Forex qualcuno cerca di spodestare il dollaro

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Titoli di stato: la Grecia torna sul mercato

Il primo ministro greco, Antonis Samaras, ha detto che la Grecia ha recuperato meglio del previsto e dopo quattro anni di isolamento dal mercato dei titoli di stato, potrebbe tornare in campo con qualche mese d’anticipo.

Secondo Samaras, primo ministro di Atene, la Grecia è pronta a tornare sul mercato internazionale dei capitali attraverso l’emissione di bond a partire dall’inizio del 2020. Gli analisti avevano previsto che il paese potesse tornare sul mercato,dopo 4 anni di esclusione forzata, usati per ristrutturare il debito pubblico, soltanto alla fine dell’anno prossimo.

Un’opinione, quella degli analisti, che era stata accettata e fatta propria anche dalla troika, quindi dalla Banca Centrale Europea, dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale. In questi mesi, infatti, Atene ha ricevuto diversi aiuti che facevano pensare che il ritorno della Grecia sui mercati internazionali fosse ancora molto lontano.

Il 2020, infatti, si è chiuso con un deficit al 6 per cento del PIL, quindi sopra le attese, mentre nel 2009 il deficit stesso era corrispondente ai due terzi del prodotto interno lordo. Senza considerare che fino a questo momento, la situazione descritta ha agevolato qualcuno. E’ stata provvidenziale per gli hedge funds americani che hanno ottenuto ottimi risultati appoggiandosi ai bond governativi e ai titoli bancari ellenici.

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giovedì 8 settembre 2020

Wall Street continua a sonnecchiare

Wall Street nel frattempo continua a sonnecchiare.

Certo, non ci possiamo aspettare che la borsa americana continui a tirare la carretta a tempo indeterminato; specie in un mese stagionalmente poco propizio, come quello corrente (ma ieri ci siamo soffermati su circostanze e azioni che in una finestra temporale ben definita godono di una frequenza storica benigna del 100%. ).
Tuttavia l’aspetto più rilevante, al momento, è quello accennato ieri: mercato azionario e titoli di Stato vanno allegramente a braccetto. È una anomalia, perlomeno con riferimento all’esperienza degli ultimi quindici anni, perché da quando le pressioni deflattive sono divenute dominanti, solitamente il rialzo delle quotazioni azionarie è andato di pari passo con la crescita dei rendimenti; e viceversa.

Il presente commento è un estratto sintetico del Rapporto Giornaliero, pubblicato tutti i giorni entro le 8.20 da AGE Italia; pertanto eventuali riferimenti a studi tecnici vanno intesi riferiti ai grafici ivi riportati.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 13:55:00

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Titoli USA: banche in prima fila per la corsa presidenziale

Non solo Fed

Ciò a dispetto del continuo susseguirsi di accelerazioni e marce indietro rispetto alle tanto attese decisioni della FED sul rialzo dei tassi, che non si sono finora materializzate.

Le banche hanno infatti tratto beneficio nel frattempo da qualche modesto miglioramento rispetto a volumi dei prestiti e commissioni, che per alcuni dei big del segmento costituiscono ora circa il 40% dei ricavi.

Le elezioni portano bene alle banche

Un fattore su cui puntano adesso gli investitori sono le elezioni presidenziali.

Messisi alle spalle il Labor Day, la festività che si considera l’inizio della fase calda della campagna elettorale americana, è tempo di decidere come muoversi dopo i record dell’ultimo periodo in prossimità del voto.

I vincitori

E scremando ancora nei risultati individuati da Kensho, si osserva che a svettare su tutti sono Zions Bancorporation e Bank of New York Mellon, con ritorni rispettivamente del 20,59% e dell’11,87%, seguiti da a ruota dalla big Wells Fargo.

Vediamo come si presentano ai nastri di partenza i tre titoli nella corsa finale verso il round presidenziale dell’8 novembre.

Zions Bancorp (Nasdaq: ZION)

Le quotazioni di Zions Bancorporation hanno registrato nelle ultime 5 sessioni borsistiche un rialzo dello 0,82%. Dall’inizio dell’anno, il titolo ha registrato una buona performance del 12,91%.

E il dato degli ultimi 30 giorni registra un +6.70%, il che ha garantito qualche buon ritorno agli investitori che, secondo qualcuno, potrebbero ora cominciare a pensare a qualche presa di profitto.

Zions Bancorp presenta un P/B ratio di 0,9 e negli ultimi dodici mesi l’EPS messo assegno dalla banca ammonta a 1,67 dollari.

Nella giornata di mercoledì il titolo ha chiuso le contrattazioni a 30.58, in frazionale rialzo dello 0,19%.

Bank of New York Mellon (codice Nyse: BK)

Wells Fargo (NYSE: WFC)

Nell’ultimo anno Wells Fargo ha generato un rendimento del capitale del 13%, superata soltanto da US Bancorp tra i grandi gruppi bancari americani quanto a redditività.

Cifra tutt’altro che trascurabile se si considera che la media registrata sul KBW Bank Index, benchmark del bancario che raccoglie 23 titoli dei maggiori attori del settore, è dell’8,8%.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 13:20:00

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L’affare Poste Italiane-Pioneer. I broker fanno il punto

Le voci sull’acquisto di Pioneer

E nè Unicredit né Poste Italiane hanno ancora commentato quanto rivelato stamattina dal Sole 24 Ore.

Secondo il quotidiano, ci sarebbe ora proprio Poste Italiane tra gli interlocutori di Unicredit per la cessione di Pioneer Investments, la società di gestione del risparmio già al centro delle trattative poi sfumate con il Banco Santander.

Un asset strategico

Non è un segreto d’altra parte che proprio il risparmio gestito sia uno dei settori principali (insieme a logistica e sistema dei pagamenti) verso cui il gruppo di Francesco Caio sta orientando le proprie strategie.

E la volontà di un rafforzamento verso questo segmento, previsto dagli obiettivi del piano industriale, è ad esempio testimoniato dall’acquisto di una quota di minoranza di Anima sgr.

Slitta la cessione sul mercato della seconda tranche

Stando al Sole 24 Ore, Unicredit punterebbe a una valorizzazione di Pioneer Investments intorno ai 3 miliardi.

Le opzioni sul tavolo, non ancora definite, sarebbero la semplice vendita o un piano di alleanza industriale.

Sul fronte degli obiettivi di bilancio, Poste parte da una buona base, dopo una semestrale che ha mostrato fondamentali tutto sommato solidi.

L’utile operativo ha registrato un +32% nel semestre e il top management del gruppo ha di mira in questo momento proprio il mantenimento di una buona redditività nell’attuale fase di tassi a zero.

La view di Equita Sim

Gli esperti della SIM milanese fanno notare che “dal punto di vista strategico l’acquisizione di Pioneer sarebbe coerente con il piano industriale di Poste Italiane”.

Proprio il piano industriale lascia infatti aperto lo spazio per un rafforzamento del gruppo nel business dell’asset management.

Nella lettura della SIM, a contare nella valutazione della convenienza della nuova mossa di Poste sarà comunque soprattutto il prezzo di un eventuale acquisto.
La sostenibilità dell’investimento sarebbe mantenuta se si rimanesse intorno ai 2,5-3 miliardi di euro per l’acquisto di una quota stimata del 70% di Pioneer. Oltre tale cifra, invece, scatterebbe la necessità di un aumento di capitale “dato un Debt/Ebitda target di 1,5 volte”.

E di sostegno sarebbe in questo senso, spiega il broker un interessamento di Cassa depositi e prestiti, “interessata a diversificare il proprio portafoglio”

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 13:19:00

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Il collasso economico meritato del Venezuela

  1. la disonestà è la politica migliore;
  2. i ladri vincono nel lungo periodo;
  3. la proprietà privata è un furto.

I venezuelani hanno eletto e ri-eletto il socialista Hugo Chavez.

Chavez era un dittatore di latta il cui modello — retoricamente e ideologicamente — era Fidel Castro. Amava fare discorsi di tre ore. Amava ascoltarsi parlare.

Il Venezuela era sostanzialmente Cuba con un reddito petrolifero. Ma ora i proventi del petrolio sono in calo. Il libero mercato è paralizzato. Maduro ha raddoppiato la tirannia dello stato sociale.

Il governo confisca le risorse vitali, come il cibo. La carenza di cibo è diffusa a livelli strabordanti. Il governo lo raziona.

Mentre è stato messo in campo il tentativo di spodestare il presidente Nicolás Maduro attraverso un referendum, il suo governo sta facendo aumentare il livello della repressione.

Venerdì scorso Maduro ha dichiarato lo stato di emergenza per 60 giorni, dicendo che era necessario per annullare ciò che ha descritto come “colpo di stato” e confrontarsi con “tutte le minacce internazionali e nazionali nei confronti della nostra nazione.”

La violenza è aumentata vertiginosamente a causa di bande armate fedeli al governo che vagano per le strade.

Durante i primi tre mesi di quest’anno, 4,696 persone sono state uccise in Venezuela, secondo il governo, e nel 2020 più di 17,700. Il bilancio trimestrale delle vittime è superiore ai 3,545 civili uccisi l’anno scorso in Afghanistan, un numero record.

Questa crisi ha messo in luce le promesse vuote insite nelle politiche socialiste di Maduro e del suo predecessore, Hugo Chávez, spacciate sin dalla fine degli anni ’90.

Mentre molti venezuelani hanno avuto un assaggio di prosperità grazie ad abitazioni migliori, cibo sovvenzionato e salari più alti quando i prezzi del petrolio erano alti — il petrolio rappresenta circa il 96% delle esportazioni del Venezuela — il governo non è riuscito a costruire qualcosa di simile ad un’economia sostenibile.

In linea di principio, nulla è cambiato da quando Chavez è stato eletto Presidente nel 1998.

Era il capo del Partito Socialista Unito. Gli elettori sapevano esattamente quello che stava per accadere: furto attraverso le urne.

Se siete a conoscenza di un ente caritatevole che davvero può far arrivare cibo alle famiglie in Venezuela, fate una donazione.

Ma se il governo la confischerà, non fatela. Chiedete la prova che i destinatari stiano effettivamente ricevendo il cibo o altre forniture.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 13:14:00

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I Buy di oggi da A2a a Moncler

Ancora, Kepler Cheuvreux valuta buy Ei Towers con target di 54 euro e Inwit con fair value di 5,20 euro.

Mediobanca giudica invece outperform Leonardo Finmeccanica con obiettivo di 15 euro e Autogrill con fair value di 11 euro.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 13:13:00

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Morgan Stanley e Commerzbank d’accordo: la Bce non ha più armi

Bce: ancora e sempre lei

Un compito sempre più arduo anche perché, come specificato da Morgan Stanley, ormai l’istituto guidato da Mario Draghi ha delle armi praticamente spuntate: tradotto in altri termini, nessuna sorpresa in arrivo.

Il che spinge la banca d’affari a stelle e strisce a puntare sul rialzo dell’euro, appesantito dal fatto che, seppure i vertici di Bruxelles dovessero mettere il turmo alle uniche opzioni sul tavolo (estensione del QE oltre il termine massimo del 2020 e allargare lo spettro degli asset acquistabili) questo non riuscirebbe ad abbattere la pressione sulla moneta unica vista in aumento sia contro il biglietto verde che conto le principali valute internazionali.
Ma dietro queste parole si nasconde anche un’altra verità confermata sia dai dati macro (e non solo da quelli europei) sia dalla maggior parte degli analisti tra Jörg Krämer, capo economista di Commerzbank secondo cui la Bce abbraccerà la stessa filosofia degli altri e cioè se ci si trova nei guai, meglio raddoppiare la dose.

Ma il problema è anche delle altre Banche Centrali

E di guai l’Europa ne ha molti, gli stessi che si rispecchiano nelle tante economie internazionali dedite all’accomodamento finanziario: i vari QE non stanno dando i risultati sperati, anzi, gli effetti sui mercati e sull’economia sono sempre più annacquati, indeboliti ulteriormente dalla durata ormai estenuante, soprattutto di quelli statunitensi e dalla portata mastodontica, soprattutto di quelli giapponesi.

Per quanto riguarda quelli del Vecchio Continente, invece, le conseguenze della tanto temuta Brexit non si sono ancora concretizzate ma questo non significa che siano svanite, anzi, potrebbero essere insidiose perché pronte a manifestarsi sul lungo periodo; da ricordare, infatti, che il divorzio di Londra dall’Unione e la rinegoziazione dei vari patti e accordi commerciali, potrebbe durare anche due anni.
In tutto questo la battaglia contro la deflazione in alcune nazioni dell’Europa può dirsi persa (per quanto la guerra sia ancora lunga) mentre i tentativi di rianimare l’inflazione sembrano ancora deboli, così come deboli sembrano essere anche le previsioni di crescita e quelle sull’inflazione futura che oggi Draghi comunicherà ai mercati.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 13:12:00

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Poco mosso l’S&P500

Seduta incolore per l’S&P500 che mercoledì ha archiviato gli scambi a quota 2186,15, in calo dello 0,02%. Graficamente si è trattato di una “inside day”, una configurazione di attesa da parte del mercato con i prezzi che si sono mossi all’interno dell’intervallo già stabilito nella seduta di martedì.
L’ultima candela giornaliera è un inoltre un “doji”, caratterizzato da valori di apertura e chiusura praticamente coincidenti, elemento che può rappresentare una decelerazione del trend precedente, ma che in questo contesto di oscillazioni laterali non aggiunge nulla da un punto di vista grafico.

La permanenza al di sopra dei supporti poco sopra area 2150 potrebbe garantire all’indice una sponda per tentare l’attacco risolutivo a quota 2193, sebbene solo la rottura di questo riferimento potrebbe generare un segnale di forza valido anche nel medio lungo termine capace di spianare la strada a un allungo verso target a 2290/2300 circa, lato alto del canale crescente che parte dai minimi di febbraio.
La violazione di area 2150 comporterebbe invece una estensione del movimento correttivo in direzione di 2120 punti almeno.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 08:47:00

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Bond emergenti fra aumento tassi Fed e carry trade. Dove puntare

Si avverte moderato ottimismo per il futuro del debito emergente, dopo un inizio anno difficile, che in realtà ha rappresentato il culmine di una fase di debolezza avviatasi nel 2020. La correzione strutturale sembra ormai alle spalle e il fatto che la ripresa avvenga a passi lenti è un segnale di progressiva normalizzazione.
I due fattori di precedente prostrazione del mercato – crollo delle commodities e crisi cinese – sono in via di lento superamento e un fattore di impulso viene certamente dal “carry trade”, operazione in ambito valutario consistente nell’approfittare delle differenze tra tassi di interesse, prendendo a prestito capitali nei mercati dove il costo del denaro è più basso e impiegandoli laddove lo stesso risulta più elevato.

Un metodo tipico degli investitori istituzionali ma oggi possibile anche per i piccoli risparmiatori dell’area euro, dove ottenere un prestito – mettendo a garanzia il proprio piccolo o medio patrimonio – è abbastanza semplice, permettendo quindi di acquistare bond di Paesi emergenti con rendimenti cospicui.

Meglio in dollari o nelle valute locali?

La situazione abbastanza complessa e ricca di possibili evoluzioni sul fronte delle valute consiglia oggi di esporsi a metà sul debito emergente in dollari e a metà su quello nelle divise locali, sebbene i titoli presenti sulle piattaforme di casa nostra (prevalentemente Tlx) siano espressi solo nel biglietto verde.

Con la soluzione 50/50 si potrà compensare l’eventuale parallelo rafforzamento del dollaro e indebolimento di altre monete se la Fed dovesse attuare una politica dei tassi aggressiva, ipotesi oggi poco probabile ma non del tutto esclusa, incassando comunque alte cedole su entrambi i fronti.

Sempre tanta volatilità

Una caratteristica tipica del debito emergente è di muoversi con oscillazioni rapide e non è escluso che ciò avverrà anche in futuro, sebbene i fondamentali di molti Paesi stiano migliorando, con situazioni di tutto rilievo per Paesi quali India, Argentina e Colombia.

L’altra domanda che occorre porsi sta se convenga puntare su singole emissioni o su Etf? Meglio questi ultimi, affiancando magari bond “corporate” dei Paesi emergenti, trattati sull’“Otc” e che hanno il vantaggio di tagli bassi, soprattutto nel caso di quelli in dollari.

Non pochi ostacoli per il quotato

E’ vero che su Tlx c’è una ricca pattuglia di obbligazioni governative, ma l’analisi complessiva porta a una valutazione poco favorevole – al momento attuale – sia per i rendimenti sia per la presenza di lotti minimi quasi sempre eccessivi (100.000 o 200.000).

Fra l’altro sono soprattutto bond in dollari e pochi in euro, in quest’ultimo caso con “yield” marginali, a causa dell’effetto tassi Bce, verso i quali si sono mossi i rendimenti anche di emissioni di Paesi emergenti espresse nella nostra moneta. I bond riferiti al Messico – tutti in Usd – danno poco e hanno “spread” denaro/lettera talvolta esasperati.
Quelli della Russia – pure in Usd – offrono a scadenza dal 2,6% al 4,6% (scadenza 2043) e presentano tutti tagli elevati, salvo il 12,75% con rimborso 2028, che comunque gira sui 181 Usd. Le emissioni del Brasile – sempre in Usd – assicurano dal 2,2% al 5,6% (scadenza 2046) e hanno ripreso quota dopo il “sell-off” di inizio anno, ma anche in questo caso i tagli sono di tutto rilievo, a eccezione del 12,75% con scadenza 2020, dal lotto 1000 Usd, che quota sui 132.

Abbastanza scambiati i bond venezuelani, ma quasi solo da chi fa trading stretto, perché la situazione del Paese resta a elevato rischio. Più positivo il quadro evolutivo per l’Argentina, i cui bond “sink” – ovvero a rimborso periodico programmato con prezzo predefinito – garantiscono ora in media un 6%.

Ben 14 Etf sul Mot

E’ inevitabile che l’alternativa degli Etf rappresenti la via di uscita consigliabile per cogliere le occasioni del mercato dei titoli di Stato emergenti.

Su Borsa Italiana ne sono quotati 14, di cui otto hanno – come valuta di benchmark – il dollaro. Due però sono hedgiati rispetto all’euro. Ulteriori cinque si riferiscono a emissioni in valute locali, con denominazione tuttavia in dollari, e uno infine ha un benchmark in euro.
In alcuni casi si tratta di Etf a capitalizzazione dei dividendi e in altri a distribuzione. La varietà dell’offerta riesce quindi a soddisfare le diverse situazioni di mercato, attenuando gli ostacoli presenti per chi voglia puntare direttamente sulle singole obbligazioni e consentendo di sfruttare allo stesso modo l’aliquota fiscale ridotta al 12,5%.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 08:46:00

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Asia in negativo aspettando la Bce. Bene solo Hong Kong

Dopo una seduta contrastata per Wall Street mercoledì (intorno alla parità i tre principali indici Usa, ma solo il Nasdaq, di nuovo ai massimi, ha chiuso in positivo), alla riapertura dei mercati in Asia la tendenza è negativa. L’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, è in modesto declino ma continua a muoversi comunque sui massimi dal luglio dello scorso anno.
Migliore performance di giornata è quella di Hong Kong: l’Hang Seng guadagna circa mezzo punto percentuale (andamento simile anche per l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica per la Corporate China). A circa un’ora dalla chiusura Shanghai Composite, Shanghai Shenzhen Csi 300 (il peggiore degli indici della Cina continentale con una flessione di circa lo 0,20%) e lo Shenzhen Composite si muovono in altalena ma intorno alla parità .

Sul fronte macroeconomico, secondo i dati diffusi dalla General Administration of Customs (l’autorità delle dogane cinesi), in agosto l’export è calato in Cina del 2,8% su base annua, contro il declino del 4,4% registrato in luglio (e del 4,8% in giugno) e sotto alla flessione del 4,0% del consensus.
Lo scorso mese le importazioni sono invece cresciute dell’1,5% contro il crollo del 12,5% di luglio (e dell’8,4% in giugno) e a fronte del 4,9% di declino atteso dagli economisti. Dati a sorpresa che non hanno però condizionato particolarmente i mercati, anche per il crescente scetticismo sulla bontà delle rilevazioni economiche ufficiali di Pechino.

Il fronte valutario è in un certo senso congelato in vista delle decisioni della Banca centrale europea, attese per il primo pomeriggio, e lo yen continua a muoversi intorno a quota 101 sul dollaro anche a fronte di speculazioni che il board della Bank of Japan fatichi a trovare un fronte comune su nuove politiche monetarie di alleggerimento per il meeting di questo mese.
A fine seduta il Nikkei 225 perde lo 0,32% (performance simile per l’indice più ampio Topix che si deprezza dello 0,27%). Sul listino nipponico si distingue Nintendo, arrivato a toccare un progresso di oltre il 16% nella seduta, dopo l’annuncio di Apple che il popolare gioco Super Mario Run sbarcherà sull’iPhone, mentre il fenomeno Pokémon Go (che nei mesi scorsi aveva già messo le ali al titolo Nintendo) arriverà anche sull’Apple Watch.

Sul fronte macroeconomico, secondo i dati finali diffusi dall’Ufficio di Gabinetto nipponico, il Pil del Giappone è migliorato dello 0,7% su base annua, contro lo 0,2% di crescita della lettura preliminare (e del consensus), ma in calo rispetto all’1,9% d’incremento del primo trimestre (nell’ultimo periodo dello scorso anno era calato dell’1,1%).
Per la prima volta in oltre due anni si sono registrati due trimestri consecutivi di progresso per l’economia del Sol Levante. La seduta è negativa anche per Seoul e Sydney, ma se il Kospi limita allo 0,08% il suo declino, l’S&P/ASX 200 segna una più netta perdita dello 0,71% in chiusura.

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mercoledì 18 aprile 2020

Ftse Mib e la primavera in Siria

Bisogna ricordare ai francesi che di problemi ne hanno parecchi in casa loro e che bombardare la Siria o fare la parte del professore di pace al parlamento europeo non li aiuterà a conquistare le classifiche europee, anche perchè di pace in Francia ce n’è pochissima dai tempi della ghigliottina!

Boia chi molla, buon trading ed occhi aperti.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 18:24:00

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Il rebus Telecom Italia

Dove va Tim

Con l’approssimarsi della data del 24 aprile, quando si terrà l’assemblea di Tim Telecom Italia, le notizie e le mosse dei protagonisti si accavallano, rendendo ancora più difficile comprendere quanto stia accadendo nel principale gruppo di telecomunicazioni italiano.

Una difficoltà che non è nuova, se ripercorriamo i frequenti cambiamenti negli assetti di governance del gruppo negli ultimi anni, con il passaggio dal controllo di Telefonica a quello del gruppo Vivendi, alla sortita di Iliad fino agli avvenimenti più recenti, con il pacchetto azionario raccolto dal fondo Elliott in aperta opposizione a Vivendi e l’entrata in scena di Cassa depositi e prestiti.

I frequenti cambiamenti negli assetti della governance si sono riflessi in una difficile lettura delle linee strategiche del gruppo.

Telecom Italia ha, di volta in volta, prospettato la possibilità di una separazione tra le infrastrutture di rete e i servizi di telecomunicazione, con un piano che successivamente è andato in soffitta, varando poi una profonda e costosa ristrutturazione interna per garantire una equivalenza nei processi di accesso alla rete locale ai concorrenti (equivalence of input) e infine, nei mesi scorsi, riproponendo la separazione della rete di accesso.

Un nuovo scenario

Più trasparenti sono le politiche pubbliche sviluppate, in questi ultimi anni, per iniziativa dei governi Renzi e Gentiloni.

Partendo dalla constatazione che i piani di investimento nelle reti di nuova generazione previsti dagli operatori privati, e in primo luogo da Telecom Italia, non erano in grado di colmare il forte ritardo dell’Italia rispetto agli ambiziosi obiettivi di sviluppo della rete di banda larghissima (ultrabroadband) fissati dall’Agenda digitale europea.
Per accelerare il processo di investimento nelle nuove infrastrutture le politiche pubbliche si sono quindi articolate su due piani paralleli. Innanzitutto, un organico piano di incentivi agli operatori privati nella realizzazione delle reti di nuova generazione, con strumenti differenziati a seconda dei potenziali di sviluppo delle aree territoriali.

Le misure si sono concretizzate nella realizzazione di gare che oggi vedono un vincitore e l’avvio dei lavori di realizzazione delle opere nelle aree a fallimento del mercato, dove il contributo pubblico è più importante. Agcom a sua volta ha definito il quadro delle tariffe di accesso in queste aree.

Un secondo piano di intervento, meno esplicito, riguarda invece l’entrata nel mercato delle infrastrutture ultrabroadband di un nuovo operatore, Openfiber, nel cui azionariato giocano un ruolo fondamentale Enel e Cassa depositi e prestiti, e dove quindi l’influenza pubblica è difficilmente negabile.

Openfiber, oltre a risultare l’aggiudicatario delle gare delle aree a fallimento di mercato, ha avviato un ambizioso progetto pure in quelle più sviluppate, anche grazie al contributo di Metroweb, secondo una soluzione tecnologica (fibra fino alle case, Ftth) più avanzata di quella che Telecom Italia stava perseguendo (fibra fino alle cabine di strada e poi utilizzo della rete in rame per raggiungere le case, FttCab).

Da molte parti, tuttavia, si ritiene che questa situazione difficilmente possa rappresentare lo scenario di lungo periodo, con due infrastrutture ultraboradband negli stessi territori in un paese che tuttora si caratterizza per un livello insufficiente di domanda di servizi avanzati in molte aree.

La soluzione che appare, anche a chi scrive, più sensata vede una integrazione tra le due infrastrutture in un soggetto societario unico. Questo potrebbe essere lo sbocco facilitato dalla decisione di Tim Telecom Italia di separare in un soggetto societario la propria rete di accesso sia per la parte tradizionale in rame che per quella in fibra.
E l’entrata di Cdp nell’azionariato di Tim potrebbe rappresentare una spinta in questa direzione. Se il processo arriverà a compimento, avremo una società di rete che opera come fornitore dei servizi di accesso agli operatori di servizi di telecomunicazione, separando infrastrutture e servizi.

Resta da capire se questo assetto industriale sia desiderabile o meno.

Pochissime sono le esperienze nel panorama internazionale in cui le infrastrutture di telecomunicazione sono gestite da un soggetto diverso da quello che offre servizi: l’integrazione verticale è la norma e la separazione l’eccezione. Nel mondo tecnologico sino a oggi osservato esistevano ragioni per giustificare un assetto di integrazione verticale.
Si diceva che la natura e i contenuti dei servizi nel caso delle telecomunicazioni dipendono strettamente dalle caratteristiche delle infrastrutture, e la separazione avrebbe privato queste ultime della direzione tecnologica che veniva richiesta dagli operatori dei servizi.

Il dato tuttora in parte permane, ma sembra attenuarsi nel mondo che in pochi anni avremo di fronte e che si associa allo sviluppo del 5G: un mondo che vedrà una pluralità di reti fisse, mobili, wireless, coordinate a un livello superiore da operatori che interagiranno con le diverse infrastrutture per offrire connettività agli operatori di servizi.

Un mondo in cui, quindi, la disponibilità di servizi all’ingrosso di accesso alle diverse reti sarà funzionale al loro coordinamento e alla loro interoperabilità.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 18:18:00

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Continua il crollo di Verge (-37%). Perchè?

L’accordo con MindGeek

Lo stesso è stato annunciato anche da altri siti “a tema” come Brazzers e Nutaku tutti sotto l’ombrello di MindGeek, società che, di fatto, ha stretto l’accordo con Verge. A prescindere dall’ironia scatenatasi sul web, si tratta di un bacino di utenza molto ampio dal momento che dati dell’Internet Filter Review parlano di 28 mila persone al secondo collegate a materiale porno in Rete mentre 40 milioni di americani ne fanno uso regolare mentre guardando al totale delle ore spese si arriva a 4,6 miliardi di ore.

Per quanto riguarda le credenziali del partner, Pornhub è il 32esimo sito più grande al mondo, secondo le classifiche del sito di ranking Alexa, dietro Netflix e Twitch. I suoi clienti sono probabilmente più motivati di altri a cercare l’anonimato online il che permetterebbe a Verge di diventare una moneta mainstream.

Perchè crolla allora?

Non solo ma la natura stessa della criptomoneta in generale e di Verge in particolare si focalizza sulla protezione della privacy che per Verge, come accennato, è anche più spiccata visto che è protetta da due protocolli di sicurezza (Tor per nascondere l’indirizzo IP, oltre I2P) e, volendo offrire un quadro completo anche il famoso protocollo Wright che permettere di scegliere se rendere pubblica o meno una transazione.

Anche per questo motivo è stata preferita ad altri nomi forse più stabili e diffusi presso gli utenti come Bitcoin ed Ethereum.

Ad ogni modo, per quanto “coerente” la scelta potrebbe non essere definitiva: in passato anche Microsoft decise di convertirsi all’uso delle crypto, salvo poi cambiare idea, mentre lo stesso fece Stripe il software di pagamenti via Internet, nel 2020 ma che all’inizio di quest’anno ha dovuto abbandonare il progetto. Ma in molti si chiedono: perchè allora crolla? Forse la risposta sta nella più semplice delle regole del mercato speculativo (buy the rumors sell the news) o nella più maliziosa del Pump and Dump.

Solo il tempo potrà dirlo.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 18:17:00

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Non sarà il caso Facebook a spodestare Tencent

Da quando Donald Trump è stato eletto alla presidenza degli Stati Uniti, Facebook ha subito un susseguirsi di accuse relative all’uso improprio di dati.

Tuttavia, la recente rivelazione sull’utilizzo dei dati degli utenti Facebook da parte di Cambridge Analytica senza alcuna autorizzazione degli utenti stessi ha portato al crollo del prezzo delle azioni della società al livello più basso degli ultimi quattro anni. Il crollo di Facebook in Borsa ha fatto tremare anche il settore della tecnologia nel suo complesso, almeno nel breve periodo.

Tuttavia, il quadro appare più positivo in Asia, dove il gigante del web Tencent, spesso considerato il rivale cinese di Facebook, oltre a essere la società di maggior valore della regione, continua a crescere – spiega Jason Pidcock -.

Tencent ha recentemente annunciato risultati finanziari superiori alle aspettative degli analisti: l’utile netto di 20,8 miliardi di yuan è stato superiore alla stima più ottimista degli analisti di 18,05 miliardi di yuan. Mentre il dividend payout è ancora basso, il dividendo per azione dell’intero anno di 88 centesimi di dollaro di Hong Kong (HK$) segna un aumento annuale del 44,3%.
Il prezzo delle azioni è sceso a seguito delle politiche di investimento, come pure per la decisione di Naspers di ridurre la sua quota di partecipazione, tuttavia i fondamentali dell’azienda rimangono solidi. I broker sono rimasti generalmente positivi sulla società e alcuni hanno effettivamente aumentato il target price di Tencent.

HSBC ha ritoccato il target price a 12 mesi portandolo da 454 a 527 HK$, mentre Credit Suisse lo ha mantenuto a 540 HK$ (il prezzo corrente è $426.60).

Tencent non è nuova a superare le aspettative, e anche se è improbabile che possa continuare per sempre, crediamo che si trovi ancora in una posizione invidiabile, avendo superato la soglia del miliardo di utenti.
Ancora più importante il fatto che è molto meno a rischio di una potenziale contromisura come quello che Facebook si trova ora di fronte. Dato che la Cina non è una democrazia, le società di social media non possono interferire con le elezioni, e questo le tutela da accuse di ingerenza elettorale, accuse con cui Facebook deve ora confrontarsi sia negli Stati Uniti che, in misura minore, nel Regno Unito.

A differenza di Facebook, le aziende cinesi di social media condividono i dati anche con il proprio governo.

Inoltre, non ci limitiamo a considerare Tencent una semplice azienda tech – spiega Jason Pidcock -. Piuttosto, la riteniamo la più grande società di entertainment del mondo, in virtù della sua posizione dominante nel mercato dei videogiochi online, grazie a giochi di successo come Honour of Kings, che ha spinto le vendite con un bacino di circa 200 milioni di clienti.

Guardando al futuro, gli analisti prevedono che Tencent continuerà a guadagnare quote di mercato nel settore di giochi online, generando maggiori ricavi attraverso la pubblicità sui suoi social network WeChat e QQ.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 18:16:00

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Pirelli in flessione mercoledì dopo il warning di Continental

Pirelli in flessione mercoledì con gli altri titoli del settore pneumatici come Michelin dopo il profit warning di Continental. Il produttore tedesco stima in 150 milioni di euro l’effetto negativo sui profitti del primo semestre dell’anno derivante dall’effetto cambi e dalla rivalutazione delle scorte.
Continental diffonderà i dati preliminari su ricavi ed Ebit il 27 aprile. L’adjusted EBIT del primo trimestre della divisione “Rubber Group” è quindi atteso inferiore rispetto a un anno fa di circa 100 milioni. La stima 2020 dell’adjusted EBIT margin “Rubber Group” scende da 15% a oltre il 14%, mentre per l’intero gruppo scende dal 10,5% a oltre il 10%.

Pirelli ha toccato un minimo mercoledì a 6,992 euro, in netto calo dalla chiusura del giorno prima a 7,17 euro. A 7,13 i prezzi hanno violato la media mobile a 20 giorni. La flessione non è in ogni caso maturata martedì ma nella seduta del 13 aprile dopo il fallimento nel superare con i massimi di quota 7,33 quelli del 21 marzo a 7,334 euro.
Una eventuale violazione di 6,95 farebbe temere a questo punto il ritorno sui minimi di marzo a 6,78 euro. Supporto successivo a 6,50 euro. Solo la rottura di area 7,33 riproporrebbe con forza un quadro rialzista con obiettivo a 7,75 euro almeno.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 16:46:00

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Bond News: Euromacro

In Italia l’Istat rende noto che nel mese di febbraio si stima che il fatturato dell’industria aumenti su base congiunturale dello 0,5%, dopo la marcata flessione del mese precedente. Nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo cresce dell’1,8% sui tre mesi precedenti.Gli ordinativi registrano un lieve calo congiunturale (-0,6%), che segue quello del mese precedente; nella media degli ultimi tre mesi l’indice mostra, invece, una crescita del 2,4% sui tre mesi precedenti.L’andamento congiunturale del fatturato a febbraio è trainato da un incremento sul mercato interno (+0,8%), mentre una lieve flessione si registra su quello estero (-0,1%).

Per gli ordinativi, quelli interni diminuiscono dell’1,1%, mentre per quelli esteri si stima una leggera crescita pari allo 0,1%.Gli indici destagionalizzati del fatturato per raggruppamenti principali di industrie segnano il maggior incremento congiunturale per i beni strumentali (+3,2%), mentre i beni di consumo mostrano la flessione più rilevante (-0,9%).Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 20 come a febbraio 2020), il fatturato totale cresce in termini tendenziali del 3,4%, con incrementi del 3,8% sul mercato interno e del 3,0% su quello estero.Per il fatturato l’incremento tendenziale più rilevante si registra nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+9,2%), la maggiore diminuzione riguarda invece le industrie tessili e abbigliamento (-4,6%).L’indice grezzo degli ordinativi segna un aumento tendenziale del 3,4%.

L’incremento maggiore si registra nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+10,8%); l’unica diminuzione si osserva nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-12,9%).

Nel Regno Unito l’Ufficio Nazionale di Statistica (ONS) ha reso noto che l’indice dei prezzi al consumo ha mostrato, nel mese di marzo, una crescita dello 0,1% su base mensile, inferiore al consensus fissato su un incremento dello 0,3% in calo dal +0,4% di febbraio.
Su base annuale l’inflazione e’ cresciuta del 2,5% inferiore sia al +2,7% della rilevazione precedente che alle attese anch’esse fissate su un indice del 2,7%. L’indice core ha registrato un incremento del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2020. L’indice dei prezzi al dettaglio (Retail Price Index) ha segnato un incremento del 3,3% su base annuale dal +3,6% della rilevazione precedente (consensus +3,5%).

L’ONS ha infine dichiarato che in febbraio i prezzi delle case sono saliti del 4,4% risultando inferiore sia alla rilevazione precedente pari a +4,9% che alle attese pari a +4,8%.

Eurostat ha comunicato che nel mese di marzo il dato relativo all’Indice dei prezzi al consumo (CPI definitivo) è cresciuto dell’1,3% su base annuale inferiore alle attese e al dato di febbraio entrambi pari al +1,4%.

In crescita dell’1% l’inflazione mensile dopo l’incremento dello 0,2% della lettura precedente. L’indice Core (esclusi i prezzi di energia, cibo, alcool e tabacco) cresce dell’1% rispetto a marzo 2020 (consensus +1%).

Aste in Germania:
– Questa mattina la Germania ha collocato Bund a 10 anni con scadenza febbraio 2028 (ISIN: DE0001102440) per 2,456 miliardi di euro (oltre a 544 milioni riservati a operazioni di mercato secondario) con un rendimento allo 0,51%, in calo rispetto allo 0,60% dell’asta precedente.

Le richieste sono state pari a 1,4 volte il quantitativo offerto.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 16:46:00

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Criptovalute: TRON pronta ad esplodere, sogna rally di primavera

TRON pronta ad esplodere sopra i 0,050 dollari?

Trading TRON tra entusiasmo e prudenza che non è mai troppa!

‘Il progetto Tron‘, ha aggiunto, ‘andrà avanti con un grande team e con il supporto della comunità.

Tron è inarrestabile!’.

Progetti TRON in corso ed in fase di preparazione

Per TRON, come per altre criptovalute, di conseguenza è fondamentale marcare stretti i progetti in corso, ed il loro esito quando vengono portati a termine, e quelli programmati per il futuro.

Nello specifico, sui progetti TRON la pagina web da mettere nei preferiti si trova a questo link.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 16:45:00

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Irex Report: boom di investimenti italiani nelle rinnovabili nel 2020

I numeri degli investimenti
*Nel 2020 sono state registrate oltre 200 operazioni con una potenza coinvolta di 13,4 GW e un valore stimato in circa 13,5 miliardi di euro.

I nuovi progetti tornano ad essere la parte principale. *Nonostante il 55% delle operazioni sia in Italia, l’88% della potenza è all’estero. “Segno di vitalità e competitività delle nostre imprese, ma anche della necessità di tornare ad investire in Italia” sottolinea Marangoni.

Le aste competitive hanno però portato a un rapido calo delle tariffe, che hanno ridotto i ritorni degli investimenti.

L’effetto è stato in parte mitigato dalla ripresa dei prezzi elettrici, tornati a salire dopo anni di calo. Il costo medio dell’elettricità (LCOE) dell’eolico di 44,2 €/MWh, in lieve discesa rispetto al 2020, assicura buoni ritorni degli investimenti in quasi tutti i Paesi.

Energia (sempre più) digitale
*La trasformazione digitale sarà il fattore di maggiore impatto, sia sul lato della domanda che dell’offerta.
Sulla spinta dello sviluppo di *soluzioni Internet of Things, la cosiddetta Digital Energy, si modificheranno inevitabilmente le modalità di scambio, trasporto e consumo dell’energia. Le utility potranno ottimizzare la gestione complessiva, implementare modelli di business diversi e offrire nuovi servizi.

Anche i consumatori potranno avere un ruolo più attivo nel sistema, evolvendo verso schemi di prosumer e comunità energetiche.

  • Che cos’è IREX
    *L’Irex è il think tank italiano di riferimento per l’industria delle energie rinnovabili e l’efficienza energetica: dal 2008 analizza l’evoluzione dell’industria italiana delle rinnovabili nel contesto internazionale, esaminando le strategie aziendali, individuando i trend dei mercati, valutando le strategie-Paese e formulando proposte ai policy maker.

L’osservatorio monitora il settore delle rinnovabili con il proprio Annual Report e realizza l’Indice Irex, che traccia le small-mid cap pure renewable quotate in Borsa.

Althesys è una società professionale indipendente specializzata nella consulenza strategica e nello sviluppo di conoscenza.
Opera con competenze di eccellenza nei settori chiave di ambiente, energia, infrastrutture e utility, nei quali assiste imprese e istituzioni.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 14:36:00

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Il mistero del dollaro debole

Considerato il momentum dell’economia USA, in netta ripresa nel 2020, e l’aumento dei tassi di interesse di un intero punto percentuale voluto dalla Federal Reserve (l’unica banca centrale in fase restrittiva), le cose avrebbero dovuto andare diversamente.

Cosa sta succedendo? Questa debolezza si può osservare dal rapporto tra il differenziale dei tassi a 2 anni tra USA e Germania ed il tasso di cambio euro/dollaro: i due valori, piuttosto correlati fino all’inizio del 2020, dopo l’insediamento di Trump hanno iniziato a divergere in maniera significativa.

In teoria, un Paese con tassi di interesse a breve termine più elevati dovrebbe attrarre maggiori flussi di capitale, rilanciando la valuta domestica – spiega Lukas Daalder -.

Pur non trattandosi dell’unico elemento trainante, visto che anche gli scambi, la geopolitica, le riforme fiscali e le guerre commerciali possono giocare un ruolo determinante, i movimenti valutari degli ultimi 10 anni hanno regolarmente seguito questo schema. Almeno fino agli inizi del 2020.

Sempre in teoria, lo strano mix di politica macroeconomica adottato dal neo-presidente Trump avrebbe dovuto portare il dollaro alle stelle – spiega Lukas Daalder -.
Anche perché la combinazione degli ingenti sgravi fiscali, della stretta monetaria voluta dalla Fed e delle restrizioni sugli scambi richiamano fortemente le politiche del presidente Reagan negli anni ‘80. Nel suo primo anno di presidenza, il dollaro USA aveva guadagnato il 20% e, al termine del suo primo mandato, aveva raddoppiato il proprio valore.

Stando ai manuali di economia, inasprimento monetario, politica fiscale espansionistica e restrizioni commerciali dovrebbero portare a un rafforzamento valutario, non certo a un indebolimento. Ma a differenza di quanto era avvenuto in epoca reaganiana, sotto Trump il dollaro si è indebolito, smentendo le eventuali conclusioni dei manuali.

Ha contribuito anche l’attenuarsi delle preoccupazioni politiche in Europa, con conseguente rafforzamento dell’euro – spiega Lukas Daalder -.

Dopo il voto pro-Brexit e la vittoria di Trump, si temeva che tre importanti elezioni europee previste per il 2020 portassero i partiti populisti alla vittoria in Germania, Francia e Paesi Bassi. Tuttavia, i populisti non sono riusciti ad andare al potere, i timori sono rientrati e l’euro ne è uscito rafforzato.
Quanto sopra contribuisce forse a spiegare parzialmente la solidità dell’euro, ma non certo la debolezza del dollaro USA nei confronti di Paesi come la Norvegia o il Giappone.

In alternativa, tutto si potrebbe ricondurre a una perdita di fiducia negli USA come grande potenza dovuta all’elezione di Trump.

Come spesso accade, probabilmente c’è del vero in tutti questi argomenti, con una combinazione di fattori che portano al risultato che oggi è sotto gli occhi di tutti: un dollaro più debole.

L’eccentricità di uno dei protagonisti (Trump) rende poi ancora più difficile qualsiasi previsione.

Non c’è quindi da stupirsi se, al momento, non formuliamo un giudizio particolarmente esplicito sul futuro del biglietto verde.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 14:35:00

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Stati Uniti e Cina, più parole che fatti?

Nel corso del mese, è apparso chiaro che la Cina è il principale bersaglio del Presidente USA, il quale ha invece accettato di rinunciare ai dazi sull’acciaio per partner commerciali significativi, come Canada ed Europa.

Si tratta comunque di una concessione temporanea e per alcuni Paesi l’attuazione è tuttora prevista. Nel caso della Cina, Trump ha reiterato le sue intenzioni ostili con una serie di annunci, ampliando ogni volta la gamma di prodotti interessati, e le autorità cinesi hanno risposto minacciando di imporre dazi sui prodotti statunitensi per un importo equivalente.

Anche se entrambe le parti sembrano intenzionate a far passare la linea dura, numerosi membri dell’amministrazione statunitense e di quella cinese hanno sottolineato che resta ancora tempo per una trattativa, lasciando presagire che si tratta di una guerra combattuta più a parole che con i fatti – spiega Gilles Pradère -.

Ciononostante, questo comportamento genera incertezza, il che non giova agli asset rischiosi. D’altra parte, i dati economici sono rimasti positivi, limitando così l’effetto di contagio e permettendo ad alcuni segmenti di archiviare una buona performance, tra cui i titoli di Stato periferici dell’Eurozona, nonostante il risultato delle elezioni in Italia.
È di fondamentale importanza anche il fatto che l’aumento dei salari negli Stati Uniti ha rallentato il passo rispetto alla rilevazione di gennaio, riducendo il rischio di un maggiore interventismo della Federal Reserve.

Dato che i rendimenti sul tratto a breve della curva USA scontano un discreto aumento dei tassi in prossimità della riunione della Fed, abbiamo chiuso la nostra copertura della duration su swap USA con scadenza a tre anni.

Abbiamo inoltre aperto posizioni su obbligazioni investment grade a basso beta in USD, tra cui obbligazioni garantite che offrono un discreto rendimento sulle scadenze intermedie. Nel complesso, abbiamo incrementato la duration in itinere a 2,5 anni rispetto ai 2,1 anni di inizio mese.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 14:35:00

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Pin-bar su Ethereum

Per chi volesse acquistare Ethereum

Per chi detiene attualmente Ethereum

Per chi volesse vendere Ethereum

Target

  • 474: non raggiunto
  • 389: non raggiunto
  • 625: non raggiunto
  • 676: non raggiunto

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 14:33:00

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Death Cross su Ethereum Classic

Per chi volesse acquistare Ethereum Classic

Per chi detiene attualmente Ethereum Classic

Per chi volesse vendere Ethereum Classic

Target

  • 13.98: non raggiunto
  • 9.93: non raggiunto
  • 19.27: raggiunto il 12 aprile 2020
  • 23.47: non raggiunto

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 14:33:00

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L’M&A in Brasile non smuove Enel, ma gli analisti dicono buy

Enel lancia Opa totalitaria su Eletropaulo

Enel non reagisce alla notizia diffusa ieri in serata, da cui si è appreso che il gruppo ha lanciato un’Opa da 1,1 miliardi di euro sul 100% di Eletropaulo, una delle maggiori società di distribuzione brasiliane.

L’offerta è stata lanciata in particolare dalla controllata Enel Brasil per un corrispettivo di 28 real brasiliani per azione, ed è condizionata all’acquisizione di un numero totale di azioni rappresentative di oltre il 50% del capitale stesso.

Il commento di Equita SIM

Gli analisti di Equita SIM segnalano che l’offerta sul 100% di Eletropaulo è un rilancio sulle precedenti di Energisa e di Iberdrola e contempla un premio di circa il 60% sul prezzo trattato da Eletropaulo il 5 aprile, ossia il giorno precedente la prima offerta di Energisa.

L’Opa, come spiegato prima, è condizionata al raggiungimento del 51% del capitale e secondo le stime di Equita il prezzo implica multipli pari a circa 8,8 volte l’enterprise value/Ebitda aggiustato del 2020, 7,8 volte quello aggiustato 2020 e circa 1,8 volte la Rab 2020, stimata dalla SIM milanese in circa 1,6 miliardi di euro euro.

Gli analisti evidenziano che l’operazione è in linea con il piano Enel, che prevedeva M&A nel settore distribuzione ed E.solutions per 2 miliardi di euro euro.

Il multiplo potrebbe apparire elevato, ma Equita SIM ritiene che ci sia un alto valore strategico nella gestione dell’asset. Ipotizzando efficienze pari al 5% dei costi operativi di gruppo, il multiplo scenderebbe a 6-7 volte l’enterprise value/Ebitda 2020.

Nella nota della SIM milanese si legge inoltre che Enel avrà la possibilità di fare cross selling su 7 milioni di clienti in un’area fortemente urbanizzata quale quella di San Paolo in Brasile, attualmente non presidiata.

Da valutare quindi le opzioni di sviluppo di Eletropaulo, fermo restando che l’operazione appare potenzialmente interessante: in primis si tratta di un asset regolato, in secondo luogo è accrescitiva in termini di utile per azione, inoltre è realizzata in un’area fortemente urbanizzata, con possibilità di risparmi e di cross-selling su una massa rilevante di clienti.

Gli analisti ricordano che l’operazione è ancora aperta, quindi sono ancora possibili controfferte da parte di Iberdrola ed Energisa nei prossimi 15 giorni.

In attesa di novità Equita SIM conferma una view bullish su Enel, con una raccomandazione “buy” e un prezzo obiettivo a 6 euro.

La view di Kepler Cheuvreux

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 14:32:00

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Il Punto sui Mercati

Diasorin accelera oltre area 75/76, media mobile a 200 giorni e massimi di marzo, e punta a rivedere gli ostacoli tenaci definiti a 80 euro dai top dei febbraio.
Oltre questo riferimento il titolo potrebbe rilanciare le proprie ambizioni di crescita nel lungo termine, verso i massimi di fine 2020 a 82,1 e oltre. Indicazioni di segno contrario sotto area 70.

-Target: 80 euro
-Negazione: 70 euro
-RSI (14): neutrale

Amplifon fa un passo indietro ma la struttura resta saldamente orientata al rialzo.

I prezzi hanno raggiunto un nuovo record a 15,96 euro salvo poi invertire la rotta. Sul grafico giornaliero sta prendendo forma un “bearish engulfing” che potrebbe anticipare l’avvio di una correzione. Segnali in questo senso sotto 15,58. Eventuali cali fino a 14,50/14,60, ex resistenza definita dai massimi di gennaio e metà marzo, potrebbero offrire la sponda per nuovi rialzi verso obiettivi a 16,60 circa.

-Target: 16,60 euro
-Negazione: 14,50 euro
-RSI (14): ipercomprato

Brunello Cucinelli dovrà allontanarsi da area 27 per dimostrare di possedere le energie necessarie per riavvicinarsi ad area 28 e ai massimi di inizio anno a 29,90. Nella direzione opposta, invece solo sotto 25/25,10 aumenterebbe il rischio di assistere ad ampi ripiegamenti verso area 24, poi fino a 23 euro circa.

-Target: 29,90 euro
-Negazione: 25 euro
-RSI (14): neutrale

*Hera
*
Hera è tornata a premere contro la resistenza dinamica in area 3, linea che scende dai massimi dello scorso dicembre. La permanenza sopra 2,94 circa potrebbe rappresentare un buon trampolino di lancio per lanciare un attacco agli ostacoli posizionati tra 3,08 e 3,13, top dello scorso anno.
Rischio di ritorno alla debolezza sotto 2,87 preludio a un affondo fino al supporto orizzontale a 2,68.

-Target: 3,13 euro
-Negazione: 2,87 euro
-RSI (14): neutrale

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 14:31:00

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Le lunghe spire del Deep State stanno avvolgendo Trump, Parte #3

Trump sembra aver fatto un Respiro Profondo per quanto riguarda la sua volontà di bombardare la Siria, ma il Deep State lo ha per i capelli arancioni. Quindi dubitiamo che il ritardo durerà ancora a lungo.

Questo perché il nostro genio degli affari si sta facendo infinocchiare ancora una volta. Gli stanno dicendo che spazzare via fino a una dozzina di campi d’aviazione siriani, installazioni militari e una fabbrica che sembra un sito di armi chimiche, equivale a qualcosa di abbastanza serio: cioè, la testimonianza di questa azione farà sì che il Ciccione di Pyongyang se la faccia sotto, facendo in modo che per il prossimo summit abbia le “idee chiare” e sappia con chi ha a che fare.

Questo è esattamente il genere di materiale su cui prospera Trump, ed è un’ulteriore prova che il Deep State ha capito esattamente quali corde toccare.

Trump non è una vittima innocente. Si è dato volontariamente in ostaggio al Partito della Guerra circondandosi di generali falliti e dei più furiosi uomini di guerra che si trovano nella Città Imperiale: John Bolton, Mike Pompeo e Gina Haspel.

Infatti dovremmo chiederci: com’è possibile che qualcuno con un minimo di infarinatura dello slogan America First pensi che un interventista come John Bolton debba avere voce in capitolo?

Ma qualunque cosa pensasse Trump quando ha fatto scelte così orrende per i ruoli della sicurezza nazionale, questi sostenitori del Partito della Guerra non hanno perso tempo a portare avanti la loro agenda.

E in cima a tale agenda c’è un’escalation sistematica e implacabile di provocazioni contro Russia e Iran. Questo perché il confronto con questi stati demonizzati è il modo migliore per mantenere Washington (e quindi l’intero Paese) sul piede di guerra e la sicurezza nazionale traboccante di finanziamenti attraverso le tasse.

Come abbiamo indicato nella Parte 1, l’imminente attacco alla Siria è in realtà un messaggio rivolto a Teheran e Mosca. La copertura è il classico intervento umanitario. Bashar Assad sta per ricevere una lezione con una bella sculacciata attraverso una raffica di missili da crociera.

Ciò ovviamente ci lascia con un dubbio: in che modo la sicurezza interna viene effettivamente potenziata sculacciando in modo selettivo alcuni malfattori e non altri?

In questo caso, persino la presunta uccisione di 40 civili a Douma è difficilmente paragonabile ai 10,000 civili che sono stati massacrati dalle bombe americane sganciate dalle forze aeree saudite nello Yemen; o le migliaia di prigionieri anti-governativi che sono stati giustiziati sommariamente dal generale al-Sisi in Egitto, individuo stipendiato annualmente da Washington con $1.2 miliardi; o le migliaia di civili che Israele ha ucciso durante i suoi periodici esercizi di “falciatura del prato” sulla Striscia di Gaza.

Ovviamente Washington non dovrebbe nemmeno essere nel business delle sculacciate, perché nessuno ha nominato l’America come il poliziotto o il procuratore morale del mondo. Ma anche se questo fosse il vero scopo (e non lo è) dell’imminente aggressione contro il governo sovrano della Siria, pensereste che ci dovrebbe essere come minimo una parvenza di prova che il presunto attacco chimico sia avvenuto nell’effettivo.

A differenza degli incidenti siriani del passato, infatti, la strada è spalancata per una determinazione onesta di ciò che è realmente accaduto. Questo perché gli ultimi detenuti ribelli nella Ghouta orientale o sono tutti morti o hanno lasciato l’area su autobus organizzati dal governo siriano come parte dell’accordo di trasferimento che li ha mandati nella provincia di Idlib nel nord-ovest del Paese.

Di conseguenza Douma è ora un posto sicuro per i giornalisti occidentali, i funzionari governativi e gli investigatori internazionali dell’Organizzazione per la Prevenzione della Guerra Chimica (OPCW) affinché possano visitare i presunti siti dell’attacco e trovare le prove.

Naturalmente i funzionari siriani e russi che hanno visitato la zona dicono che non ci sono prove di vittime, corpi, residui di cloro, o che l’unico ospedale della comunità sia mai stato sovraccarico di vittime di agenti chimici tossici. Solo questo è degno di nota, dati i primi resoconti che parlavano di più di mille vittime a causa del presunto attacco.

Ma ora il governo russo ha fatto un passo in avanti sorprendente: sta sostenendo di avere la prova che l’intera cosa sia stata una messa in scena . Cioè, un incidente che starebbe portando il mondo sull’orlo della guerra era solo l’ennesimo attacco false flag dei barbari jihadisti che attaccano il governo siriano, come il primo evento a Ghouta e la famigerata “linea rossa” di Obama nell’agosto 2020.

Non sappiamo se il governo russo stia mentendo o meno, ma dal momento che il mondo intero è stato invitato ad offrire la propria valutazione sul posto, ne dubitiamo. Dopotutto, ci sono cittadini locali dell’ospedale di Douma e da altre parti della comunità che affermano di aver assistito alla messa in scena. Se questi testimoni e i russi mentono, questo diventerà presto evidente.

Al contrario, non è possibile seppellire le prove – inclusi i corpi – di un attacco al cloro che avrebbe causato centinaia di morti e feriti. Se è successo, gli investigatori ed i giornalisti dell’OPCW le troveranno; e se non le troveranno, le cose non sono andate come dicono i media generalisti.

Nel frattempo, perché si sono radunati nella Situation Room a discutere sugli obiettivi e su come minimizzare i rischi di un attacco diretto al personale militare russo, quando Trump potrebbe prendere il telefono rosso e dire a Putin che invierà una squadra d’indagine a Douma?

Non abbiamo dubbi sul fatto che Putin risponderebbe: “Sii il mio ospite”. E non abbiamo dubbi sul fatto che Pat Buchanan abbia centrato il bersaglio nel suo articolo recente quando ha fatto notare:

Non possiamo combattere per sempre le guerre di altri popoli senza finire nello stesso mucchio di cenere delle altre potenze mondiali prima di noi.

E poi, perché non parlare direttamente con i nostri avversari?

Se Trump può parlare con Kim Jong-un, che ha usato un cannone antiaereo per giustiziare suo zio e ha fatto uccidere il suo fratellastro in un aeroporto della Malesia con un’arma chimica, perché non possiamo parlare con Assad?

Nel 1974 Richard Nixon volò a Damasco per stabilire legami con il padre di Assad, il futuro “Macellaio di Hama”. George H.W. Bush ha arruolato Hafez al-Assad e 4,000 soldati siriani nella sua Guerra del Golfo per liberare il Kuwait.

In tutte queste città, e in tutto il Medio Oriente, ci sono persone che desiderano coscrivere la ricchezza e il potere degli Stati Uniti per far avanzare i propri obiettivi e raggiungere le proprie visioni. Aver lasciato che succedesse così spesso ci ha ridimensionato come superpotenza rispetto a quello che eravamo alla fine della Guerra Fredda.

Tutto questo deve finire e la nazione lo sa.

Tra le ragioni per cui i democratici hanno nominato Barack Obama e l’America lo ha eletto, c’è stato il fatto che i suoi avversari, Hillary Clinton e John McCain, hanno sostenuto la guerra in Iraq a cui Obama si oppose.

Tra le ragioni per le quali il Partito Repubblicano ha nominato Trump e la nazione lo ha eletto, c’è stato il fatto che ha promesso di portarci e tenerci fuori dalle guerre come quella in Siria.

Non è ironico che oggi il nostro Partito della Guerra, che prima detestava Trump e rifiutava la sua candidatura, lo stia spingendo e lo stia incoraggiando sempre più ad affondare nel pantano siriano?

E questo ci porta al punto fondamentale della questione: Donald Trump è stato preso in ostaggio dalle spire del Deep State ed è diventato lo strumento del suo programma distruttivo.

Ad esempio, John Bolton è un sostenitore dello slogan America Uber Alles, l’antitesi di America First. In realtà è un emissario per quella che potrebbe essere definita l’ala “Bibi First” del Partito della Guerra.

Lo squallido governo di Netanyahu come capo del governo israeliano si è basato sulla demonizzazione dell’Iran, facendo emergere così una coalizione eterogenea di religiosi di destra e partiti dei coloni in parlamento.

Nelle circostanze attuali, l’agenda di “Bibi First” è quella di incenerire l’accordo nucleare iraniano al momento della sua firma il 12 maggio.

Questo perché un Iran che si ricongiunge alla comunità delle nazioni, rientra nel commercio con il resto del mondo e aderisce all’operazione nucleare, cose che tra l’altro ha tutte le intenzioni di fare se Washington si attiene alla sua parte del patto, è un Iran che smentisce l’intera campagna di demonizzazione condotta dai neocon a Washington e Israele negli ultimi 25 anni.

Inutile dire che questo è uno scenario che il Partito della Guerra non può tollerare. Metterebbe fuori gioco Bibi Netanyahu e manderebbe all’aria le centinaia di miliardi che vengono sprecati per le capacità militari di Washington.

Dopotutto, se Washington non avesse il Golfo Persico da pattugliare o se non si fosse immischiato nelle lotte religiose e politiche sunnite-sciite, non avrebbe sprecato $30 miliardi per le nuove portaerei e le armate al loro interno.

Il Deep State ha smosso cielo e terra per portare Trump al suo servizio e per seppellire ogni traccia di una politica di sicurezza nazionale basata sullo slogan America First.

Se i missili Tomahawk voleranno verso la Siria, sapremo che l’Ufficio Ovale è ora occupato da un ostaggio del Deep State, e quest’ultimo presto lo sacrificherà alle furie vendicative della caccia alle streghe di Mueller.

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