo catasto era incentrata sulle compravendite rogitate nel triennio 2020. La conseguenza? Un allargamento eccessivo delle zone nelle quali elaborare gli immobili, vista la scarsità di acquisti immobiliari nei singoli comuni.

Il problema, secondo le nuove proposte, potrebbe essere superato considerando anche le vendite giudiziarie. In questo modo, le zone potrebbero restare di dimensioni accettabili in molti casi e, d’altronde, i valori medi da cui partire sarebbero sensibilmente più bassi. Per quale motivo? L’influenza delle case vendute all’incarto abbasserebbe la media generale per categoria, poiché si tratta di vendite chiude a valori ribassati anche della metà rispetto al valore di mercato.

Invarianza del gettito

Nell’ ultima versione del decreto legge per la riforma del catasto, si faceva riferimento solo a un’invarianza a livello nazionale, mentre per quanto riguardava i Comuni si accennava all’idea di sacrificare l’invarianza per evitare scarti troppo alti tra i vecchi e nuovi valori. Il timore si fondava soprattutto sul calcolo della rendita catastale, non più sulla base dei vani ma dei metri quadri.

Una futura inversione di rotta potrebbe riguardare un’invarianza di gettito solo nel caso dei Comuni, anche se lo stesso Capezzone ha sottolineato che bisognerà attendere i testi definitivi.

Immobiliare: in Italia serve una riforma del catasto

Il nostro paese si salverà soltanto se ripartono i consumi, se la produzione industriale aumenta e se parallelamente cresce il prodotto interno lordo. Il sistema fiscale, però, deve essere ridimensionato.

Ormai è un dato di fatto: gli italiani sono più poveri anche per via delle tasse sempre più consistenti che devono pagare. L’argomento fiscale divide la destra e la sinistra ed il terreno di battaglia dell’ultima ora, legato anche alla campagna elettorale, è quello dell’IMU.

La sospensione della prima rata della tassa sugli immobili, secondo alcuni politici del centro destra, sarà provvidenziale per la ripartenza dei consumi, anche se il comportamento degli italiani non è scontato e potrebbe prevalere la propensione al risparmio.

Sicuramente è più interessante rivolgere lo sguardo alla riforma del Catasto su cui sta lavorando anche l’Unione nazionale consumatori. Il fatto è che fino a questo momento i dati catastali sono stati gestiti secondo una normativa del 1939 e quindi senza differenze tra centro e periferia di una città e con un carico maggiore d’imposte per la prima casa.

Miglior broker di opzioni binarie 2020:
  • BINARIUM
    BINARIUM

    Il miglior broker di opzioni binarie!
    Allenamento gratuito!
    Ideale per i principianti!
    Ottieni il tuo bonus di iscrizione!

L’obiettivo, quindi, sarà quello di fare in modo che chi ha più case paghi di più e paghi una tassa più equa anche chi abita in centro rispetto a chi ha comprato casa in periferia.

Riforma del Catasto 2020: le ultime novità

Nel complesso scenario del patrimonio immobiliare italiano si inserisce la riforma del Catasto, con la revisione di tutte le rendite catastali. È quanto si apprende dai dati contenuti all’interno del Programma Nazionale di Riforma, PNR 2020, contenuto nel Documento di Economia e Finanza, DEF, adottato dal Consiglio dei Ministri. Nella sezione dedicata al cronoprogramma delle riforme, il documento fa il punto della situazione sulla Delega fiscale (Legge 23/2020), il cui termine per la sua attuazione è scaduto a settembre 2020. Entro questa data il Governo avrebbe dovuto attuare i decreti di riforma previsti, ma non è riuscito ad approvarli tutti: uno degli ambiti rimasti scoperti è proprio la riforma del catasto.

Riforma del Catasto 2020

Seppure in un primo momento il Governo pareva considerare la riforma come una delle priorità, ben presto ha pensato di rinviarla. Questo perché nel frattempo si stava concentrando su alcune misure attuate mediante la Legge di Stabilità 2020, quali l’eliminazione della Tasi sulla prima casa e dell’ Imu agricola e la determinazione della rendita catastale degli “imbullonati”, ovvero degli immobili a destinazione produttiva e industriale (classificabili nei gruppi catastali D ed E). Sta di fatto che l’atteso completamento dell’iter di riforma dovrebbe avvenire nel triennio 2020, con la revisione degli estimi senza un aumento sproporzionato delle tasse da pagare, pervenendo così ad una situazione più equa.

Riforma del Catasto: vecchia e nuova delega a confronto

Ricordiamo che la riforma del Catasto era già stata inserita nella legge delega di riforma fiscale, ovvero la Legge 23/2020, che prevedeva che entro settembre 2020 il Governo avrebbe dovuto adottare i vari decreti di riforma previsti. Tra questi citiamo:

  • due nuove tipologie catastali di fabbricati, quali gruppo O, ossia unità ordinarie, e gruppo S, ossia unità speciali;
  • determinazione del valore patrimoniale degli immobili basata sullasuperficieper garantire una valutazione più oggettiva (non più sui vani) e sulle categorie , appunto a destinazione ordinaria (calcolo sulla base di funzioni statistiche), quali appartamenti, negozi, uffici, e a destinazione speciale (calcolo sulla base di stima diretta), quali ospedali, edifici, cinema, etc.; mentre ville, immobili signorili e artistici avrebbero una regolamentazione diversa;
  • attribuzione ad ogni immobile di una rendita catastale e un valore patrimoniale sulla base delle sue reali caratteristiche e della zona di appartenenza.

Per quanto riguarda l’obiettivo principale della nuova riforma del Catasto inerente il DEF 2020, come già accennato anche prima, è quello di revisionare e allineare il valore catastale al reale prezzo di mercato. Tale discrepanza riporta certamente alcuni aspetti rilevanti e discutibili. Frequentemente, capita che il primo non sia direttamente proporzionale al secondo, tanto è vero che il valore degli immobili cambia in maniera notevole in una stessa città, persino spostandosi anche solo di pochi metri. Basti pensare che le abitazioni di periferia hanno dovuto far fronte ad un prelievo fiscale altissimo – da alcune stime è risultato sino a quattro volte di più! – rispetto alle abitazioni del centro storico.

È dunque chiaro che la nuova riforma del catasto dovrà prevedere algoritmi di calcolo che consentiranno di ottenere rendite catastali più aderenti alla realtà. Pertanto, sarebbe opportuno diminuire e personalizzare le imposte (rendendole quindi più eque) a seconda della singola zona territoriale, in maniera tale che l’aumento dei valori catastali non sarà uguale su tutto il territorio, ma diversificato a seconda dell’ambito locale.

Quali possibili conseguenze quando la riforma del Catasto entrerà in vigore?

Di certo si verrà incontro ad un aumento insostenibile del prelievo fiscale. Ciò significa che, prevedendo un aumento delle rendite catastali, ne conseguirà che il risultato del prodotto tra aliquota e base imponibile sarà superiore (l’incremento della base imponibile farà lievitare il conto).

È chiaro che, per rimanere dentro la soglia degli scorsi anni, è necessario che all’aumentare della base imponibile diminuisca l’aliquota. Altrimenti il prodotto cambia, e pure notevolmente! Insomma, va da sé che la riforma del catasto doveva essere pensata prima di attuare quella delle imposte sulla casa, così da poter poi determinare senza problemi le normative su Tasi e Imu.

Revisione del registro immobili: è già un successo in alcuni Comuni?

Il DEF, secondo la sua tabella di marcia, inserisce la revisione del registro degli immobili nel «cronoprogramma governativo» nella categoria delle riforme «in avanzamento» e fissa un arco temporale molto ampio con termine nel 2020. Meno rispetto ai cinque anni preventivati ufficiosamente dal Governo in precedenza. Ma tale revisione ha già portato i suoi “benefici” nei 17 Comuni che hanno applicato i principi proposti. Infatti, si registrano rendite aumentate di oltre 180 milioni. Per completezza, ecco i Comuni già che si sono già attivati: Roma, Milano, Bari, Atri, Bassano del Grappa, Casale Monferrato, Castellaneta, Cervia, Ferrara, Lecce, Mirandola, Orvieto, Perugia, Ravarino, Spello, Spoleto e Todi. C’è da sottolineare che soprattutto in alcuni grandi Comuni, Roma in primis, l’applicazione della revisione sembrerebbe rispondere ad esigenze di fare cassa piuttosto che a logiche di equità. In questo ultimo caso si intende che è opportuno mostrare particolare attenzione su questi specifici casi:

  • case di lusso siano accatastate come economiche o viceversa, a fronte del fatto che risulta che spesso non sono state documentate le variazioni dell’edificio che lo hanno trasformato in una abitazione di lusso;
  • per alcune abitazioni si è verificato che non sono state valutate correttamente le microzone, spesso ignorando il fatto che in alcune aree di quartieri di lusso non c’è stato alcun concreto miglioramento del tessuto urbano.
Miglior broker di opzioni binarie 2020:
  • BINARIUM
    BINARIUM

    Il miglior broker di opzioni binarie!
    Allenamento gratuito!
    Ideale per i principianti!
    Ottieni il tuo bonus di iscrizione!

Come iniziare a fare trading di opzioni binarie
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: