Dollaro Neozelandese, la Banca Centrale tenta di frenare l’inflazione

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Dollaro Neozelandese, la Banca Centrale tenta di frenare l’inflazione

Succede già da qualche settimana, soprattutto nel breve periodo. Dollaro neozelandese e dollaro australiano fanno fatica a muoversi in maniera correlata, ne abbiamo avuto conferma anche dopo la decisione sui tassi da parte della RBNZ.
Sempre al fine di raffreddare l’immobiliare e con l’evidente contraddizione che viene portata avanti dalla Reserve Bank of New Zealand, ovvero il desiderio di vedere una divisa più debole rispetto ai valori raggiunti attualmente, la RBNZ ha alzato come da attese i tassi dal 3.00% al 3.25%. A differenza della BCE, spiega Matteo Paganini di DailyFx che non prende posizione sul tasso di cambio in quanto non facente parte dei propri target, la RBNZ si è definita sorpresa che il valore del dollaro neozelandese non si sia ridimensionato assieme al calo del prezzo delle materie prime, ma si attendono che questo accada.

Oltre a ciò, la Banca capitanata da Wheeler ha dichiarato apertamente che un tasso di cambio così alto non è sostenibile, pensando alla crescita economica futura. Nello stesso tempo però, le pressioni inflazionistiche che gravano sull’immobiliare fanno sì che si decida di alzare il costo del denaro, al fine di incentivare le sottoscrizioni di titoli che pagano un risk free (governativi, per esempio), in modo tale da drenare liquidità in circolazione e quindi l’inflazione. Il problema è che, di fronte ad un mercato globale dove i rendimenti latitano (pensiamo ai tassi di interesse relativi alle maggiori economie consolidate), gli investitori vanno a ricercare qualche lido sicuro ed in grado di offrire un duplice effetto prezzi-tassi, quello che la Nuova Zelanda è ben in grado di fare.

Tag: banca

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Analisi Tecnica EurUsd 16 Marzo 2020 – La Pandemia Colpisce i Mercati

Spot EurUsd: 1.1170
Scala temporale Giornaliera: Supporti (1.1055, 1,0800, 1.0735) Resistenze (1.1240,1.1490,1.1520)
Strategia: Long sopra 1.1240
Stop loss: 1.1090
Take profit: 1.1490

I policy makers cominciano a reagire

In un’altra settimana di passione i mercati di tutto il mondo entrano ufficialmente in bear market. Termina così una corsa cominciata nel 2009 e che ha visto tante correzioni ma mai di intensità superiore al 20%.

Martellati in modo indiscriminato tutti i settori azionari, ma non solo. Nella giornata di giovedì siamo entrati nella cosiddetta correlazione 1 con bond, oro e Bitcoin preda della lettera.

La recessione si avvicina a grandi passi a causa degli effetti deleteri di un Corona virus che, pur perdendo forza in Cina, sta dilagando in Europa ed ha fatto la sua presenza in America. Trump ha proclamato lo stato d’emergenza nazionale e questo inquadra bene la drammaticità della cosa.
Il blocco delle attività turistiche, scolastiche, ricreative ma anche produttive (non solo in Italia) rischia di far franare un modello di sviluppo basato sui consumi. Le banche centrali hanno poche armi a propria disposizione con la BCE che non ha neppure tagliato i tassi già negativi vista la presa d’atto dell’inefficacia della cosa. Aumentata la portata del QE ed attivate nuove aste, la Lagarde ha combinato un mezzo disastro in conferenza stampa escludendo che la BCE possa essere un calmante per gli spread dei titoli di stato europei, dichiarazione poi rettificata il giorno successivo.

Ma è stata la Fed a sparare tutte le sue cartucce azzerando praticamente i tassi in un meeting straordinario domenica sera. Assieme ad un QE da 700 miliardi di Dollari ed operazioni concertate di swap con le altre banche centrali è facile comprendere la drammaticità del momento.

Il mondo valutario è stato protagonista di una settimana ad alta volatilità. Il cambio UsdJpy tanto per citarne uno ha mostrato una volatilità settimanale del 30% sprofondando fino a 101 per poi recuperare 107. Valute emergenti a picco con maggiore severità sulle divise più esposte al prezzo del petrolio vittima di un ennesimo crollo fin sotto i 30 $ al barile.

Anche EurUsd ha oscillato paurosamente prima salendo fino a 1.14 poi scendendo violentemente su massicci acquisti di biglietti verdi arrivati proprio nel momento in cui il mercato ha mostrato le maggiori tensioni. Flight to quality verso il Dollaro diventato la miglior valuta contro Euro della settimana scorsa. Meglio di Franco svizzero e Yen giapponese. Poi però è arrivata la FED a ridare un po’ di debolezza al biglietto verde.
Quindi la rottura rialzista confezionata la scorsa settimana è da considerare falsa?

Media mobile cruciale

No fino a quando certi livelli tecnici reggeranno. Un primo elemento grafico lo vediamo osservando lo spot combinato alla media mobile a 200 giorni. Dopo tanto tempo questo livello dinamico è stato violato con tanto di conferma. Tornare sotto a 1.111 ancora una volta renderebbe falso il segnale bullish.

In pochi giorni siamo passati ad esempio da un price oscillator di -3% (distanza rispetto alla media mobile ad 1 anno) al +3%. Come vediamo dalla figura 1 questo movimento estremo non si è praticamente mai visto negli ultimi due anni ed evidenzia il nervosismo e l’incertezza del mercato dopo l’uscita dal canale ribassista.

Se vogliamo individuare un precedente dobbiamo tornare al 2020. Anche in quel caso il mercato in poche settimane riguadagnò la media mobile ad 1 anno, la violò al rialzo, indugiò su di essa qualche giorno e poi definitivamente ripartì. Cruciale a questo punto capire se, nella settimana entrante, l’Euro avrà la forza di rilanciare l’azione.

EurUsd (grafico giornaliero) – oscillazioni molto forti attorno alla media mobile ad 1 anno

Altro strumento di lettura per capire se questo trend bullish rappresenta un fake è quello dell’ADX. Tipico oscillatore che cattura la forza di un trend l’Adx sopra 30 segnala che la tendenza sta prendendo vigore. In questi casi si prende la media mobile a 20 giorni e nel momento in cui i prezzi ritornano a testare questo supporto dinamico si entra long nel momento in cui i prezzi superano il massimo del giorno precedente.
Anche noi adottiamo questa strategia ed entriamo long sopra 1.124 con stop loss a 1.109

EurUsd (grafico daily) – L’Adx conferma la forza del trend bullish

Analisi Tecnica EurUsd 17 Dicembre – 2020: EurUsd tenta il break

Spot EurUsd: 1.1145
Scala temporale Giornaliera: Supporti (1.1075, 1.0990,1.0875) Resistenze (1.1250, 1.1410, 1.1450)
Strategia: Short a 1.118
Stop loss: 1.1280
Take profit: 1.099

Brexit e deal USA-Cina alimentano l’ottimismo

L’inflazione americana non piega la testa ed anzi rilancia proprio dopo un FOMC che ha mantenuto inalterata la propria view sui tassi fermi a 1.5%/1.75%.

Powell ha espresso una visione moderatamente positiva sul futuro dell’economia: il mercato del lavoro resta forte, l’attività economica in crescita a un ritmo moderato. È scomparso dai radar di Powell il riferimento alle incertezze di medio lungo periodo, tutto sommato una news positiva che i mercati hanno apprezzato. L’inflazione di cui parliamo di seguito in modo più dettagliato appare sotto controllo ed il FOMC monitorerà l’andamento dell’economia tenendo conto però delle minori pressioni sui prezzi che si stanno registrando a livello mondiale.

Osservando le indicazioni di voto espresse dai membri del board al momento non sembrano essere previsti ulteriori tagli nei tassi. Tredici membri prevedono di mantenere tassi fermi fino a fine 2020, mentre solo quattro membri immaginano un aumento di un quarto di punto.

L’inflazione core americana si mantiene ampiamente sopra il 2% (2.3%), quella generale sale al 2.1% a novembre. Un alert che la FED non potrà ignorare per tanto tempo al di là delle view espresse nel FOMC e che gli stessi mercati azionari dovranno valutare nella prima parte di un 2020 che si annuncia libero da alcuni pesi che hanno caratterizzato il 2020. La vittoria di Boris Johnson sembra allontanare le incertezze legate alla Brexit. La volontà di Trump di chiudere sulle trattative con la Cina alimenta ottimismo sui mercati. Nuovi massimi storici a Wall Street, materie prime in ripresa e Dollaro più debole. Uno scenario idilliaco, ma è proprio sulle news che bisogna alzare la guardia. Non credo che il 2020 sarà così semplice come molti analisti sembrano dipingere in queste ore.

Anche la BCE ha chiuso l’annata con la prima conferenza stampa di Christine Lagarde. La continuità con la politica portata avanti con Draghi è evidente. Tassi bassi e QE rimarranno fino a quando sarà necessario lasciando anche correre l’inflazione pur di vederla ritornare vicino al 2%.

Dollaro sotto attacco

Per quello che riguarda EurUsd siamo in piena sollecitazione di quella resistenza dinamica che da tempo monitoriamo con grande attenzione per valutare l’apertura di posizioni long. Stiamo naturalmente parlando della media mobile a 200 giorni, ma anche della parete superiore del canale ribassista che da tempo ci accompagna nelle nostre analisi. Come a giugno siamo nuovamente di fronte al test delle resistenze. Uno sfondamento verso l’alto avrebbe il sapore dell’inversione di tendenza.

Per il momento preferiamo entrare short nella direzione del trend, ma una violazione confermata delle resistenze imporrebbe uno stop and reverse.

EurUsd (grafico giornaliero) – Assalto alle resistenze

Se EurUsd indugia sulle resistenze, il Dollar Index tenta una clamorosa rottura ribassista. Anche qui la media mobile ha rappresentato finora un baluardo insormontabile…finora appunto. La scorsa settimana infatti questa soglia è stata violata al ribasso e questo segnale non è da ignorare in ottica prospettica. Tra oscillatori e prezzi notiamo già delle divergenze ma se il mercato dovesse confermare in chiusura di settimana questa frattura per il Dollaro il 2020 non si prospetterebbe roseo.

Dollar Index (grafico daily) – frattura ribassista o trappola per orsi?

Analisi Tecnica EurUsd 2 Dicembre 2020 – La calma piatta di EurUsd

Spot EurUsd: 1.1080
Scala temporale Giornaliera: Supporti (1.0940,1.0800) Resistenze (1.1095,1.1190, 1.1250)
Strategia: Long a 1.0890
Stop loss: 1.0790
Take profit: 1.1190

Meno di un anno alle elezioni presidenziali

Dollaro che rimane forte anche in questo mese di novembre in attesa dell’ultimo meeting FED del 2020 previsto per l’11 dicembre.

I dati macroeconomici hanno mostrato una sostanziale stabilità del ciclo congiunturale che sembra aver digerito l’empasse legata alla guerra commerciale. Le vendite al dettaglio di ottobre si sono riprese dopo un settembre negativo mentre la produzione industriale ancora una volta ha fatto segnare una variazione percentuale mensile negativa. Deludente in avvio di mese il dato dell’ISM manifatturiero ancora sotto quota 50 punti.
Il Pil del terzo trimestre negli States è salito oltre le attese. Il +2.1% ancora una volta ha trovato sostegno dalle spese dei consumatori cresciute nel terzo trimestre del 2.9%.

Misti gli indici anticipatori regionali, conferma di un calo dello 0.1% per il leading index. Tiene invece la fiducia dei consumatori sostenuta anche dai nuovi massimi storici raggiunti a Wall Street.

Un quadro ben sintetizzato dal Beige Book mensile pubblicato dalla FED. L’economia non sta correndo veloce, ma nemmeno fermandosi e questo incoraggia la FED nel mantenere un atteggiamento prudente sul costo del denaro. A meno di un anno dalle elezioni presidenziali la stabilità economico monetaria appare un fattore fondamentale.

Situazione abbastanza cristallizzata anche nella zona Euro. L’inflazione ristagna poco sopra l’1% nella sua componente core. Gli indicatori PMI hanno mostrato un leggero miglioramento sul manifatturiero e peggioramento sui servizi. La Germania per un soffio statistico è riuscita ad evitare la recessione nel terzo trimestre con un indice IFO aspettative che ha galvanizzato gli operatori grazie ad un miglioramento che segue lo ZEW di qualche giorno prima.

I mercati stanno quindi vivendo una specie di sospensione alla vigilia dell’ultimo mese dell’anno che con il Giorno del Ringraziamento comincerà la lunga rincorsa allo shopping natalizia. I bassi volumi sui mercati dell’ultima parte dell’anno potranno naturalmente generare un po’ di volatilità anche e soprattutto in quel mondo valutario al quale guardano con favore i trader di giornata.

Bottom ciclico per EurUsd

Per quello che riguarda EurUsd la situazione appare decisamente poco volatile. Se prendiamo le bande di Bollinger su scala mensile ci accorgiamo che le bande si posizionano ad una distanza storicamente molto ristretta. In questo contesto di bassa volatilità si inserisce poi anche un ciclo temporale molto interessante. Ogni 34 mesi infatti EurUsd tende a far segnare un punto di svolta ciclico primario. Dal 2005 questo ciclo è sempre stato piuttosto preciso e la notizia è che il mese di novembre dovrebbe aver intercettato proprio quello che probabilmente sarà un minimo ciclico.

EurUsd (grafico mensile) – ogni 34 mesi EurUsd realizza un top/bottom ciclico primario

Se nel medio lungo periodo l’analisi ciclica sembra prevedere un bottom primario, nel breve periodo dobbiamo prendere atto che il mercato ha prima formalizzato un doppio massimo a ridosso della media mobile a 200 giorni di 1.12, poi ha raggiunto l’obiettivo, rimbalzato sul precedente supporto ora resistenza ed infine nuovamente attaccato area 1.098. Uno sfondamento verso il basso ci porterebbe sotto 1.09 dove il buy EurUsd potrebbe trovare una sua logica alla luce delle considerazioni cicliche di cui sopra e delle prevedibili divergenze con gli oscillatori che stanno cominciando a prendere forma.

EurUsd (grafico daily) – cominciano a prendere forma le divergenze tra oscillatori e prezzi

Analisi Tecnica EurUsd 18 Novembre 2020 – Powell Preferisce il Dollaro Forte

Spot EurUsd: 1.1070
Scala temporale Giornaliera: Supporti (1.0980, 1.0940,1.0877) Resistenze (1.1190, 1.1250, 1.1340)
Strategia: Short a 1.1200
Stop loss: 1.1350
Take profit: 1.0980

Tassi fermi in America a dicembre

Gli indici americani toccano i nuovi massimi storici scoraggiando ancora una volta quegli orsi che ostinatamente confidavano su un ridimensionamento di performance che ormai raggiungono la doppia cifra da inizio anno sui principali indici mondiali.

La forte reazione della curva dei rendimenti americana passata dal segno negativo ai +25 punti base sul differenziale 10-2 anni, combinata ad una politica monetaria accomodante da parte della FED ed un cielo in apparenza più sereno sul tema trade war Cina Stati Uniti, hanno favorito una fase di risk on sui mercati. Debole il mondo obbligazionario, misto quello delle commodities che dopo una reazione nella parte iniziale di novembre ha ripiegato sotto i colpi di metalli ed oro in deciso ribasso.

La politica monetaria americana dovrebbe terminare l’anno con gli attuali tassi di interesse dopo che Powell nell’ultimo meeting ha annunciato la necessaria verifica di come si muoveranno i dati nei prossimi mesi. In primis quell’inflazione che nel dato di ottobre ha mostrato un incremento mensile di 0.4% portando il dato su base annua a +1.8%. In raffreddamento l’inflazione core in modo marginale ma sempre sopra al 2% (2.3%) ai massimi dell’ultima decade. Powell ha poi confermato la settimana scorsa in un’audizione al Senato che la politica attuale è appropriata di fatto azzerando le probabilità di taglio dei tassi scontate dal mercato. Rumors sulla volontà di Trump di esplorare presso i suoi advisor economici la possibilità di applicare tagli fiscali nell’anno elettorale 2020 hanno fornito ulteriore fiducia a mercati che sembrano piano piano diradare tanti di quelle preoccupazione che nell’ultimo trimestre del 2020 avevano provocato uno scrollone molto violento.

In Europa la possibilità di un’apertura da parte di Trump sui dazi da imporre al mercato dell’auto europea unita ad un repricing dei prezzi dei bancari favoriti da un generale rialzo dei tassi di mercato (il Bund tedesco è risalito a -0.25%) complice anche un indice di fiducia delle imprese ZEW cresciuto in maniera importante soprattutto nella componente aspettative, ha anche in questo caso favorito un clima più disteso a livello finanziario.

sulla volontà di Trump di esplorare presso i suoi advisor economici la possibilità di applicare tagli fiscali nell’anno elettorale 2020 hanno fornito ulteriore fiducia a mercati che sembrano piano piano diradare tanti di quelle preoccupazione che nell’ultimo trimestre del 2020 avevano provocato uno scrollone molto violento.

In Europa la possibilità di un’apertura da parte di Trump sui dazi da imporre al mercato dell’auto europea unita ad un repricing dei prezzi dei bancari favoriti da un generale rialzo dei tassi di mercato (il Bund tedesco è risalito a -0.25%) complice anche un indice di fiducia delle imprese ZEW cresciuto in maniera importante soprattutto nella componente aspettative, ha anche in questo caso favorito un clima più disteso a livello finanziario.

Segnali di possibile top per EurUsd

La possibilità di un differenziale tassi Usa-Euro ancora ampio per i prossimi mesi ha ridate però vigore ad un Dollaro che tecnicamente ha completato quella figura di doppio massimo a ridosso della media mobile a 200 giorni.
EurUsd ha così confermato la tenuta ancora una volta della parete superiore del canale di regressione che guida da tempo il bear market. Quella sarà la zona di prezzo oltre la quale il movimento verso l’alto rappresenterà qualcosa di importante per il futuro di questo rapporto di cambio.

Nel brevissimo intanto è stato raggiunto l’obiettivo teorico del doppio massimo realizzato a ridosso della media mobile a 200 giorni di 1.12, prima di un fisiologico rimbalzo dopo 7 sedute su 8 chiuse con segno negativo. Non sembra essere ancora il momento per andare corti di biglietto verde.

EurUsd (grafico daily) – la media mobile a 200 giorni ha svolto ancora una volta il suo lavoro di contenimento

Un altro metodo utile per capire il sentiment del mercato e la sua direzionalità è quello basato sulle bande di Bollinger. Come vediamo dal grafico la media centrale delle bande (più lenta) ha assunto di nuovo una pendenza ribassista. In tutti gli altri casi dell’ultimo anno questo ha anticipato una fase di debolezza di EurUsd.

EurUsd (grafico daily) – le bande di Bollinger puntano nuovamente verso il basso

Analisi Tecnica EurUsd 4 Novembre 2020 – Dollaro, la pressione ribassista rimane

Spot EurUsd: 1.1170
Scala temporale Giornaliera: Supporti (1.1070, 1.0970, 1.0877) Resistenze (1.1200, 1.1250, 1.1340)
Strategia: Short a 1.1200
Stop loss: 1.1350
Take profit: 1.0970

Disoccupazione ai minimi e taglio dei tassi, cosa desiderare di più in America?

La settimana dei nuovi record storici della borsa americana si è chiusa con un dato estremamente positivo sul fronte dell’occupazione. I senza lavoro sono rimasti fermi al 3.6%, ma la creazione di nuovi posti di lavoro del mese precedente è stata rivista al rialzo così come quella di ottobre ha fatto segnare un incoraggiante +128 mila, ben al di sopra delle attese. onfermato il tasso di crescita annuo del 3% negli stipendi orari.

Questi numeri si vanno ad incastrare all’interno di un’economia che conferma nel terzo trimestre un buon ritmo di crescita in un clima più positivo per effetto di aspettative di accordo tra Cina e Stati Uniti a livello commerciale. Possibile che Trump voglia portare a casa nell’anno elettorale un importante risultato politico che si andrebbe a sommare all’opera di pressione fatta in questi mesi sulla FED affinchè tagliasse i tassi di interesse.

Taglio che è arrivato puntuale la settimana scorsa. Powell ha però dichiarato che probabilmente si prenderà una pausa dopo il recente “cut” di 25 punti base. Confidando in un accordo commerciale almeno provvisorio tra Cina e Stati Uniti Powell ha indicato nel rialzo duraturo dell’inflazione l’elemento che potrebbe far deviare la politica monetaria dal percorso espansivo in corso. Siccome l’inflazione appare destinata a scendere nei prossimi mesi, il mercato placidamente ha preso atto della situazione portando a solo il 12% le probabilità di taglio ulteriore dei tassi a dicembre.

In Europa l’affare Brexit tiene ancora banco. Il rinvio al 2020 dell’uscita formale lo davamo scontato da tempo, ma in questo caos politico ora si annidano le nuove elezioni di dicembre che potrebbero nuovamente sconvolgere gli equilibri. Intanto nella zona Euro l’ultima di Draghi non ha fornito grandi spunti al di là delle meritate celebrazioni di Super Mario, l’uomo che salvò l’Euro dal disastro durante la crisi greca.

Come vediamo tra poco la moneta unica non ha trovato la forza di spingersi oltre resistenze che cambierebbero completamente l’approccio dei mercati verso EurUsd.

Segnali di possibile top per EurUsd

Peccato per il nostro short su EurUsd piazzato ad 1.12, non colpito per poco visto che la settimana scorsa il cross è salito a 1.1174 prima di invertire la tendenza.

Questo di 1.12 rimane comunque un livello chiave. L’aspetto interessante della vicenda è che la media mobile a 50 giorni, da agosto in avanti molto efficacie nel contenere il rialzo, ora sta facendo lo stesso come elemento di supporto. Stando così le cose l’incapacità dell’Euro di scendere sotto al supporto di 1.107 segnala un desiderio piuttosto forte da parte del mercato di ritentare l’assalto a 1.12.

In caso di violazione invece del supporto sopra citato l’obiettivo diventerebbe quello di 1.097.

EurUsd (grafico daily) – ormai in vista la resistenza offerta dalla media mobile a 200 giorni

Il Dollar Index torna a premere sui livelli chiave, ovvero quella media mobile a 12 mesi che da tempo ne sostiene il rialzo. Ancora una volta il test, combinato ad uno Stochastic Momentum Index in tipica posizione da iperveduto, sembrano suggerire la possibilità di assistere ad un rimbalzo. Non dovesse essere così saremmo di fronte ad una crepa nella struttura tecnica del biglietto verde di cui tenere conto e che aprirebbe le porte ad una debolezza bene più marcata considerando la marea di ordini stop posizionati sulla media mobile di riferimento.

Dollar Index (grafico daily) – media mobile a 12 mesi cruciale per il futuro del Dollaro

Analisi Tecnica EurUsd 21 Ottobre 2020 – A 1.12 si gioca la partita di medio periodo

Spot EurUsd: 1.1140
Scala temporale Giornaliera: Supporti (1.0877, 1.0820, 1.0568) Resistenze (1.1210, 1.1240, 1.1342)
Strategia: Short a 1.1200
Stop loss: 1.1300
Take profit: 1.0900

Il FOMC di fine mese sbroglierà la matassa?

Chissà se l’apparenza inganna, ma quello che stiamo vedendo sui mercati ha tutto l’aspetto di una serie di grande spavento che sta trasformandosi in grande opportunità. Opportunità di uscire da mercati obbligazionari incredibilmente sopravalutati, opportunità di sfruttare una nuova ondata di rialzo sui mercati azionari incerti finora in aree del mondo come Europa ed emergenti.

Arrivo a questa conclusione sulla prospettiva di possibili soluzioni che si stanno prospettando su due rischi che i mercati da diverso tempo stanno scontando, forse in modo eccessivamente pessimistico.

Capitolo Brexit. L’accordo tra UK e UE non è stato approvato sabato dal Parlamento inglese aprendo una crisi senza precedenti in Gran Bretagna. Boris Johnson in teoria non ha altra scelta che chiedere un rinvio a Bruxelles salvo accordi politici dell’ultima ora.

Parliamo anche della trade war Cina Stati Uniti prossima a quanto pare ad una accelerazione nelle trattative che potrebbe finalmente sbloccare uno stallo capace di mettere sotto scacco il commercio mondiale rallentando le economie e provocando un ritorno della bassa inflazione.

Proprio questi due fattori di incertezza sono alla base di un atteggiamento ultra espansivo della banche centrali che, capeggiate da una FED che a fine mese potrebbe tagliare nuovamente i tassi, stanno fornendo un altro tassello di sostegno ai mercati finanziari.

Tutto carburante che potrebbe far bene ai mercati azionari ed al tempo stesso favorire quell’appetito per il rischio che ha allontanato finora gli investitori dalle valute ad alto rendimento favorendo Yen e Dollaro.
E proprio il Dollaro americano potrebbe essere una vittima della politica monetaria della FED che prima ancora di riunirsi a fine mese ha annunciato un nuovo QE (ma Powell non vuole che venga chiamato così) da 60 miliardi di dollari al mese per acquistare titoli a breve con lo scopo ufficiale di tenere bene fornite le riserve bancarie, ma al tempo stesso irripidire la curva dei rendimenti.

Convenienza relativa a detenere dollaro che potrebbe perciò venire meno anche per effetto del supporto offerto dallo spread tra titoli USA e titoli tedeschi. Sopra 300 punti base pochi mesi fa, il differenziale sulle scadenze decennali è sceso ormai vicino a quota 200.

Diretti verso la resistenza ma attenzione ai falsi segnali

L’analisi tecnica non cambia idea. Per andare lunghi di EurUsd è requisito necessario superare quella media mobile a 200 giorni di 1.121 che da mesi stiamo commentando su queste pagine e che ha sempre fatto da barriera ad ogni tentativo di inversione di tendenza. Il recente movimento, dopo aver toccato i minimi a 1.08, sembrerebbe confermare come questo test può prendere corpo. L’avvicinarsi del Rsi alla zona di ipercomprato suggerisce la possibilità di uno short tattico in caso di test delle resistenze.

EurUsd (grafico daily) – ormai in vista la resistenza offerta dalla media mobile a 200 giorni

La tecnica di Ichimoku mette a mio modo di vedere nella giusta prospettiva la condizione di EurUsd. Siamo entrati ora dentro la nuvola il cui spessore rende certamente necessaria una forza dell’Euro importante per riuscire ad invertire la tendenza. La significatività della media mobile a 200 giorni è rafforzata proprio dal fatto che la lagging line dovrà superare 1.12 per confermare definitivamente l’inversione

EurUsd (grafico daily) – la tecnica di Ichimoku permette di filtrare i falsi segnali

Analisi Tecnica EurUsd 7 Ottobre 2020 – I dazi non Scuotono il Mercato dei Cambi

Spot EurUsd: 1.0990
Scala temporale Giornaliera: Supporti (1.0877, 1.0820, 1.0568) Resistenze (1.1110, 1.1250, 1.1342)
Strategia: Short a 1.0920
Stop loss: 1.1115
Take profit: 1.0570

Più dazi per tutti!

Con il lasciapassare dato dal WTO ai dazi americani sulle merci europee si apre un nuovo fronte della guerra commerciale che Cina e Stati Uniti stanno portando avanti da tempo. Quella vista è una delle controversie più onerose presentate al WTO ed offrirà a Trump la possibilità di inserire 7.5 miliardi di $ di dazi verso l’Europa. Gli Stati Uniti cominceranno con un sovrapprezzo del 10% che verrà applicato su aerei e componentistica europea e del 25% su whiskey e formaggi. Probabili a questo punto le ritorsioni europee.

I riflessi sull’Euro ci sono stati con la moneta unica europea scivolata sotto 1.09 prima di una parziale reazione venerdì in chiusura di settimana. La volatilità rimane molto bassa e questo depone a favore del Dollaro così come il pessimismo degli hedge fund sull’Euro non appare ancora compatibile con un bottom primario stando almeno a quello che è successo in passato.

Di analisi tecnica parliamo come di consueto nella sezione dedicata, ma ora vogliamo concentrarci su quelli che saranno i prossimi appuntamenti con le banche centrali. La BCE vedrà l’ultimo atto di Mario Draghi il 24 ottobre quando molto probabilmente non arriveranno notizie sul fronte dei tassi in vista della consegna delle chiavi di Francoforte a Christine Lagarde.

La settimana successiva toccherà alla FED che il 30 ottobre si riunirà per decidere se abbassare ulteriormente la banda di oscillazione dei FED Funds dal 1.75% – 2% attuale. Dopo i brutti dati sull’ISM manifatturiero il mercato prezza un taglio nei tassi già alla fine del mese. Vedremo se Powell fornirà qualche indicazione anticipatrice prima di allora.

Combattuta tra dati di inflazione core in rialzo (siamo ai massimi degli ultimi 11 anni) ed economia in rallentamento (come confermato dal ISM manifatturiero sceso sotto quota 50), la FED dovrà cercare di mediare tra mercati che richiedono a gran voce (come Trump) una riduzione nei tassi ed una piena occupazione combinata a dazi commerciali che potrebbe dare una spinta all’inflazione.

Da metà ottobre in avanti c’è da scommettere che la volatilità ritornerà a fare capolino anche se, come abbiamo visto negli ultimi tempi, non ci si possono aspettare oscillazioni così clamorose fino a quando certi livelli tecnici non verranno superati.

1-2-3 high sul Dollar Index

Osservando il grafico del Dollar Index notiamo come finora ogni correzione ha terminato la sua corsa sulla media mobile a 200 giorni. Schema che potrebbe riproporsi nei prossimi giorni. I tre massimi ravvicinati raggiunti dal Dollar Index già in diverse occasioni hanno fatto da preludio a correzioni comprese in un range 2.5%-3.3%. Considerando che la media mobile a 200 giorni è distante dai massimi della settimana scorsa proprio il 2.5% non ci sarebbe nulla di anormale nell’assistere ad un movimento di questa natura prima dell’eventuale ripartenza del biglietto verde. Rimaniamo comunque long sull’aspettativa che questa correzione non sarà molto incisiva.

Dollar Index (grafico daily) – uno schema di massimi già visto che dovrebbe anticipare una correzione per il Dollar Index

Per quello che riguarda EurUsd torniamo a monitorare con attenzione l’andamento dell’ADX. Superata quota 30 (un segnale che il trend bearish sta accelerando) adesso l’attenzione si sposta sulla media mobile a 20 giorni. La teoria dice che si entra short quando il cambio, toccata la media mobile a 20 giorni, fa segnare un minimo inferiore a quello del giorno precedente. Stop da posizionare sul massimo di quella giornata.

EurUsd (grafico daily) – correzione completata sulla media mobile a 20 giorni

Analisi Tecnica EurUsd 23 Settembre 2020 – Se Powell non Accontenta Trump

Spot EurUsd: 1.0990

Scala temporale Giornaliera: Supporti (1.0924, 1.0820, 1.0568) Resistenze (1.1110, 1.1250, 1.1342)
Strategia: Short sotto 1.0920
Stop loss: 1.1110
Take profit: 1.0570

Economia ancora tonica in America

Non c’è dubbio che ancora una volta l’attesa per la Federal Reserve ha catalizzato l’attenzione del mercato in modo quasi maniacale con un piccolo incidente di percorso. Una improvvisa carenza di liquidità ha fatto schizzare in alto i tassi REPO costringendo la Fed ad iniettare liquidità al sistema finanziario in modo urgente per frenare le tensioni.

La Fed si mantiene dunque accomodante mostrando però divisioni al suo interno. Il FOMC nel decidere il taglio di un quarto di punto è risultato spaccato tra falchi e colombe ed ha scelto la soluzione più salomonica. I dots com della Fed sembrano preludere ad un solo taglio dei tassi tra fine 2020 ed inizio 2020 con la soglia del 1.5% appare al momento il floor salvo criticità economiche che non si vedono all’orizzonte. Powell ha detto che l’economia americana continua ad andare bene ed è su una traiettoria sostenibile. L’inflazione, dopo un minimo previsto al 1.5% nel 2020 dovrebbe risalire al 1.9%/2% nel 2020 e la disoccupazione dovrebbe rimanere sotto il 4%.

Un quadro insomma meno critico di quello che pensavano gli analisti ma che la Borsa aveva già subodorato con lo S&P500 sopra i 3000 punti.
Lo shock generato dall’impennata del prezzo del petrolio che in una giornata sola è cresciuto di oltre il 10%, non ha avuto grandi impatti sullo stesso mercato azionario mentre chi ha sofferto di più è stato il mercato obbligazionario con i rendimenti decennali americani saliti di 50 punti base dai minimi di fine agosto prima di stabilizzarsi attorno all’1,70%.

Nel mondo valutario è proseguito il ribasso degli asset strettamente legati ai tassi. Lo Yen è quindi salito sopra 108 contro Dollaro e vicino a 120 contro Yen. Vendite anche sul Franco svizzero mentre stabili sono risultate le commodity currencies. L’appetito per il rischio rimane alto sul mercato e con il meeting di settembre della FED si apre ufficialmente la stagione che porterà alla chiusura di 2020.

In Europa la situazione di stallo politico in Spagna (nuove elezioni previste per il 10 novembre) e l’incertezza perenne che avvolge l’ Italia nonostante il nuovo Governo non sembra influenzare i giudizi del mercato sull’Euro ma anche sui titoli di stato del Vecchio Continente.

Dopo il QE piuttosto contrastato annunciato dalla BCE (direttivo anche qui diviso) i rendimenti sul Bund sono risaliti ad un livello sempre negativo di -0.5%, ma comunque superiore ai minimi storici. Poche le tensioni anche sugli spread verso i periferici con quello tra Btp italiani e Bund sotto i 150 punti base.

Occhio al supporto di 1.0927

Dal punto di vista tecnico rimane ingessata la situazione. EurUsd prosegue nella sua lateralità poco sopra 1.10 ma non ha trovato nemmeno la forza di spingersi fino alla media mobile a 100 giorni di 1.116. Lontana di 100 pips (1.126) la media mobile a 200 giorni.

La delusione per la decisione della FED e l’oscillatore stocastico risalito a livello di ipercomprato sembrano suggerire la possibilità di una nuova zampata verso il basso di EurUsd.

EurUsd (grafico daily) – bear market ancora vivo e vegeto dopo il test della down trend line

Se questa ipotesi prendesse corpo l’ADX, in fase crescente da settimane, potrebbe così salire sopra quota 30 confermando la ripartenza del trend ribassista. Come si vede dal secondo grafico questo bear market di EurUsd è maturato senza vedere questo tipico indicatore di forza del trend salire sopra 30 punti. Per ritrovare questa condizione dobbiamo tornare indietro a giugno 2020. Era la fase terminale di una poderosa gamba di ribasso che portò l’Euro da 1.25 a 1.15 in 3 mesi.

EurUsd (grafico weekly) – ADX in lenta ma graduale ascesa.

Analisi Tecnica EurUsd 9 Settembre 2020 – Palcoscenico a Fed e Bce

Spot EurUsd: 1.1210
Scala temporale Giornaliera: Supporti (1.0924, 1.0820, 1.0568) Resistenze (1.1250,1.1280, 1.1342)
Strategia: Short a 1.1250
Stop loss: 1.1350
Take profit: 1.0950

Meno trade war meno Dollari

Naturalmente sono le banche centrali le grandi star dei prossimi giorni.
Il 12 settembre parte la BCE ed una settimana dopo, il 18, la Fed indirizzeranno con i loro statement le politiche monetarie di mezzo mondo. Per quello che riguarda la Banca Centrale Europea, il prossimo capo in rosa del board di Francoforte, Christine Lagarde, ha fatto capire che si proseguirà nel sentiero tracciato da Draghi. Misure espansive utili a riportare un po’ di inflazione, ma valutando attentamente il rapporto tra costi e benefici che una strategia di questo tipo può generare nel sistema finanziario dell’Eurozona, soprattutto quello bancario e in termini di aspettative di inflazione.

In America vedremo quanto Powell vorrà seguire i consigli di Trump. Il mercato appare aggressivo con quattro tagli attesi entro la fine del 2020. Quello che però si aspetta Trump è un taglio massiccio dei tassi fin da subito di 50 punti base nel prossimo meeting, una soluzione che appare al momento essere esclusa dagli analisti che si fermano ad un più conservativo cut di 25 punti base.

La decisione del governo di Hong Kong di abbandonare la linea dura sulla proposta di legge che voleva autorizzare anche l’estradizione verso la Cina dei cittadini di Hong Kong potrebbe essere un elemento chiave per l’ultima parte dell’anno. Vedremo se la calma tornerà a regnare nella ex colonia cinese, ma questo evento, abbinato alla possibilità concreta di un riavvicinamento nelle trattative tra Cina e Stati Uniti a partire da inizio ottobre, potrebbe essere una buona base in grado di garantire nuova serenità al settore azionario e ridimensionare i tanti eccessi che si sono venuti a verificare sul mercato dei bond. Questo sarebbe utile anche per assistere ad un ritracciamento dell’oro dopo un poderoso rally capace di spingerlo fino a 1550 $ l’oncia.

Sul fronte valutario una fase di minore pressione al ribasso sui tassi potrebbe favorire un po’ di debolezza su quelle valute finora apprezzate dal mercato come Yen e Franco svizzero. Anche lo stesso Dollaro americano potrebbe però scalare un po’ la marcia qualora la FED mostrasse effettivamente un atteggiamento decisamente più accomodante nel prossimo FOMC.

EurUsd coast to coast

Dal punto di vista dell’analisi tecnica EurUsd, dopo il violento ribasso di oltre 10 figure della primavera 2020, ha avviato una fase di downtrend molto regolare e con bassa volatilità. Attorno ad una retta di regressione è possibile stimare tramite l’utilizzo delle deviazioni standard, i punti di resistenza e supporto.

E proprio la zona bassa di questo canale è stata testata la settimana scorsa con un minimo a 1.092 che ci ha permesso di prendere profitto dal nostro trade short.

Stimando un proseguimento della tendenza in questi termini di volatilità, possiamo individuare in 1.11 (retta di regressione) e 1.122 (e probabilmente la media mobile a 200 giorni di 1.127) i livelli di resistenza più significativi. Qui tenteremo eventualmente un nuovo ingresso short.

EurUsd (grafico daily) – dopo il test della base inferiore del canale attenzione alla media mobile a 200 giorni

Un aspetto che comunque fa riflettere circa la fatica del Dollaro a trovare la benzina per allontanarsi con decisione da 1.10 è l’andamento dell’oscillatore RMI. Come si può ben vedere dal grafico da inizio 2020 siamo scesi su scala settimanale ad un livello che solitamente prelude alla formazione di un bottom primario. E’ stato così nel 2020, nel 2020, nel 2020 e nel 2020. Motivo in più per tenere d’occhio le resistenze segnalate sopra ed agire di conseguenza per aprire posizioni long EurUsd in caso di loro superamento.

EurUsd (grafico weekly) – RMI in posizione da bottom primario

Analisi Tecnica EurUsd 26 Agosto 2020 – Il Mese di Agosto ha Visto Aumentare l’incertezza

Spot EurUsd: 1.1210
Scala temporale Giornaliera: Supporti (1.1050, 1.1000, 1.0820) Resistenze (1.1280, 1.1307,1.1400)
Strategia: Short a 1.1210
Stop loss: 1.1310
Take profit: 1.1000

Trump fa e disfa

La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina non accenna ad esaurirsi ed anzi viene rinfocolata dalla reazione dei cinesi. Con la decisione di Pechino di imporre dazi su 75 miliardi di Dollari di beni americani (il settore auto sarebbe il più colpito) e la contemporanea svalutazione dello Yuan che si allontana decisamente da quota 7 contro Dollaro, la Cina manifesta la sua insofferenza verso l’incertezza alimentata da Trump. Risposta che ha avuto riflessi immediati sui mercati azionari e delle commodity con cali vistosi, ma anche nel mondo valutario.

Le valute emergenti si avviano così a chiudere un agosto nerissimo con svalutazioni che seguono a ruota quella cinese e che coinvolgono anche divise legate al mondo delle commodity come Dollaro australiano e neozelandese. Unico vincitore lo Yen giapponese che, sfruttando il ribasso dei tassi americano ed il più classico fenomeno del flight to quality, scendo sotto quota 105 nel rapporto con il Dollaro Usa.

Rimane però aperto anche un altro fronte, quello della battaglia tra Trump e la Fed con il Presidente che considera Powell più nemico del Presidente cinese Xi. Scontro istituzionale gravissimo che rischia di far perdere credibilità alla banca centrale più importante del mondo.

A Jackson Hole Powell non ha parlato di taglio dei tassi e questo ha irritato Trump che addirittura si aspettava una riduzione del costo del denaro di 50 punti base già ad agosto. Nulla di tutto ciò con la probabilità più concreta di una riduzione nel FOMC di settembre di 25 punti base. Per colpa di una diatriba tutta interna agli Stati Uniti il rischio è di una mossa poco incisiva e tardiva.

Intanto in Europa la Germania si avvia verso una recessione economica in un contesto politico particolarmente confuso. La Brexit a fine ottobre rischia di chiudersi con un no deal mentre in Italia si cercano soluzioni per costruire un nuovo Governo dopo le dimissioni del premier Conte. Alla BCE non resterà altra soluzione che riaprire i rubinetti della liquidità nel tentativo di rinvigorire crescita ed aspettative di inflazione.

EurUsd il down trend prosegue

Peccato per il nostro take profit a 1.10 solamente sfiorato venerdì scorso prima che il solito tweet di Trump confondesse ancora una volta le acque. Da maggio 2020 EurUsd scende in modo regolare all’interno di un canale di regressione piuttosto affidabile che vede nella media mobile a 200 giorni (ora a 1.13) una parete superiore piuttosto affidabile oltre la quale invertire la strategia da short a long.

EurUsd (grafico daily) – il canale di regressione continua a contenere con efficacia EurUsd

Continuiamo comunque ad aspettarci qualcosa di importante che possa infiammare la volatilità di EurUsd sul mercato. Come le bande di Bollinger chiariscono molto bene ci troviamo nelle stesse condizioni del 2020 quando tra parete superiore ed inferiore si venne a creare un gap percentuale inferiore al 3%, un preambolo allo scrollone che portò il cambio sui minimi del 2020 a 1.03

EurUsd (grafico monthly) – volatilità mai così compressa

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