BoJ tempo di politica monetaria

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Kuroda (BoJ): politica monetaria appropriata ma non esiteremo a interventi

Il governatore della Banca del Giappone ha ribadito che la banca esaminerà “a fondo” le condizioni economiche e dei prezzi nella prossima riunione di fine ottobre

24/09/2020 11:00

tempo di lettura

La Banca del Giappone “non esiterà ad assumere ulteriori misure di allentamento monetario se necessario” ma è “appropriato continuare con l’attuale politica monetaria”. Il governatore della Banca del Giappone, Haruhiko Kuroda, in un discorso ai dirigenti d’azienda di Osaka, ha spiegato che “non vi è alcun cambiamento nel nostro riconoscimento per quanto riguarda l’impatto sull’attività economica e sui prezzi dei tassi di interesse, in quanto i tassi di interesse a breve e medio termine hanno un impatto maggiore rispetto ai tassi a più lungo termine” ma, ha ribadito, “la prevenzione e l’assicurazione contro i rischi devono guidare chi conduce la politica monetaria” e “non bisogna perdere lo slancio verso il raggiungimento dell’obiettivo di stabilità dei prezzi”.

A differenza della Federal Reserve americana e della Banca centrale europea, che hanno recentemente abbassato i tassi, la scorsa settimana la BoJ ha lasciato invariata la politica, mantenendo i tassi di interesse a breve a -0,1% e il suo obiettivo zero per il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni. Kuroda ha ribadito che la banca esaminerà “a fondo” le condizioni economiche e dei prezzi nella prossima riunione di fine ottobre. Allo stesso tempo, ha detto, “la banca non ha alcun preconcetto a questo punto per quanto riguarda l’esito del suo esame”.

BoJ: tempo di politica monetaria

Oltre 20.000 miliardi di dollari. Questo il bilancio delle prime 5 Banche Centrali mondiali. Un rialzo del 1400% dal 2008 con gli attivi della FED che pesano il 18% del PIL statunitense, quelli della BCE il 44% circa di quello europeo, mentre la BOJ già viaggia oltre il 100% del PIL giapponese.

Si parla ancora di nuovi stimoli di politica monetaria, una accelerazione del cd new normal, o meglio una nuova riproposizione dopo i recenti stalli, almeno delle prime due Banche Centrali al mondo, FED e BCE.

Pressioni su Powell perché ricominci un nuovo round di tagli ai tassi ufficiali, forte attesa a Settembre per la ripresa degli stimoli della BCE, mentre continua la fase espansiva della BOJ e si è rafforzata la posizione da colomba della Banca Centrale Cinese; ultimamente anche la Banca Centrale dell’India ha rinnovato gli stimoli monetari per supportare una rallentamento consolidato della crescita. Ma quanto può funzionare ancora tutto questo mix di politiche monetarie ortodosse o no. A parte la FED, tutte le altre sono costrette a ricorrere a strumenti che fino a qualche tempo fa avremmo definito non ortodossi. Ma ha ancora senso chiamarli ancora così dopo anni di utilizzo e tassi di interesse sempre più negativi su diversi segmenti della curva?

Il problema (o l’opportunità) è che oramai questi strumenti sono stati oramai digeriti dal sistema nel suo complesso, sia quello finanziario che produttivo. Il rischio è che i costi siano maggiori dei benefici: un ulteriore ribasso dei tassi di interesse (anche negativi) non può che avere forti ripercussioni sui già magri bilanci bancari, e anche la liquidità offerta a pagamento (leggasi TLTRO) oramai non ha più l’appeal di un tempo. Basta vedere le probabili richieste delle banche europee al primo round del TLTRO III. Perché? Perché semplicemente non c’è sufficiente domanda di credito.

Però probabilmente l’ingranaggio è qui che si inceppa. La domanda di credito non è sufficiente se passa per i canali bancari che sono abituati a ragionare con valutazioni del merito creditizio di chi ha un bilancio che si fonda sulla gestione integrata dell’attivo e del passivo (leggasi hanno una raccolta da tutelare, un mismatching di duration da rispettare, insieme a tutti i requisiti regolamentati). Allora forse è il caso di cambiare nuovamente passo alla politica monetaria e ridurre ancora di più il confine tra politica monetaria e politica fiscale, mantenendo però la separazione dei ruoli. Ad esempio le banche centrali potrebbero acquistare quote di fondi di venture capital che investono in realtà innovative, oppure prestare garanzie sulle forme di smobilizzo del circolante attuate tramite le fintech che operano nell’invoice trading and auction, in modo da superare anche le logiche di valutazione del merito creditizio di natura bancaria a cui sono ancora ancorati questi nuovi attori Fintech poiché non si possono permettere passi falsi con i fondi di investimento che partecipano ai diversi veicoli.

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In fin dei conti si tratta sempre di operare sulla offerta di moneta in maniera indiretta e comunque si andrebbe ad operare sulle aspettative di lungo termine dell’inflazione.

Tutto ciò tra l’altro sarebbe anche in linea con l’evoluzione del concetto di open banking che sta emergendo a seguito della totale implementazione della PSD2, ma è anche in linea con l’evolversi del tessuto microeconomico con la presenza di nuovi players e la riqualificazione di quelli esistenti nei settori maturi, almeno finchè il settore bancario incubent non sarà in grado di allinearsi o incorporare questi cambiamenti strutturali nei propri modelli di business e di valutazione.

In fin dei conti la BOJ ha già di fatto ristretto notevolmente il confine tra politica monetaria e politica fiscale e forse è solo questione di tempo prima che si arrivi ad un nuovo new new normalin cui i player innovativi nel Fintech ne potrebbero ulteriormente beneficiare, ma anche gli incubent se saranno in grado di elevare il concetto di open banking a proprio vantaggio.

Guida alle politiche monetarie in dieci punti

Tutto quello che c’è da sapere su tassi interessi e le decisioni delle banche centrali.

La politica monetaria è l’ insieme delle decisioni prese dalle banche centrali per regolare l’offerta di moneta , quindi la sua quantità in circolazione, e il costo della moneta stessa, cioè il suo tasso d’interesse.

Come? Ecco dieci punti per capire come funziona:

1. Banche centrali

A gestire la politica monetaria sono le banche centrali dei Paesi o delle aree economiche che condividono la stessa moneta. Le più importanti al mondo, in grado di influenzare i mercati con le proprie decisioni, sono l’americana Federal Reserve , la Banca centrale europea , la Bank of England e la Bank of Japan.

2. Tassi di interesse di riferimento

La banca centrale può controllare offerta e costo della moneta in vari modi, a partire dai tassi d’interesse. La decisione più importante delle banche centrali è quella relativa ai tassi di interesse di riferimento, ovvero il tasso di base che la banca centrale addebita alle banche nell’attività di prestito.

3. Tassi applicati

I tassi applicati dalle banche commerciali sui prestiti e quelli offerti sui depositi derivano dal tasso di riferimento. In altre parole, quindi, la decisione sui tassi di interesse influisce sulla spesa dei consumatori e sugli investimenti delle imprese. Quando il prestito è a buon mercato, le imprese creano più debito per investire in assunzioni e espansione, i consumatori possono fare più acquisti con credito a basso costo e i risparmiatori hanno più incentivi a investire i propri soldi in azioni o altri asset.

4. Offerta di moneta

L’offerta di moneta viene influenzata tramite le cosiddette “operazioni di mercato aperto”, e cioè l’acquisto e la vendita di titoli di Stato . Acquistando titoli la banca centrale aumenta la moneta presente nel sistema; vendendone la riduce.

5. Operazioni di mercato aperto

La banca centrale può agire attraverso l’acquisto di titoli di Stato a breve termine, per espandere l’offerta di moneta, o attraverso la vendita per raggiungere il risultato opposto. Le operazioni di mercato aperto sono considerate strumenti convenzionali di politica monetaria. Uno dei più importanti è il Quantitative Easing adottato dalla Bce, ovvero il programma di acquisto della Bce. Con il termine tapering si fa riferimento invece al processo di rallentamento del ritmo di acquisti mensile dei titoli di Stato da parte di una banca centrale.

6. Inflazione

Per le banche centrali, l’obiettivo di politica monetaria, attraverso la decisione sui tassi, è preservare la stabilità dei prezzi, cioè mantenere l’ inflazione su livelli stabiliti (2% nel caso della Bce) in modo da preservare la crescita economica.

7. Restrittiva vs. espansiva

Una politica monetaria espansiva aumenta l’offerta di moneta al fine di ridurre la disoccupazione , aumentare l’indebitamento del settore privato e la spesa dei consumatori, stimolando così la crescita economica. È quanto fatto da molte banche centrali dopo la crisi finanziaria del 2008, quanto i tassi di interesse sono stati tagliati drasticamente. La politica monetaria restrittiva rallenta invece il tasso di crescita dell’offerta di moneta o diminuisce l’offerta di moneta al fine di controllare l’inflazione.

8. Politica monetaria europea

Nel caso dell’Eurosistema, il tasso d’interesse è deciso dal Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea. Il tasso d’interesse è articolato in tre tassi principali : il tasso di rifinanziamento principale, il tasso di rifinanziamento marginale (overnight) e il tasso sui depositi overnight presso la banca centrale.

9. Debito pubblico e privato

I tassi d’interesse influenzano il costo del denaro, e quindi anche il costo del debito pubblico e privato . A seconda dei tassi di interesse, variano ad esempio i rendimenti chiesti ai Btp o il costo delle rate dei mutui a tasso variabile.

10. Valute

Nel manipolare i tassi di interesse, le banche centrali condizionano l’inflazione e i rapporti di cambio delle valute nei mercati internazionali: di norma tassi di interesse più elevati offrono a chi presta denaro ritorni più elevati rispetto a quelli che possono essere ottenuti in altri paesi. Di conseguenza, tassi di interesse più elevati attraggono capitali stranieri e portano la valuta di riferimento a salire. E viceversa.

Fonte infografica: Pictet AM Italia

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