E’ davvero la Francia la prossima a cadere

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E’ davvero la Francia la prossima a cadere?

Dopo il declassamento della Francia stabilito dall’agenzia di rating Moody’s, ci si chiede se sia davvero questo il prossimo a paese a cadere sotto il peso della crisi ancora troppo intensa nell’Unione Europea. Secondo Jacques Attali, che risponde all’Economist, il prossimo paese in crisi è la Germania. Jacques Attali è un economista, uno scrittore ed è anche un banchiere. E’ nato in Francia e nella sua carriera ha ricoperto anche il ruolo di Presidente della Commissione per il rilancio della crescita. In seguito all’articolo sulla Francia che ha anticipato di pochissimo il downgrade di Moody’s, Attali ha risposto alle domande dell’Economist invitando tutti a guardare un po’ più in là dai confini francesi.

Secondo Attali oggi il clima finanziario è incandescente anche perchè è ancora aperta la questione greca. Il declassamento di Moody’s è sicuramente un invito per la Francia a realizzare in modo più celere le riforme strutturali previste dal governo.

Ma secondo l’economista francese è bene tenere in considerazione che la Francia si sta muovendo nella direzione giusta ed Hollande, in effetti, sta facendo tutto quello che la Commissione europea per la liberazione della crescita gli ha chiesto.

La Francia ha una demografia solida e un sistema bancario stabile, cosa che non si può dire della Germania, che a questo punto, secondo Attali, sarà la prossima vittima della crisi, la vera bomba ad orologeria del Vecchio Continente.

Con l’Italia euroscettica, Francia e Germania rischiano di perdere la gallina dalle uova d’oro

— Lettura in 3 min.

Il nervosismo a livello europeo per l’Italia è palpabile. Oggi, tanto per dirne una, Macron ha affermato che i populismi «vogliono creare divisioni e l’arretramento nazionalista». I Governi “populisti”, per il presidente francese, in realtà «non sono populisti ma demagoghi nazionalisti» che «dimenticano quello che l’Europa ci ha dato».

Mi domando e vi domando cosa mai l’Europa ci abbia dato, a parte un’iperregolamentazione burocratica e cavillosa, lo spread, la deflazione salariale, la deindustrializzazione, l’immigrazione di massa (a nostre spese) e l’affermazione dell’egemonia franco-tedesca sul continente, alimentata per mezzo della teologia eurista e neoliberista che predica un ossimoro economico, l’austerità espansiva; teologia che in Italia va molto di moda, malgrado questa abbia prodotto una crescita asfittica del PIL (che non va oltre lo zero virgola) e una massa di poveri che oggi si aggira intorno ai 5 milioni di cittadini.

Ma tant’è… Questa è la propaganda. La verità è che in Europa sono terrorizzati all’idea che l’Italia possa uscire dall’euro: primo perché crollerebbe l’intera baracca; secondo, perché a farne le spese sarebbero soprattutto la Francia e la Germania, che d’un tratto perderebbero la gallina dalle uova d’oro. E ciò spiega perché iniziano a farsi sentire gli oracoli dello spread, che paventano immani sciagure se il nostro paese non dovesse rispettare i vincoli del bilancio, non pagasse sommessamente e umilmente quei milardi che paga ogni anno alla UE, e – soprattutto (la chicca delle chicche) – tornasse ad avere una moneta sovrana: Venezuela, Argentina e default, sono i cataclismi più gettonati.

Davanti a queste infauste e malauguranti prospettive, il Governo pentastellato cerca – chiaramente – di tenere la barra a dritta. E per quanto al suo interno vi siano posizioni parecchio sensibili alle sirene euriste, è evidente che queste sirene non sono (grazie al cielo) abbastanza forti e persuasive, e pertanto studia una strategia che possa respingere l’attacco dei mercati ai nostri titoli del debito pubblico, quando verrà presentata la prossima legge di bilancio che, nelle aspettative sovraniste e populiste, dovrebbe segnare una rottura rispetto al passato. E una delle strategie messe sul tavolo – che poi è quella che davvero fa innervosire i burocrati euristi e i nostri partner – è la possibilità che il nostro paese possa trovare “finanziatori” per il nostro debito fuori dall’Europa e segnatamente presso le potenze straniere concorrenti dell’Unione Europea: in primis gli USA (ricordo che la FED è già intervenuta qualche mese fa, quando il Governo Conte stava nascendo e lo spread saliva) e poi la Cina e persino la Russia (quest’ultima ipotesi è però la meno probabile).

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L’idea pertanto è arginare gli attacchi, cercando finanziatori extraeuropei con ampie liquidità che possano in questo caso neutralizzare le manipolazioni politiche dello spread, il quale – è bene ricordare – più che un indice economico, è uno strumento di persuasione politica piuttosto formidabile: a titolo di esempio, è sufficiente per farlo salire che la BCE non compri più i titoli del debito italiano oppure che aumenti gli acquisti dei bund tedeschi. Noi italiani, comunque, ne siamo pienamente consapevoli, vista l’esperienza che abbiamo vissuto a cavallo tra il 2020 e il 2020.

E’ chiaro però che una simile strategia, se non è adeguatamente studiata e valutata nelle implicazioni politiche ed economiche, può essere una lama a doppio taglio. Questo non bisogna affatto dimenticarlo. Nel momento in cui affidiamo il nostro debito alle potenze economiche extraeuropee per combattere la potenza eurista, rischiamo di restare imbrigliati nella rete interessata di queste potenze. Perciò il rischio è che si possa cadere dalla padella nella brace. Ma è altrettanto vero che se si vuole neutralizzare un sistema economico pernicioso e nel contempo si vuole perseguire l’obiettivo di ricondurre a più miti consigli l’Unione Europea e i suoi dominus (Germania e Francia), le opzioni sono queste. La semplice uscita dalla moneta unica – per quanto auspicabile – senza un’adeguata preparazione, potrebbe infatti creare più danni che benefici, almeno nell’immediato. E’ necessario perciò prepararsi al meglio e valutare tutte le scelte disponibili; del resto, non si va in mezzo alla tempesta senza indossare almeno il salvagente.

Nella Francia di Catari e Templari

L’Aude, una regione prossima ai Pirenei è terra di ampi panorami e quiete visioni paesaggistiche. Queste zone sono state il regno di Catari e Templari dove le leggende formano un tutt’uno con la storia

Testo di Guido Lattuneddu fotografie di Luca Bracali

Sfoglia il magazine LATITUDES

Le strade dell’Aude potrebbero farvi scoprire il piacere di un’idea di viaggio alternativa, lontana dalle tradizionali rotte turistiche e dai ritmi concitati di molte località. Stiamo parlando di una regione del sud della Francia stretta fra la delicata bellezza della costa e quella austera dei Pirenei, sempre incombenti. La distanza dalle grandi metropoli del nord del paese permette così di riscoprire la semplicità del vivere bene in cui le persone bastano a sé stesse e dove la natura certamente concorre a distendere gli animi. Il paesaggio è punteggiato da tante piccole cittadine dai muri color biscotto che, senza rompere l’incanto del posto, fanno capo a Carcassonne, il centro più grande della regione, la cui cinta muraria richiama subito alla mente di chiunque quelle antiche saghe medievali popolate da principi e principesse, da draghi e stregoni.

Photogallery di Luca Bracali

Una fra le pagine più interessanti della storia del paese è sicuramente quella legata al passato cataro. Queste genti, che conobbero un grande sviluppo nel corso del XIII secolo, fecero della Francia meridionale una meravigliosa successione di castelli e piazzeforti fra i più suggestivi della zona. Purtroppo per loro, di lì a poco, in quegli stessi castelli furono costretti a rifugiarvisi, a seguito della crociata bandita dal Papa, che mal tollerava il loro credo religioso. Ciò che ancora oggi possiamo fare è visitare i siti di questa lontana vicenda che, nonostante i secoli trascorsi, è ancora possibile rivivere fra le mura delle fortezze più famose di: Queribus, Peyerpertuse, Puivert, Puilaurens e Montsègur.

Nella terra dei Catari

Là dove l’alta vegetazione boschiva cede il posto a bassi cespugli di fiori che danno una nota aromatica all’aria che si respira, sulle cime di bianche creste rocciose che fanno capolino dal verde delle vallate, sorgono questi castelli che si fronteggiano a distanza, come grandi leoni. Questi presunti eretici realizzarono dunque opere di una grandiosità tale da far impallidire qualsiasi sovrano e dalle mura delle quali resistettero impavidi fino alla totale capitolazione.

Viaggiando verso i Pirenei v’imbatterete nella fortificazione di Queribus, nel comune di Cucugnan, una delle più antiche strutture catare risalente ai primi decenni dell’XI secolo. Dai suoi terrazzamenti vi sembrerà letteralmente di camminare sospesi fra Spagna e Francia, due culture che là si incontrano e che è possibile sentire nelle inflessioni degli abitanti e nelle specialità del luogo. Poco lontano da Queribus sorge la coeva rocca di Peyerpertuse, prima possedimento dei conti della vicina Catalogna, poi feudo francese, che nel significato del nome, pietra pertusi, “pietra forata”, sembra rimandare a un passato ancora più remoto, addirittura risalente al periodo romano del I secolo a.C.

Scalando il massiccio roccioso su cui è arroccata, scoprirete il significato della parola perseveranza, una qualità che i costruttori di quel castello dovevano avere ben a mente vista l’arte con cui riuscirono ad articolare il complesso di bastioni lungo tutto il crinale roccioso; una visita insomma da far venire le vertigini. Se siete poi amanti del cinema allora certamente il castello di Puivert, nella regione di Quercorb e a pochi chilometri da Carcassonne, risponderà alle vostre aspettative. In questo sito infatti furono girate alcune scene del film La nona porta di Roman Polanski. Tuttavia Puivert, costruito intono al XII-XIII secolo su una collina boscosa che domina la pianura circostante, prima ancora di diventare set cinematografico, fu residenza estiva di vassalli e attendenti dei duchi di Tolosa che accoglievano alla propria corte trovatori e menestrelli per allietare i propri ospiti.

Antiche signorie

Spingendovi invece verso l’area di Lapradelle, sempre nel sud dell’Aude, non mancherete di notare la rocca di Puilarens, i cui primi riferimenti risalgono persino al X secolo. Costruita su uno sperone roccioso e trovandosi quindi in una posizione strategica fu temporaneo rifugio, nel corso dei secoli e soprattutto al tempo della crociata, di esuli che cercavano riparo nei vicini regni di Catalogna e Aragona. Spesso ciò che è tragico, nonostante tutto, lascia anche un’aura di grandiosità che nel caso di Montsègur, ultima roccaforte catara a cadere, fu consegnata al mito. Quando orami la crociata indetta dal Papa stava volgendo al termine e l’Aude era un paese di rovine, questo castello accolse gli ultimi catari tanto da guadagnarsi il soprannome di “Sinagoga di Satana”, epiteto che già preannunciava l’aura di leggenda che si sarebbe creata attorno alla fortezza. Dopo quasi un anno di accanita resistenza che vide episodi di eroismo da parte catara, nel 1244 Montsègur venne conquistata, conoscendo nuova vita poco tempo dopo quando venne fatta ricostruire per rafforzare i confini da Luigi IX di Francia, il Re Santo. Ma quindi fu davvero la fine dei catari? Sappiamo che i superstiti trovarono riparo e un epilogo ben peggiore in una serie di grotte a ridosso dei Pirenei, presso Lombrives, all’interno delle quali furono murati vivi. Quando infine deciderete di scendere dalle montagne verso le vallate sarà allora che vi imbatterete in Rennes-Le-Chateau, una cittadina che insieme a Rennes-Le-Bains, Bugarach e Espèraza, vale tutte le peripezie per raggiungerla.

Fra storia e leggenda

In particolare Rennes-Le-Chateau, un villaggio di poche case e di quindici abitanti, merita un’attenzione particolare che, a dispetto dell’apparenza, rappresenta il fulcro di tutta una vicenda che ha fatto e continua a fare versare fiumi d’inchiostro. Rennes non ha molto da offrire, se non storie e aneddoti per chi avrà voglia di ascoltarli; là le abitazioni, basse e in pietra, sono disposte lungo un’unica strada che termina in un’ampia terrazza da cui è possibile dominare con uno sguardo tutta la vallata. Però più tempo passerete in quel luogo e più chiara sarà l’onnipresenza di un prete che segnò profondamente la storia non solo della città, ma anche dei dintorni: Bérenger Saunière.

Questa piccola e sperduta cittadina fu infatti, a cavallo del XIX e XX secolo, il vero e proprio regno di questa ambigua personalità che iniziò il suo mandato con un magro salario e una chiesa in rovina, concludendolo poi con metà dei territori circostanti in suo possesso e col soprannome di “prete dei miliardi”. Fatalità? Fortuna? Provvidenza? Nulla di tutto ciò, sappiamo soltanto dal diario del curato che un giorno, mentre i lavori di ristrutturazione della chiesa stavano procedendo, venne fatta una sensazionale scoperta. Inutile segnalare che le ipotesi, le ricerche e le possibili risposte sono infinite quanto l’aura di mistero che Saunière suggellò con la propria morte, anch’essa avvenuta in circostanze assai sospette. Quello che rimane è la suggestione delle opere che lasciò in paese come Torre Magdala o Villa Bethania e il silenzio degli abitanti, gelosi dei propri segreti.

Non lontano da qui, sorgono molti altri piccoli centri che a loro modo vi mostreranno diversi aspetti di questa parte di Francia. Ad esempio nel centro di Espèraza ogni domenica viene allestito il mercato, una buona occasione per perdersi nelle ricorrenze del luogo che viene pervaso da odori di spezie, aromi e colori che vanno a confondersi con lo stile di vita gioviale e alternativo dei locali.

A poco distanza dal vociare delle bancarelle di Esperazà si trova forse uno dei luoghi più suggestivi della zona, il monte Bugarach conosciuta anche come Montagna delle fate e l’omonima cittadina alle sue pendici. Le valli risuonano delle voci di creature fantastiche e spiriti inquieti che abitano nelle foreste circostanti, mentre il cielo è quasi sempre solcato dalle aquile, guardiane di questo territorio sacro. Ogni anno attira visitatori e curiosi in gran numero, che si cimentano nella scalata del massiccio forse nella speranza di ottenere una qualche divinazione o più semplicemente per concedersi una delle esperienze più belle che gli amanti della montagna possano mai fare.

Un viaggio nella regione dell’Aude inciderà non poco nel modo di considerare la vita perché, a differenza di tante altre località, consentirà di riflettere su certe percezioni o stati d’animo che la maggior parte del tempo ignoriamo o a cui non vogliamo fare troppo caso. Alcuni dicono infatti che in questa lontana parte di Francia ci si lasci andare completamente al piacere di essere sé stessi, senza ansie o finzioni. La permanenza in questi luoghi scorrerà serena nel verde di una natura incontaminata, camminando fra le pietre di un passato sempre acceso e, perché no, anche fra le bollicine di un bicchiere di vino bianco sorseggiato fra le tante vigne che ricoprono la regione.

Testo di Guido Lattuneddu fotografie di Luca Bracali|Riproduzione riservata ©Latitudeslife.com

Infoutili

Informazioni: sul sito del Turismo Francese troverete tutte le informazioni necessarie.

Come arrivare In aereo:si vola sull’aeroporto di Tolosa da Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Venezia, Palermo, Catania, Napoli, Pisa, Cagliari Olbia

In treno: non ci sono collegamenti diretti dall’Italia. Il percorso è ungo la direttrice di Nizza e Tolone, con cambio a Ventimiglia o Nizza.

In auto: la città di Carcassone è ottimamente collegata alla rete autostradale francese, dista 510 km da Ventimiglia.

Clima – Quando andare: primavera e anche all’inizio dell’autunno.

Lingua Francese

Documenti Passaporto/Carta d’identità valida per l’espatrio

Valuta Euro

Fuso orario Come in Italia

Religione La religione più diffusa è quella cattolica

Telefono Il prefisso per chiamare dall’Italia è 0033; il prefisso per chiamare l’Italia è 0039

Elettricità 220 V, 50 Hz

Link utili: tutto sui Castelli catari qui

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