Il braccialetto di Amazon ci renderà davvero più efficienti?


La notizia riguardante il brevetto da parte di Amazon di un bracciale [VIDEO] che possa, tramite alcuni sensori, monitorare l’attività dei sui dipendenti e correggerli nel caso sbaglino è una delle notizie più dibattute della settimana per quanto riguarda il mondo del lavoro e del digitale. Entrambi, inoltre, sono temi strettamente legati alla politica e si sono mobilitati in questo senso alcune delle maggiori autorità dello stato, nella fattispecie l’attuale presidente della camera Laura Boldrini lo ha definito: “una modalità degradante e offensiva per la dignità dei lavoratori” ed il Ministro per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha affermato che “questi bracciali non arriveranno mai in Italia”.

Del resto la controparte riguarda proprio la produttività: perché se un’azienda ha un mezzo per aumentare la produttività semplicemente segnalando gli errori e monitorando gli impiegati (come già avviene, ma più efficacemente), non dovrebbe poterlo usare nei termini previsti dalla legge? Del resto un’azienda deve fare ciò che è nel suo interesse.

L’approccio taylorista

La visione della produttività, secondo #amazon, ha però il difetto di appartenere ad una generazione passata: la ricerca di efficienza delle pratiche produttive, la misurazione ed il controllo dei dipendenti sono i pilastri fondanti della teoria organizzativa di Taylor.

Il taylorismo considera l’impiegato nel binomio uomo-macchina e lo controlla per monitorarne e implementarne le pratiche in modo da rendere l’organizzazione capace di produrre il maggior numero possibile di unità di prodotto nel tempo prestabilito.

Sebbene si basi apparentemente su una massima di buonsenso, le sue aberrazioni si sono manifestate con lo schiavismo dei dipendenti posti in condizioni di lavoro psicologicamente o fisicamente disumane. E sono proprio questi riferimenti del passato a spaventare i dipendenti del colosso mondiale del e-commerce.

L’approccio motivazionale

Le moderne tecniche per aumentare la produttività appartengono all’approccio motivazionale, che considera la persona nella sua umanità e le relazioni che intercorrono tra gli individui.

La motivazione è ritenuto il motore della produttività e passa attraverso il benessere personale, relazionale e la soddisfazione dei bisogni primari dell’uomo (fisiologici, sicurezza, appartenenza, stima ed autorealizzazione, citando Maslow) che tentano di raggiungere lo stesso fine ultimo (che è l’efficienza) non attraverso la coercizione, ma attraverso la valorizzazione del dipendente, che è prima di tutto uomo e non solo uno strumento produttivo. Questo approccio trova applicazione in quasi tutti i settori e ha la sua massima efficacia nei contesti di lavoro creativo o ad alta innovatività dove ogni individuo è unico.

Sebbene sia sorpassato, il modello di taylorista ha la peculiarità di funzionare ancora bene nei settori standardizzati, con ampie prospettive di crescita e che richiedono scarsa professionalità, nei quali un individuo può essere facilmente sostituto con un altro in coda per il suo posto, come nel caso di Amazon. Sebbene questa condotta controversa sia ancora sostenibile è lecito chiedersi se lo sarà ancora per molto [VIDEO] e, in questo caso, a cosa porterà. #braccialetto #Superuovo



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