FMI inaccettabile il fallimento dell’euro

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Tag: fallimento euro

FMI: inaccettabile il fallimento dell’euro

Il Fondo Monetario Internazionale, a metà del mese, si è riunito per il classico meeting di primavera e dai discorsi affrontati, è emerso che la situazione economica globale è ancora…

di Luigi Boggi – 20 Aprile 2020

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Opzioni binarie: buona l’asta dei BTp Italia

La quarta emissione di BTp Italia era destinata ad andare bene infatti si pensava già alle possibili alternative ad una chiusura anticipata delle vendite dei buoni del tesoro. L’asta è stata dunque chiuso alle ore 17,30 del 16 aprile.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha cercato di spiegare com’è andata l’asta dei BTp Italia quadriennali. In pratica: tutto come previsto. Il Tesoro si aspettava un boom di domande e tale è stato.

Sono stati conclusi ben 196.509 contratti che equivalgono a ben 17.056.409 miliardi di euro. Il tasso annuo definitivo per questi BTp è stato del 2,25 per cento. Vista la scadenza di buoni prevista per il 22 aprile del 2020, vuol dire che il godimento di titoli partirà proprio dal 22 aprile 2020.

La vendita, come abbiamo già detto, è stata molto entusiasmante, si potevano comprare BTp dal taglio minimo di 1000 euro eppure i contratti conclusi sono stati diversi. In pratica dei 196.509 contratti, stipulati sulla piattaforma MOT, più della metà dei BTp venduti da Banca IMI e Unicredit SPA, sono stati di importi inferiori ai 20.000 euro. Considerando questi BTp e quelli di taglio inferiore a 50.000 euro, si arriva a totalizzare l’80 per cento delle richieste.

FMI: inaccettabile il fallimento dell’euro

Joseph Stiglitz sostiene che l’euro, così com’è, minaccia il futuro dell’Europa

  • la costruzione dell’euro è avvenuta senza prima dotarsi di un solido quadro di riferimento macroeconomico di compensazione tra economie deboli e più forti: giunta inaspettata una crisi di cui nessuno aveva considerato la possibilità, il sistema, combattuto tra la necessaria solidarietà tra aree diverse ed il rispetto delle sovranità statali più forti, sta andando “in tilt”;
  • se una crescita rapida che generi benefici condivisi è il segnale di un’economia sana, come almeno in parte è avvenuto in Usa e Cina, in Europa è accaduto il contrario: si diffondono stagnazione, disoccupazione e crescita delle disuguaglianze;
  • da trent’anni le grandi istituzioni internazionali, FMI, Banca Mondiale, e settori importanti dell’UE, si affidano acriticamente ad un pensiero neoliberista che vorrebbe mostrarsi autorevole perché “tecnico”, mentre in realtà, fondandosi su teorie non dimostrabili e fallaci nella pratica, non ha fatto che generare disastri a livello globale. È in nome di questa vera e propria ideologia fideistica, il fondamentalismo di mercato, che, imponendo austerità di fronte ad una prolungata crisi finanziaria mondiale, in Europa se ne sono perpetuati gli effetti;
  • le istituzioni europee, e in particolare la BCE, sono state pesantemente segnate dall’ossessione germanica del controllo dell’inflazione e dei deficit/debiti statali: esse non hanno minimamente considerato l’occupazione come un valore da perseguire in sé, né tantomeno hanno sviluppato la solidarietà tra i Paesi comunitari;
  • l’eurozona è dunque malata sin dalla nascita: nei fatti, nella convinzione che con l’euro venivano meno il rischio di cambio e di tasso d’interesse, si è resa rigida l’economia costruendo, invece della convergenza tra i Paesi dell’eurozona, la loro divaricazione crescente;
  • in questo modo, essenzialmente per salvaguardare gli interessi delle banche francesi e tedesche, si è inutilmente imposta ai Paesi più deboli (Grecia ma non solo) una situazione socialmente intollerabile, perdendo almeno un decennio senza costrutto. È evidente che, in queste condizioni, si va verso il fallimento dell’euro;
  • le principali istituzioni politiche e finanziarie globali escono assai male dal libro di Stiglitz:
    – il Fondo Monetario Internazionale appare come una banda di incapaci che da decenni applicano in modo autoritario ricette manifestamente controproducenti, sempre giustificandone a posteriori il fallimento con “il mancato rispetto di regole e prescrizioni”;
    – la BCE sarebbe stata gestita dapprima da personaggi palesemente inadeguati ed avrebbe trovato un minimo di autonoma capacità d’intervento solo dopo l’avvento dell’attuale governatore;
    – la Commissione di Bruxelles, composta da politici meno che mediocri, vittima della già citata ideologia neo-liberista, per impreparazione, arroganza e spirito vendicativo ha imposto ai singoli Paesi misure politiche controproducenti, senza nemmeno rendersi conto dei danni che stava facendo. Esemplare, da questo punto di vista, il trattamento riservato dagli altri ministri finanziari (burocrati) all’unico economista con cui si sono trovati a discutere (il greco Varoufakis, cui Stiglitz riconosce grande preparazione).
  • Come verificato nel corso di tutto il ventesimo secolo, nella visione di Stiglitz la Germania si conferma come gigante economico ma nano politico, incapace di esercitare una leadership autorevole sull’area che pure domina.
  • Costituiscono un vero e proprio fallimento le cosiddette “riforme strutturali”, imposte dalla Troika (FMI, BCE, Commissione) ad una eurozona che manca degli strumenti di compensazione tra Stati come un’assicurazione di disoccupazione comune, uno standard sanitario minimo condiviso ed una garanzia comune dei depositi, che risultano invece fondamentali nell’economia statunitense, già favorita dal fatto di avere una lingua comune e totale mobilità interna. Si tratta di misure spesso irrilevanti, vessatorie, a volte banali, che interferiscono pesantemente sulla conduzione degli Stati membri, accanendosi in particolare con i governi meno allineati al pensiero mercatistico dominante. Valgono da esempio certe offensive quanto inutili misure imposte al governo greco, financo sulla definizione di latte fresco.
  • Persino sulle politiche industriali, su cui di recente ci era capitato di intervenire a commento delle posizioni smaccatamente parziali ascrivibili ad un certo istituto italiano ed al suo presidente(1), Stiglitz sostiene che averne limitato per legge comunitaria l’ambito di intervento ha costituito un evidente vantaggio solo per la Germania, il cui surplus della bilancia commerciale è comunque inaccettabile in un’area in cui si voglia perseguire la convergenza economica.
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